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Epidurale si o no? Cara amica ti scrivo…

La mia amica Marta partorirà in ottobre e avendo io sbrigato questa faccenda per ben due volte, in questo turno sono dispensata dal farmi le domande serie (“Come, dove e con chi partorisco?”) per dedicarmi alle gioiose quisquilie. Tipo cercare abiti vezzosi per la creatura ma in tessuti bio. Oppure scongiurare il baby shower (la festa pre-parto) già che sono superstiziosa mentre Marta, (cervello artistico in fuga e cittadina del mondo) lo considera una figata. Succede però che essendo tornata in Italia per una questione più seria delle vacanze ad Alicudi, Marta fa i conti con alcune anomalie nostrane di cui (purtroppo) ci interessiamo solo quando ci toccano per poi dimenticarle in un lampo. Una di queste è come si nasce.

Partorire bene informate sulla scelta dei metodi per contenere il dolore, con la possibilità dell’analgesia epidurale  gratuita 24 ore su 24, in compagnia di una persona amata (marito, amica, sorella, madre) seguite da un’ostetrica dedicata, in una struttura confortevole, in Italia è un colpo di fortuna. O quasi. Che però – consoliamoci – può accadere anche nei posti più impensati. Serena Pratiali, avvocata in Roma,  mi racconta di due parti splendidi: il primo al San Giacomo, ospedale in via di dismissione, e poi al Policlinico Umberto I, più volte al centro di scandali sanitari: “Seguita, accudita e coccolata come una regina”. E secondo voi, Marta la tenevo buona solo con il racconto di Serena? Che pure gentilissima l’ha incontra per un resoconto di due ore (giusto una in meno del travaglio per il secondo figlio). Ma quando il the e i dolcetti di Bocca di Dama, nel quartiere di San Lorenzo, arrivano al terzo giro, mi è chiaro che Marta ha bisogno di informazioni e conforto su quello che, con una retorica  retorica che non giova alle donne, è diventato il vero protagonista del parto, ovvero il dolore e il principale metodo per eliminarlo: l’analgesia epidurale.

Così mentre mi entusiasmo per la scoperta di gustoecologico.com (ho già prenotato il set dei pannolini lavabili) e regalo a Marta i Capri treggings (fuseaux al polpaccio per donne incinte) di milkbar.com, lei mette il pacchetto in un angolo e agguerrita comincia: “Solo il 16 per cento degli ospedali ha un’offerta di analgesia gratuita 24 su 24, 365 giorni all’anno. L’ho letto su un blog (epidurale.blogspot.it). Dappertutto in rete trovo testimonianze di donne che implorano l’epidurale e  ostetriche che le trattano come male perché “sono incapaci di partorire”. E poi l’abuso del parto cesareo: il 38%, il più alto d’Europa. Arriva all’85 in alcune cliniche private. Insomma, sono preoccupata. Per me e per le altre donne. E sono convinta che con la scusa della crisi economica, torna di moda storia che il dolore del parto fa bene. Una bella giustificazione per risparmiare sull’epidurale”. Aspetta Marta, ascolta: “Non c’è una donna uguale ad un’altra in nessun momento della vita, nemmeno nel parto. Io ho travagliato 12 ore per il primo figlio e sedici per la seconda. Mia cognata ha partorito il primo figlio in due ore e la seconda in venti minuti. E dice: “Quanto avrei voluto un po’ di doglie per rendermi conto che finiva la magia del pancione”. Glielo racconto per farla rilassare e sorridere, ma lei tira dritto: “L’epidurale è un diritto, dal 2001 fa parte dei livelli di assistenza essenziali perché non è garantita dappertutto?”. E’ arrabbiata. Ha le sue ragioni. “Ok, che inchiesta sia” le dico. “In che senso?” mi risponde finalmente interessata. “Scriverò un articolo sull’epidurale negata. Però poi mi dai retta quando ti racconto che il parto non è solo dolore. E pure se ti mostro la biancheria intima sexy per donne  incinte”. “Ah, la tua fissa! Affare fatto”. E finalmente ride.

