ARTICOLESSE/GIOIA

A fauci spalancate

Sia imputata all’aperitivo la non secondaria accusa di aver ucciso le buone maniere e aver autorizzato comportamenti che sono sconsigliabili in sessioni solitarie con il cibo e a maggior ragione vanno banditi se vi fosse con noi anche una sola persona, figurarsi in luoghi pubblici. Tavolini occupati da portatili e telefonini che trillano in continuazione, chiacchiere a volume altissimo, ciotole piene di salatini dove tutti attingono con le mani, piattini riempiti e svuotati con modalità compulsiva, vivande (spesso) di qualità discutibile, accoppiamenti di pessimo gusto che fanno bere con famelicità. Dopo questa entreè non è facile tornare a casa e/o entrare al ristorante e ricordarsi del bon ton. Conseguenze diffusamente constatabili: maschi accasciati sulle sedie, tovaglioli usati per riparare l’iPhone dagli schizzi di sugo e mai sulle ginocchia, briciole dappertutto e croste usate per fare la scarpetta (un santo motivo per mettere fuorilegge il pane e aiutare noi forzate del no carb a sopravvivere), bicchieri che rimangono vuoti e meno male esistono ancora camerieri solerti per mestiere (non tutti). Il galateo non ha più un posto a tavola e questa è una delle più gravi disgrazie che ci possano toccare in sorte alla fine di giornate cominciate con un capoufficio cafone (non sa usare le posate, è sicuro) e finite litigando all’incrocio con un guidatore ostile alle frecce (rutta a tavola, è sicuro). E non è un peana contro i maschi essendo – purtroppo – la mancanza di etichette una tragica moda unisex. Guardatevi intorno. Adesso che finalmente state per addentare qualcosa di commestibile al vostro tavolo, ad esempio, l’attenzione sarà richiamata da una signora maleducata che vi informa a tutto volume dei suoi litigi con la vicina di casa (struscia le sedie dopo le nove) mentre la figliola lì accanto sonoramente approva e butta la testa all’indietro per svuotare il bicchiere. “La decadenza delle buone maniere a tavola, e non solo lì, è la conseguenza di una perdita di attenzione verso il prossimo. Le regole di comportamento non sono frutto di astrusi regolamenti ma della semplice necessità di non urtare gli altri” dice Sabrina Carollo, autrice di manuali sul saper vivere tra cui il long seller Galateo per tutte le occasioni (Giunti). Eppure di questa elementare regola di convivenza sembra non freghi più niente a nessuno. O forse è solo una faccenda che nel corso dei tempi oscilla dalla rigida osservanza (le costrittive etichette del Novecento ) al suo opposto (avete presente pranzi e cene al Grande Fratello?). Di sicuro comportarsi per bene mentre si mangia non deve essere un istinto umano se è vero che nel Galateo di Giovanni della Casa (1550) – il primo di cui si ha traccia – si insisteva molto su “Non avere a tavola modi violenti o noiosi o sconci” e Erasmo da Rotterdam poco tempo prima aveva scritto un Galateo per ragazzi dove spiegava di non leccarsi le dita né pulirsi sui vestiti. Ovvero quanto ogni mamma che io conosca ripete in continuazione  a figli inselvatichiti (dalle mense? Dalla TV?) in una filastrocca che comprende anche: stai dritto, pulisci la bocca prima di bere, non leggere, non alzarti e sparecchia! Succede a me per prima e se mi guardo a tavola non mi sembra di recare disturbo, allora mi chiedo: Saremo un buon esempio ma insufficiente per i nostri figli? Ma non è importante insegnare loro che anche in casa serve essere sensibili e cortesi proprio perché di spartiscono spazi minuscoli come le stanze e i tavoli appunto? Lo impareranno mai? “Verso i 14 iniziano a vergognarsi dei peggiori comportamenti” mi consola Barbara, 4 figli tra i 15 e i 9 anni. La sua amica Martina però mi affossa subito: “Mio figlio ha 20 anni e se siamo da soli parla mentre mangia, spiana i gomiti a tavola e fa rumore con l’acqua. Quando lo porto a cena fuori o con altri adulti si contiene ma capisco che gli costa tanta fatica. Eppure le ho provate tutte: rimprovero, premi, indifferenza. Però con la sua fidanzata migliora molto e le serve pure le portate”. Ecco “il contenimento”, forse questa è l’unica strada possibile mi suggerisce Carollo. Non pretendere di trasformare un bambino in un lord ma almeno di usare le posate, consumare i pasti seduto dall’ inizio alla fine, non correre tra i tavoli del ristorante. Contenimento necessario anche per gli adulti: per favore: non rispondere al cellulare, non ti ingozzare, inghiotti prima di parlare che tanto rimango davanti a te fino al dolce. “Non sposare mai un uomo che non ti piace come mangia”, dice il mio maestro di meditazione. Perché il connubio tra Eros e cibo è reale quando le cose vanno bene ma anche quando vanno male, ecco perché il desco matrimoniale va sorvegliato con la stessa attenzione riservata alla camera da letto: “Non ci si siede a tavola in pigiama o in canottiera neanche dopo 20 anni di matrimonio. E’ come entrare in bagno mentre c’è l’altro, sono cose che non si fanno” commenta definitiva Carollo. “Per mangiare ci vuole grazia” suggerisce Patrizia Bollo autrice di Diet-etica (Ponte alle grazie): “Anche il single dovrebbe curare la sua tavola nella qualità dei cibi, nell’aspetto estetico e nei modi usati per mangiare. Il bon ton non è un vezzo obsoleto ma segno di cura, la rilassatezza fa piacere ma non può coincidere con lo svacco”. Sarebbe bene ricordarselo quando si arriva dagli amici e qualcuno inizia a mangiare senza che la padrone (o il padrone) di casa abbiano finito di spadellare per tutti. Ma anche a casa propria perché dopo Fantozzi (partita di pallone, frittata di cipolle, birra e rutto libero) è acquisito che ci si diverte ognuno a suo modo e anche per conto proprio. Senza dimenticarsi però che poi si torna sotto lo stesso tetto. Una ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma condotta su quasi 9.000 soggetti di età media attorno ai quarantacinque anni, tra i quali quasi 7.000 erano maschi, ha dimostrato che, a distanza di tre anni dal matrimonio, le misure per badare al benessere fisico e alla linea (e sicuramente anche ai modi a tavola) erano drasticamente diminuite per entrambi i partner. Per contro, chi era tornato single aveva ripreso una linea invidiabile. Scrive Fausto Manara in Amici, nemici, amanti possibili (Sperling &Kupfer): “Fare della tavola un luogo in cui si può rinunciare alla cura di sé perché tanto ormai si è sposati è un vero peccato”. Vero. Uno dei pochi che vi sconsigliamo di fare.

[Pubblicato su Gioia, 03/2012]

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...