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E se fossi amortale pure tu?

Catherine Mayer dirige il Time per l’Europa (con sede a Londra dove vive) e ha l’aria di un’eterna ragazza. È sposata da una vita con Andy Gill, una leggenda della musica inglese. Lui era un figlio del movimento punk No future, lei ha inventato il termine Amortalità scrivendoci un libro (che qui anticipiamo): le loro prospettive paiono opposte e invece hanno molto in comune. È amortale chi «continua a inseguire aspirazioni, desiderare nuovi prodotti, sposarsi, divorziare, pro- creare, studiare, lavorare, nel presupposto che tutte le opzioni siano aperte, dalla giovinezza alla vecchiaia», chi non progetta mai «la propria esistenza fondandola sull’inevitabilità del declino, perché preferisce evitarne il pensiero».

La prima generazione di amortali sono gli hippy, i protagonisti delle controculture, gli agitatori della scena rock e punk: uomini e donne che continuano ad avere molto da dire e dunque non hanno intenzione di farsi da parte solo perché passano gli anni. «Voler esserci sempre» e al massimo livello vale, per esempio, per Mick Jagger o Woody Allen, Madonna, Bob Geldof o Meryl Streep, gente di talento ed età. Ma l’amortalità in quanto ambizione a crescere restando uguali contamina anche i più giovani. Per esempio, Mark Zuckeberg in viaggio di nozze a Roma era la copia di se stesso studente, quando aveva appena inventato Facebook.

Solo le celebrità hanno il privilegio di non invecchiare? «No, davvero», spiega Catherine Mayer a Gioia. «Ormai cresciamo senza più un’idea fissa del comportamento appropriato per ogni fascia di età. Le istituzioni che impartiscono questa lezione – Chiesa, politici, insengnanti, genitori – stanno perdendo autorità. Per contro, siamo immersi in una cultura delle celebrità che, in apparenza, sfidano gli imperativi biologici dell’età e conosciamo i progressi della scienza contro l’invecchiamento. Di sicuro l’amortalità è un fenomeno che interessa i Paesi ricchi, dentro i quali si sta allargando anche alla fasce più povere. Ma è improbabile che una persona impegnata a lottare ogni giorno per lasopravvivenza presenti caratteristiche amortali».
Per molti ma non per tutti, insomma. Anche se, secondo Mayer, vivere senza l’etichetta di un’età appiccicata addosso non è mai stato così facile. E possibile. Così, l’amortalità è stata inserita dal Time tra le dieci idee che cambiano il mondo. D’altronde, chi di noi non si sente almeno un po’ «senza età»? Però magari non ha il coraggio di esserlo fino in fondo. Catherine Mayer riscatta questa reticenza, ripensa la filosofia di vita indagando per la pri- ma volta «l’anatomia della specie» che vive come se del domani vi fosse certezza. Poiché entro il 2050 un quinto della popolazione mondiale avrà più di sessant’anni e in Europa gli ultrasessantenni saranno il 37 per cento, il pensiero dell’amortalità si candida a diventare di massa perché va in- contro all’invecchiamento del mondo con proposte di felicità.

Primo esempio: la pensione. Per gli amortali «ha senso solo se la vita post lavorativa è più ricca di impegni». Secondo esempio, fare famiglia: «Le amortali, incuranti del ticchettio dell’orologio biologico, rimandano allegramente. E gli va bene se anche un solo bimbo riesce a infilarsi nello spiraglio della porta che si chiude». A quel punto, l’amortale è un genitore che si sente un ventenne e vive di conseguenza. I figli non possono «ribellarsi a un ribelle» e diventano gli adulti della famiglia.

Le conseguenze sono anche economiche: «Aspettare che i genitori amortali si faccia- no da parte o passino in tempo utile ai figli la ricchezza accumulata è una causa persa». Scusi, però, Catherine, non rischiamo di diventare egoisti e diffondere uno sfrenato individualismo? «Il sottotitolo del libro, «piaceri e pericoli del vivere senza età», dice subito che i rischi ci sono. Per esempio la delusione, la negazione e l’egoismo, ma non si può dare all’amortalità la colpa dell’individualismo, pure se ne è, almeno in parte, un suo prodotto. Anzi, bisogna riconoscere che è estremamente benefica per la società, perché gli individui sono impegnati, attivi e sani». E sempre pronti a divertirsi. La loro visione della vita è «una gran festa movimentata» e nulla si addice loro più dell’amor fou: «Gli amortali caricano il sesso di significati e lo usano, insieme all’amore, per ritrovarsi al centro di un vortice di lussuria e gelosia che come poche altre cose distrae lo sguardo dalla morte».

Ma è sempre e solo un gran divertimento? Beh, no. Per esempio, «corrono il rischio di ammalarsi di depressione quando gli si spalanca davanti la realtà del corpo che in- vecchia». Per questo fanno la fortuna di fedi e pratiche «che, unendo lo spirituale e il terapeutico, aiutano a entrare in una zona di felicità». Per il resto, le tecnologie allenano la mente, le vacanze salutiste o avventurose temprano il corpo, lo shop- ping distrae da pensieri scomodi. «Mai credere, invece, a chi promette di riportare indietro l’orologio: non esiste ancora un prodotto in grado di mantenere la promessa. Ma possiamo cercare di restare in forma a qualsiasi età», sottolinea Mayer. Che aggiunge: «Se il mondo andasse co- me dico io, tutti mangerebbero in modo corretto e sarebbero più flessibili grazie al pilates». E per riconoscersi, basterebbe un adesivo da mettere sul lunotto della macchina. Con scritto: «Forse non è ancora il mio turno».

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