GIOIA BAMBINO/KIDS

Mamma, perché non vuoi giocare con me?

Mamme stanche di costruire aeroplani con i Lego, inscenare assalti dei pirati, mettersi carponi per girotondi, disegnare farfalle, impilare cubi, insomma noi tutte, tiriamo il fiato e rilassiamoci. Subito! E poi chiediamoci: perché passiamo interi pomeriggi sotto questi supplizi facendo pure finta di divertirci? Davvero crediamo che se la creatura ci implora di giocare a pompieri, maestro di cavalli o fattoria degli animali questo è  il suo modo di chiedere la nostra attenzione ché – siamo sicure – non gliene diamo mai abbastanza? Facciamo fuori il senso di colpa che tutte ci attanaglia ma che nessuna ha il coraggio di confessare: “Non gioco abbastanza con loro e quando lo faccio mi annoio a morte”. La verità è semplice e liberatoria: “Giocare non è una cosa che si fa nella stanza apposita e in un orario definito: giocare è un’attitudine verso la vita intera. Perché se il gioco resta confinato dentro un perimetro illusorio o consolatorio al riparo dal mondo, allora è soltanto un gioco: ma se è un modello mentale e comportamentale, allora la nostra stessa forma di relazione con il mondo ne sarà rafforzata. La vita intera come un playground”. Questo e altri undici liberatori comandamenti per tirare su i bambini come un piacere e non solo come un dovere li scrive Franco Bolelli in un libretto gioioso fin dal titolo: Giocate! “Se qualcosa ha flagellato la storia degli umani provocando tutti i peggiori disastri – antropologici, storici, psicologici, culturali, comportamentali –, è stata invariabilmente quella linea di condotta fatta di severità, rigidità,  penitenzialismi, fronti aggrottate, regole restrittive, leggi di gravità, sensi di colpa, affettività non pervenuta, «è per il loro bene», «la vita è dura e difficile” (ancora Bolelli). Allora per non soccombere leggete qui: “Giocare con i bambini non significa intrattenerli: non è banalmente di un po’ del vostro tempo che hanno voglia e bisogno, ma innanzitutto della sicurezza che siete lì con loro e per loro.. Giocare fra voi significa…alimentare, reinventare, rilanciare la vitalità di una relazione, sentirne ed esplorarne i margini di miglioramento…il senso di responsabilità e il senso del gioco insieme, mano nella mano. Togliete la responsabilità e saranno senza carattere, togliete l’attitudine giocosa e saranno rigidi”. Meglio non essere compunti dovendo assumere il compito di educatore, ma ispiratersi al playmaker (basket): “Il suo compito è nutrire la squadra, coinvolgendo e ottimizzando gli altri giocatori con la sua stessa maglia”. Il punto si segna quando un bambino ha stampata in faccia l’unico precetto da mandare a memoria:  Happy to be me! E se questa vi sembra una filosofia e non una dritta di comportamento, sentite che cosa ha da dire Anna Oliveiro Ferraris, psicologa dell’età evolutiva: “I bambini chiedono agli adulti quello che non possono fare con gli altri coetanei”. Si accontentano di avervi accanto sul tappeto perché non hanno un compagno con cui scorrazare sul prato, salvare la terra dagli alieni, mettere in salvo i delfini magici. La continua richiesta di giocare è un “segno di grande vitalità” e solo l’ottuso egocentrismo degli adulti lo fa diventare un appello affettivo. Dice l’esperta autrice di un prezioso libro “A Piedi nudi nel verde” (giunti): “Portateli all’aria aperta più che potete, lasciati al gioco spontaneo i bambini trovano problemi e soluzioni, crescono nel corpo, nella mente e nelle relazioni”. In alternativa invitate gli amici a casa o andate da loro. Dentro o fuori casa due bambini sono meno noiosi e annoiati di uno, tre è meglio, quattro è un numero perfetto. E se litigano tra di loro meglio continuare a osservarli provando a non intervenire perché “studi rigorosi dimostrano che se lasciati da soli alla fine prevale la voglia di giocare e trovano un compromesso”. Perché è vero, talvolta è necessario metterli sul divano vedere un film,  ci sentiamo in obbligo di portarli a calcio o a inglese oppure il week end non abbiamo neanche la forza di organizzare un pic nic. Però poi alla fine ci ritroviamo con bambini tristi, pigri e nervosi mentre  incombe la cena o smaniamo dieci minuti di riposo. Se è così succede, è tempo di darsi un nuovo passo e la bella stagione favorisce l’allenamento. Da oggi alla sacrosanta domanda: “Mamma giochiamo!” la risposta è “Vestiti, usciamo! Io porto il libro, tu la tua palla”.

Giocate! (ADD editore) di Franco Bolelli

Giocate! è un sovversivo libretto non-pedagogico che in undici comandamenti incita a mettere il bambino al centro del mondo, farlo crescere tra le eccezioni e viziarlo con fermezza. Non è un trattato anarchico, anzi, è basato sulla certezza che solo il piacere può insegnare il dovere e il senso di responsabilità può farci eroi consapevoli e liberi. Giocate! è un appello, un incitamento motivazionale, un richiamo appassionato, qualcosa di tanto scanzonato e gioioso, quanto assolutamente serio. Proprio perché lo studio, le imprese, i valori, sono appassionanti e vitali, meritano occhi che brillano e sensi accesi: “Quando non ci piace, il mondo lo si deve trasformare con un grande slancio, non ripetendo ossessivamente che è tanto cattivo”. Giocate! fa venire voglia di fare tanti bambini, badare a quelli degli altri, stare tutti insieme e tirare su i figli divertendosi parecchio

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