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50 sfumature di marketing

Sarà un’epidemia autunnale. Non solo libri cloni ispirati alla trilogia delle 50 Sfumature (la romantica storia tra una vergine e un miliardario con molto sesso sadomaso) ma pure sue parodie, guida alle pratiche erotiche lì narrate, pubblicità che promettono cinquanta di tutto, lingerie, magliette, cravatte grigie per le cerimonie, mascherine di perle sulle torte per gli addii al nubilato, più gadget sessuali per tutti. Da Zou Zou, sensual entertainment, in Piazza Navona a Roma, dicono: “C’è un’impennata di vendite per palline cinesi, mascherine e lacci che Christian usa con Anastasia”, alla Valigia Rossa (un erotic shop a domicilio) aumentano le richieste di riunioni: “di sesso si parla di più e meglio, il cambiamento è veloce, noi ci siamo dentro” dice Cristina Luzzi, la responsabile nazionale. Insomma c’è un mercato pronto e disponibile. Ad oggi, le tre copertine nere hanno venduto 300 mila copie in Italia (dicono) e 30 milioni nel mondo (pare), ma di fronte ad un tale successo non importa che i numeri siano esatti perché significano molti soldi, librai felici e case editrici pronte a spremere il genere erotico in ogni sua variazione. Il 13 esce Diario di una sottomessa (Bompiani in contemporanea con Penguin), storia vera (sotto pseudonimo) di una trentenne londinese, giornalista, indipendente (“mi ritengo una femminista”) che attraversando il suo masochismo scopre il piacere sessuale e forgia il suo carattere. Aliberti ripubblica in autunno Il legame di Vanessa Duries, diario di una giovane slave francese scomparsa a 21 ani e continua a promuovere Sul mio corpo di Sonia Rottichieri, storia di una relazione sadomaso tosta e non sentimentale, “un percorso di emancipazione” lo definisce l’autrice, protagonista una professionista quarantenne e un potente imprenditore. Leggereeditore, brand nato due anni fa per un pubblico femminile, ha già un ricco catalogo di titoli a trama erotica (soprattutto paranormal) ma, dice l’editore Sergio Fanucci, “il successo di Fifthy shades ha sdoganato un intero filone che acquisirà più spazio, senza sensi di colpa, sia negli scaffali delle librerie che nell’immaginario collettivo”. Raffaele Avanzini di New Compton che quest’estate ha incassato il successo di 90 giorni di tentazione di Lucinda Carrington ci annuncia un nuovo best seller erotico nel 2013 ma non svela il titolo. Che sia Bared of you, The Crossfire trilogy, dell’americana Sylvia Day, autopubblicata in ebook, poi acquistato da Berkley e promossa sul solco di L.R. James (“mi possedeva e mi ossessionava”), venduta (dicono) in dieci milioni di copie? O forse se lo aggiudicherà Mondadori che al momento si gode e non turba l’andamento delle Trilogia  ancora stravenduta?
Alla Feltrinelli Appia, tra le più grandi di Roma, mi dicono che “per comprare le Sfumature sono arrivate signore che entravano lì per la prima volta, a volte madri e figlie, ma anche molti uomini. Nessuna timidezza, anzi, una certa disinvoltura”. Voglio vedere con i miei occhi e passo mezza mattinata seduta su una poltrona centrale, Le 50 sfumature di Rosso in mano, le altre due in bella vista sul bracciolo: le donne mature sorridono complici, le adolescenti si danno di gomito, gli uomini sbirciano, incontro anche il barista sempre scortese che, invece, mezz’ora dopo mi offre il caffè. Un po’ come se leggere di sesso fosse stata una dichiarazione che alleggerisce l’atmosfera. Ed è questo dal mio punto di vista il meglio del successo di Fifthy shades: il libro è diventato il simbolo esplicito del piacere e dell’eccitazione femminile, un testo un po’ porno, evoca la masturbazione, è un pretesto per discutere di sessualità non convenzionale e fantasie erotiche tra vicini di ombrellone, coppie sposate e  amiche. Fin qui tutto bene.
Però questo bombardamento di storie con un  principe sadomaso e una fanciulla innocente è liberatorio o rafforza solo antichi stereotipi? Erica Jong sposa la seconda tesi: “è solo un romanzo rosa”, Stefania Bertola, la più brava e brillante tra le nostre scrittrici di chick lit (in libreria con Romanzo Rosa di Einaudi) concorda : “Sono Harmony con un po’ di porno però venduti in libreria e in confezione elegante così che le professioniste possono portarlo a spasso essendo state svezzate da Sexy and the city a non vergognarsi del sesso, anzi persino a ostentarlo. E allora se questa è la moderna Cenerentola preferisco Pretty woman dove al posto della vergine c’è una onesta prostituta”. La filosofa Franca D’Agostini, docente di Filosofia della Scienza al Politecnico di Torino, non ha letto le 50 sfumature ma si interroga sul loro impatto mediatico e di passaparola “Il sesso è stato decisamente sopravvalutato nella nostra cultura, sia dal lato della repressione, sia da quello della cosiddetta ‘liberazione’, soprattutto per le donne. Da questo doppio sovraccarico simbolico, che ci ha dominato dall’Ottocento a oggi, proviene quel legame profondo tra sessualità e violenza che gli studi  di Catherine MacKinnon e Andrea Dworkin sulla pornografia hanno rivelato, e che ogni giorno ci troviamo a fronteggiare. La violenza maschile contro le donne, lo sappiamo, è il riflesso di un problema di potere che ha radici in una  visione sessuata, e tragicamente distorta, delle relazioni umane”. Come a dire che ogni costruzione culturale sulla sessualità non è mai neutrale, e può essere dannosa. Ancora D’Agostini: “Un certo grado di violenza e brutalità è tipico dei fenomeni animali legati alla riproduzione: pensiamo allo stravolgimento che accompagna l’esperienza del parto, per ogni femmina animale. Oppure pensiamo alla lotta sanguinosa per assicurarsi il maschio migliore, la femmina migliore. Ma queste radici vitali, per così dire ‘sportive’, della sessualità, vengono distorte dalla cultura, e dal commercio del sesso. Dalla sana energia sessuale al triste gioco di seduzioni fasulle, rivalità, e dominazione maschile sulle donne, il passo è breve, tragico e orribile”. Se si è consapevoli però che un romanzo popolare così pervasivo su sessualità e rapporti ha comunque un suo peso sull’immaginario collettivo, proviamo a concedergli la migliore delle interpretazioni e consideriamolo una forma di catarsi collettiva che stigmatizza schemi antichi e patriarcali, finalmente in via di superamento, da cui liberarsi mettendoli lì nero su bianco. “È un’ipotesi che non escluderei”, chiosa Franca D’Agostini: “Mi piace pensare che i milioni di donne lettrici delle sfumature porno-rosa, ormai relativamente sicure di se stesse e della propria vitalità non sottomessa, scelgano una lettura che le confermi  nella loro libertà e che significhi: sì, posso permettermi di giocare, anche con la sottomissione”.  Insomma fidiamoci delle donne (e degli uomini). E voi concordate?
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