GIOIA/PERSONE

Giorgia: ora che mi godo di essere una donna

Giorgia ride spesso e il suo sorriso ti contagia, semplifica il lavoro ma soprattutto rende lieve scoprire quanto è tosta questa donna che canta da quando aveva 8 anni, ha pubblicato 10 album, duettato con Elton John, Herbie Hancock, Michael Bublè, è considerata la Mina della sua generazione ma la incontri al supermercato con la shopper di tela a comprare i succhi bio. Ambientalista convinta, è una tipa da molti amici e un bicchiere di vino, mondanità bassa, gossip zero. Soprattutto su Emanuel Lo, ballerino, musicista e regista con cui da otto anni divide vita e lavoro, padre di suo figlio Samuel (due e mezzo) partorito in casa.

Bisogna essere una coppia molto affiatata per fare quest’esperienza. Chi ha convinto chi?

Io ho convinto Emanuel, ma lui si è fidato. Da quando stiamo insieme, abbiamo fatto insieme un percorso alternativo su come prendersi cura del corpo. Prima per qualunque sintomo prendeva un pasticcone, adesso ha imparato ad affrontare quel che gli accade nella sua complessità.

Povero Emanuel, ha l’emicrania  e lei gli impedisce di prendere l’analgesico?

Ma no! E che io non mi accontento mai della facciata e voglio capire perché il corpo reagisce in un modo o in un altro. Le faccio un esempio. Se oggi non mi godo questa intervista, il set, le foto, chiudendomi nella tensione staserà avrò la cervicale. Lo so e mi comporto di conseguenza.

Messa così diventa una dritta, in effetti. Il suo compagno però ai miei occhi rimane un santo che si fa in quattro per seguire il Giorgia pensiero.

(Ride) Dovrebbe chiederlo a lui. Però di recente ha comprato in Rete il monopattino elettrico per muoversi in quartiere. E’ stato bello da parte sua.

Vuole una vita ad impatto zero?

Provo a sprecare e a inquinare il meno possibile. Faccio la raccolta differenziata, macchina ibrida, in tour non voglio frigoriferi, compro a km zero. Nasce così’ anche la campagna “sono la regina del crespo”.

Aiuto. Su questo non mi avrà.

Ma basta con questa smania di lisciarsi i capelli con prodotti che fanno male e inquinano, lasciamoli naturali. I ricci sono belli. E anche le tinte, che noia. La faccio anche io ma prima o poi smetto.

Il mio maestro di meditazione dice che i capelli brizzolati sono sexy, la mia parrucchiera urla solo ad un accenno. Come la risolviamo?

Mia madre direbbe: mangia i germogli di soia che intanto ti rafforzano i capelli. E così convinse mio padre a provare la macrobiotica.

Ah ecco, da chi ha imparato lo stile

Casa mia è un matriarcato, mia madre era femminista. A lei e alla mia insegnante di liceo devo l’amore per le buone letture, Simone de Beauvoir, Elsa Morante, Virginia Wolf. Così ho debellato la retorica che c’era in me e ho imparato a far uscire le emozioni pulite.

Che poi mette nei testi che scrive. Nell’ultimo album erano 9 su 13, un record. Lei è da sempre autrice di molte sue canzoni ma è un fatto poco noto. Tra le più famose, quali preferisce?

Quelle che amo di più non sono famose: Stonata, Parlo con te, Ora basta, Invisibile traccia. Tra le più conosciute che ho scritto Gocce di memoria, Vivi davvero, Poche parole che ho cantato con l’immensa Mina e tra le ultime Il mio giorno migliore.

Gioia l’ha incontrata prima che uscisse Dietro le apparenze. E’ passato un anno e mezzo, ha scalato le classifiche, cinque singoli di successo, ha finito il tour, il primo con suo figlio. Come è stato?

Ho iniziato piena di paura ed è finita che sto piena di forza, pronta a ricominciare con un disco più bello del precedente. Non voglio fare passare troppo tempo, adesso sono carica e creativa.

Nuovi testi in arrivo?

Sì. Il pomeriggio quando arriva la tata di Samuel mi chiudo nello studio e mi metto al lavoro. E se per qualche ragiono non riesco a produrre come dico io, la sera sfogo la creatività preparando gli gnocchi con la ricetta segreta di mia nonna Delia.

Le piace essere casalinga?

