ARTICOLESSE/GIOIA/SESSO&SENTIMENTO

Forse voleva solo fare sesso?

Hai la sensazione che lui stia con te solo per fare sesso. E ti chiedi: è possibile che donne e uomini liberi, affrancati dalla necessità di fare coppia per godere le gioie dell’eros, siano ancora oggi invischiati in una tale asimmetria di desideri e aspettative? Sì, lo è, eccome. La circostanza, anzi, è abbastanza diffusa. Almeno una volta, succede a tutte: emancipate e timide, giudiziose e irruente, anticonformiste e donne dai valori tradizionali. Alcune imparano dall’esperienza, altre sono recidive e continuano a cadere dentro una situazione che Alessia, 34 anni, piemontese, web designer e single, esprime bene: «Non c’è niente di male a vedersi solo per fare sesso, anzi. Trovare un partner capace e attento al netto del coinvolgimento sentimentale è una benedizione, una manna, un terno al lotto. Il più delle volte, invece, quando ti imbatti in una relazione dove il sesso è più o meno dominante, sei trattata come un quarto di bue. È un problema di miopia. Molti uomini hanno difficoltà a mettere a fuoco le infinite sfumature tra innamorarsi perdutamente e fare sesso per pura esigenza fisiologica. È più facile per loro separare con nettezza le due cose, o è l’una o e l’altra. Però, dopo un paio di storie di questo calibro, ho capito che quando un uomo ti usa come un oggetto sessuale è – quantomeno – un ipovedente poiché perde le parti migliori, e cioè la complicità, la bellezza di darsi e scoprirsi a vicenda senza costruire castelli di proiezioni sentimentali».

L’età non mette al riparo dall’incontro con un uomo che tu credi un compagno di vita – per quanto passeggero – mentre lui non considera la relazione fuori dal perimetro di un letto. Charlotte, 19 anni, berlinese che studia architettura a Roma racconta: «È stato il mio primo uomo. Lui vive a Bologna, ci vediamo una volta al mese e passiamo il tempo facendo l’amore. Le comunicazioni sono minimali, no Skype, no social network: «Devo concentrarmi sugli esami», dice. Dopo un anno scopro che ha altre due relazioni e di fronte al mio sgomento risponde: “Però il sesso con te mi piace più che con le altre”. Come se fosse una bella cosa. E forse lo è, ma devi essere onesto. Invece io mi sento fidanzata e lui non smentisce. Da quattro mesi è un tira e molla, ma non so chiudere». Margherita, 48 anni, lucana, titolare di un negozio a Roma dove disegna e cuce vestiti: «Dopo un anno, ho realizzato che ci vedevamo poco e sempre da soli. Lui è più grande di me e fa un lavoro faticoso, ma ogni scusa
era buona per non uscire, rifiutare inviti e starsene a casa. Era
sesso e nient’altro. Non mi è 
mai piaciuto ma l’ho accettato.
 Però, ogni volta di più, mi sentivo umiliata. Ero strumento
del suo piacere ma io ne provavo sempre meno. Piangevo appena usciva dalla porta, ma lo facevo rientrare la volta dopo sperando che cambiasse. Povera illusa. Ero diventata nevrotica e mi infastidiva solo se mi toccava. Non riuscivo a parlargliene. Sei mesi così e mi ha lasciato». Insomma, come sintetizza Serena, 37 anni, buyer di una profumeria: «Lui vuole fare sesso, io voglio essere amata. Ogni volta credo che dal sesso si possa arrivare all’amore. Risultato: non succede mai e ci sto male dall’inizio alla fine. Anche perché, a questo punto, spesso anche a letto si fa come dice lui, peggiorando la mia sensazione di essere strumentalizzata».

Slavina, autrice di Racconti per ragazze sole o male accompagnate (avventure di sesso mai convenzionale, in uscita il 20 giugno per Perrone) così chiosa: «Siamo drogate di romanticismo, ma l’amore non è una condanna, allora dobbiamo dirci l’una con l’altra che quando stiamo male dentro una storia, se non funziona, chiuderla è possibile. Subito. Lo so quanto è difficile perché pure io ho indugiato anni per prima di finirla con una storia dove mi facevo del male. Però l’ho imparato. Se, tra due persone, i tempi e le regole sono decise solo da uno, anche fosse solo sul sesso, allora non è più una relazione ma sudditanza, dipendenza». Lucia Giovannini, life coach e fondatrice della società BlessYou!, autrice di Libera la tua vita. Come evitare le 15 trappole sulla strada della felicità (Sperling&Kupfer) sostiene che se la relazione giunge con disagio al punto di domanda (è solo sesso?) serve «uno sforzo per tirarsi fuori dal mito della brava bambina che dice sempre sì (è una trappola, attenzione) per paura di perdere approvazione e amore. La prima cosa da fare è fermarsi e mettere per iscritto che cosa vogliamo dalla relazione. Questo ci permette di focalizzare. Magari scopriamo che anche a noi piace una storia di solo sesso ma siamo reticenti ad ammetterlo. Se invece ci sentiamo manipolate, allora bisogna dirlo ma senza puntare il dito (anche cercare il colpevole è una trappola). Dunque la frase non è “Tu mi sfrutti sessualmente”, ma “Io mi sento sessualmente sfruttata”. In prima persona. Senza lamentarsi». E, soprattutto, senza permettere che la sensazione di perdita dilaghi: «Possiamo fallire in una relazione ma non per questo siamo dei fallimenti come donne. L’autostima è un profondo amore e rispetto per noi stessi e non può essere legata ai successi o ai fallimenti». Secondo Giovannini, dobbiamo imparare che «la felicità è un luogo interiore e dunque smetterla di cercarla in un uomo, in una relazione, al di fuori di noi. Amare la nostra stessa compagnia, farci da sole quei piccoli gesti di amore che vorremo facesse un partner: fiori, cene fuori, bei libri, ma anche mettere la musica e ballare in casa quando torniamo a casa». Lucia Giovannini ne ha fatto il suo mestiere e se siete tentati dal sapere come funziona un coach della felicità andate su liberalatuavita.com

Però, siccome in questo periodo preestivo spesso l’infelicità e le paure sono connesse al sentirsi non adeguate agli standard di bellezza, costrette come siamo a scoprire il corpo, prenotate in libreria Dieci ottimi consigli per non mettervi a dieta (Lauranain uscita il 28. L’autrice Martina Liverani, giornalista e blogger (curvyfoodiehungry.it), da noi intervistata sostiene: «Ogni messaggio nei media ci invita a dimagrire, tonificarci, ringiovanire, acquistare, cambiare per piacere di più. Se siamo noi le prime a viverci come un oggetto sessuale, gli uomini più superficiali agiranno di conseguenza. Quanta più energia fisica ed emotiva investiamo su questi messaggi, tanto più ci lasciamo solo sessualizzare. E saremo facilmente attaccabili e infelici» Bene. Tenersi le curve è un primo passo, piacersi il successivo, essere libere l’ultimo. Quello decisivo.

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