Maria Grazia Frigo, anestesista e responsabile del Dipartimento Materno Infantile dell’ Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina di Roma, è la guru del parto in epidurale. Qui la percentuale della nascita in analgesia raggiunge il 90 per cento e di pari grado è il livello di soddisfazione delle partorienti secondo uno studio condotto da Frigo (l’ospedale è cattolico e questo sfata il luogo comune del “partorirai con dolore” come maledizione biblica perpetuata dal potere clericale). Il modello Fatebenefratelli è un caso unico in Italia e tale pare destinato a rimanere: “Non c’entrano i soldi. E’ una questione culturale. La crisi non toglie fondi alla diffusione dell’epidurale perché nulla è stato mai investito sulla necessità di eliminare il dolore del parto. Anzi. Si continua a fare tagli cesarei  più costosi di un’analgesia, più rischiosi e di sicuro evitabili con un maggior ricorso all’epidurale”. Frigo chiude con un affondo: “C’è una classe emergente di ostetriche che vive il controllo del dolore e delle donne sofferenti come uno strumento di  potere. E così si inventa “il dolore utile”. Miriam Guana, Presidente della Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche, ribatte: “Quando una donna partorisce con l’epidurale deve essere seguita continuamente da una ostetrica, quindi semmai aumenta il nostro lavoro, non lo diminuisce”. E chiosa: “Non sono contraria all’analgesia e se una donna la chiede deve essere rispettata. Né le ostetriche devono avere un atteggiamento negativo. Ma noi puntiamo ad espandere la continuità della cura ovvero far crescere la consapevolezza che le ostetriche possono seguire le gravidanza fisiologiche dall’inizio e fino alla fine del puerperio”.  In un lampo mi torna in mente la mia ostetrica che nei 40 giorni dopo il parto viene a casa per medicare il cordone ombelicale, darmi le dritte per l’allattamento, fare il bagnetto o anche solo due chiacchiere (Era un regalo. Al posto di un gioiello. Ed è stato molto più prezioso. Dirlo a Marta). Mi mancano però ancora alcuni numeri. Li chiedo a Serena Donati a capo del Reparto Salute della donna e dell’età evolutiva, dell’Istituto superiore della Sanità: “Sappiate che nei Paesi dove c’è molta cura sul percorso nascita, l’assistenza delle ostetriche è one to one e l’epidurale è gratuita e disponibile sempre per tutte viene usata solo dal 30 per cento”. Vero. Succede così in Svezia. Però in Inghilterra si arriva al 70 e in Francia pure (“ed è per questo che hanno l’altissima media di 2 figlia  a testa”, sostiene senza alcun fondamento scientifico la mia adorata Marta) e succede perché l’epidurale è garantita e anche sponsorizzato come metodo di partorire. Scrive Pietro Lombardo, medico ostetrico ginecologo del Sant’Anna di Torino, il centro nascite più grande d’Europa:  “I ricercatori, gli operatori e le persone in gravidanza dovrebbero indirizzare maggiormente l’attenzione verso le misure di confort e verso i metodi non farmacologici di controllo del dolore. Questi non hanno gli effetti indesiderati dell’epidurale e non incrementano la spesa sanitaria. La continuità assistenziale durante la gravidanza ed il parto da parte delle ostetriche e il supporto continuo in travaglio si basano su autorevoli prove di efficacia”.

L’epidurale è un’analgesia locale che viene introdotta nello spazio a ridosso della duramadre, la membrana che riveste il midollo. Viene praticata dagli anestesisti in un cocktail che garantisce di rimanere vigili ma non sentire dolore. E’ il  sistema più efficace per chi non vuole o non può provare dolore, né usare altri metodi di contenimento. Significa provare gli aghi addosso e essere costantemente monitorate.  E anche questo devi saperlo Marta. Ad ogni modo se decidi di partorire in un ospedale dove non è disponibile l’epidurale, metti da parte la cifra che serve (dalle 300 alle 700 euro). E arrabbiati pure, perché è vero che èun diritto, ma non è disponibile. Succede spesso qui da noi. E mi dispiace tanto se questo sarà uno dei tanti motivi per cui nata Bea andrai di nuovo via.  Però prima di quel giorno, facciamo una festa, bella e grande che ti rilassa e mette allegria. Ci verrà benissimo e porta bene. Di sicuro.

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