La routine di casa mi dà il ritmo della vita. Non ho neanche una tata fissa, non sono stata educata ad averci qualcuno in casa. E poi è un tale casino, un disordine, dobbiamo ristrutturare. Per favore non mi ci faccia pensare.

Per carità, non mi si crucci, è così affascinante quando sorride. Come si sente dentro questi suoi 40 anni?

41 e mezzo per la precisione. Mi sento molto più bella dei 20 ma certo non sexy (bugia, guardate le foto). Oggi so che per stare bene devi tirare fuori l’anima e accettare il cambiamento. Ho i fianchi più larghi, la pancia non è più piatta, sul seno c’è qualche smagliatura ma sono i segni della mia vita e me li sono guadagnati tutti. E poi scoprire la mia femminilità è stato un lavoro lungo.

Durato quanto?

Ci sono molte tappe, ma quella cruciale è la rottura del 2002 (quando muore Alex Baroni con cui aveva una relazione). Non mi interessava di vivere, prendevo un aereo al giorno, io che ho paura di volare. Cantavo in tuta e anfibi, dal top spuntavano le ossa, la testa rasata. Non ero io, era mio fratello. La stylist disperata mi invitò a sperimentare con tacchi e vestiti: perché no? In quel periodo ero disposta a mettere in gioco tutto. Così scoprì la femminilità costruita dagli abiti ma per evitare che diventasse una nuova trappola come era stato il look da maschiaccio, capì che dovevo liberarmi dall’obbligo interiore di dover piacere.

Ce l’ha fatta?

Sì e adesso mi godo di essere una donna. Ho fatto pace con il mio femminile, mi piace il suo sguardo accogliente, il sentire profondo a cui ho aggiunto il lato materno. E poi la maturità mi ha regalato molto su faccende per me dolorose, per esempio la gelosia.

Lo era e non lo è più?

Ero gelosa in un modo violento, dovevo sapere, controllare, soffrivo. Ora sono cresciuta e so dire: io ti amo e tu sei libero, se ti succede qualcosa che ti porta lontano, capiamo insieme che cosa succede. E sono molto più serena.

Lei lavora molto con il suo compagno: questo facilita o complica?

Facilita. Perché quando cucina due hamburgher e brucia una padella a me mi girano ma se dopo 5 minuti suona un meraviglioso accordo al piano ritroviamo in un attimo la sintonia. L’altro giorno gli ho detto: il fatto è che se non tu fossi il mio compagno, ti vorrei comunque come regista dei miei video perché mi fai venire fighissima.

Questo figlio ha cambiato la coppia?

Per un anno e otto mesi siamo stati distratti dal fatto che Samuel non dormiva. Poi finalmente ha smesso e adesso dobbiamo ritrovarci.

C’è crisi?

No, è solo che impariamo ad essere una coppia con un bambino. Stare in due è un lavoro soprattutto con una come me che non lascia passare. Se qualcosa di importante non va, io penso, è inutile tirare avanti, tanto si ripresenta e pure peggio. Meglio mettersi lì e risolvere. Emanuele è una persona bella e pulita, rispettoso e pacifico, abbiamo reciproca fiducia. Sappiamo farlo. In questo modo resistere al tempo diventa positivo perché ti volti indietro e la solidità emotiva che hai costruito ti rende forte.

Allora vi sposate?

No, non credo nel matrimonio. Per quanto mi riguarda direi meno coppia e più famiglie, chissà forse anche vivere separati o in più persone aiuterebbe.

Che cosa le ha insegnato suo figlio?

A mettere i confini. Quando qualcuno si avvicina e lui non vuole essere toccato, dice Nooooooo, gira la testa dall’altra parte e non contempla deroga. Quanto vorrei saperlo fare anche io.

E lei che cosa gli insegna?

Le vocali? Qualche canzone? Poca roba. La mia sensazione è che  questi bambini nuovi vengono al mondo perché hanno loro da insegnarci, meglio lasciarli fare e osservarli.

Si sente responsabile davanti ai suoi fan dei suoi comportamenti?

Certo, ci penso due e più volte pure prima di scrivere uno status su Facebook. Il mio pubblico lo conosco e lo amo, siamo cresciuti insieme, c’è chi si è sposato, chi ha fatto coming out, tanti vengono al concerto con i figli sulle gambe ed è una grande emozione. La mia responsabilità con loro è di essere fedele a me stessa. State sicuri, quello che Giorgia fa e dice è quello che Giorgia pensa.

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