GIOIA/POLITICA

Ma i malati di violenza sono gli uomini

“A trattarsi male ci si abitua. A forza di discutere alzando la voce, offendendo, si comincia a pensare che è un modo normale. Sembra poco, invece è già troppo. Così la violenza inizia a insinuarsi fra le persone e avanza, le allontana, spezza l’intimità ed il senso di sicurezza che nutre le relazioni affettive. Prima che che si vada avanti, è già tempo di intervenire”. Ce lo dice Alessandra Pauncz psicologia fiorentina, autrice di Trasformare il potere, come riconoscere e cambiare le relazione dannose (Romano Editore), manuale di  autoaiuto per donne vittime dei maltrattamenti psicologici, un fenomeno di enorme portata ancora sottovalutato nel sentire comune, “violenza più nascosta ed insidiosa di cui in molte non si rendono conto e che schiaccia silenziosamente la loro vita. Il processo  di asfissia è lento e dolorosissimo e fa danni collaterali nei figli e nella cerchia affettiva di chi entra in contatto con queste situazioni”. Trent’anni di discussione pubblica sulla violenza fisica contro le donne non hanno fermato il fenomeno ma almeno ormai lo hanno stigmatizzato come un fatto vergognoso e come reato: adesso è tempo di fare un salto ulteriore e segnare l’allarme rosso sul maltrattamento psicologico che “ferisce, debilita, svaluta, rende inermi e può durare tutta una vita. E se non sempre è accompagnato dalle  botte, di sicuro le precede” assicura Pauncz.  Trasformare il potere con un linguaggio semplice e diretto indaga le dinamiche di potere tra uomini e donne  (e in questo senso è una lettura interessante per chiunque) e poi tenendo la lettrice saldamente per mano le fa attraversare la palude della loro degenerazione dando gli strumenti per distinguere e identificare il maltrattamento nelle sue molteplici forme (svalorizzare, offendere, minacciare, controllare, colpevolizzare, banalizzare, umiliare, giudicare, impoverire, , tutto in misura così massiccia e sistematica da annullare ogni forma di scambio  mettendo la partner in un tale stato di sofferenza,  paura, insicurezza, ansia come se si stesse sempre “camminando sulle uova”), indica passo per passo come preparare la via d’uscita (creare una rete di persone amiche, rivolgersi a operatori ma anche tenere un quaderno e fare dei veri e proprio esercizi indicati), guida nel processo di empowerment  che permette di mettersi di nuovo “al timone della propria vita”: “essere vittima di una relazione dannosa non è mai tutta la nostra storia, è solo una parte. Chi subisce di solito anche resiste ad esempio. Solo poggiando sulla propria forza si può ricominciare”.

Secondo l’Istat il 14,3 di chi ha o ha avuto un rapporto di coppia, ha subìto almeno una violenza fisica, sessuale o psicologica dal partner.  Secondo Pauncz è un “dato conservativo, al ribasso” ma è in ogni caso un numero spaventoso. Significa, fate conto, che per esempio tra le 30 mamma della classe di vostro figlio almeno 3 donne ne sono coinvolte, tra le 10 commesse del supermercato una o forse due, tra le zie, le cognate, le cugine ce n’è sicuramente qualcuna che non lo dice ma subisce. Dice Pauncz: “Riconoscere il maltrattamento psicologico ed elevarlo al rango di violenza è un’operazione culturale necessaria che ci costa moltissimo per la sua prossimità: perché l’abbiamo vissuta, vista in famiglia, considerandolo spesso un modo magari sgradevole, esagerato ma comunque normale di vedere trattata la nonna, l’amica, la vicina. Saper nominare ogni cosa con proprio nome è il primo passo per superarla”. Un intero capitolo è dedicato agli uomini e alle complesse ragioni che li spingono alla violenza: “Non  solo ricerca di potere e di controllo. La violenza psicologica e fisica è la parte finale di un imbuto emotivo creato dalla incapacità di nominare e riconoscere emozioni, fragilità, impotenza. Dall’altra parte però è pure la conseguenza di un privilegio di genere, di una  organizzazione sociale e familiare considera il lavoro di cura come un onere femminile, di una cultura che considera le donne e solo loro responsabili del benessere emotivo della coppia, lasciando campo libero al famigerato “è lei che mi fa stare male”. In questo capitolo c’è molto dell’esperienza di Alessandra Pauncz a diretto contatto con gli uomini violenti. Dopo 20 anni di lavoro con le vittime della violenza e forte dell’esperienza accumulata, la psicologa fiorentina, con altri otto colleghi, 3 anni fa ha aperto il C.A.M, Centro ascolto uomini maltrattanti, con sede centrale a Firenze e otto affiliati nel resto in Italia, esperienza unica nel nostro Paese.

Nel C.A.M (dove gli operatori sono tutti volontari) gli uomini maltrattanti accedono ad programma di recupero che dura un anno e prevede incontri e confronti di gruppo seguiti da un operatore oltre che contatti con la partner. Per accedervi – indirizzati dal Tribunale o anche su base volontaria, la prima regola è che: “la violenza va  interrotta subito”: il successo finale è alto perché dopo 3/5 colloqui di accoglienza chi inizia il percorso è motivato. Chiosa Pauncz: “E’ sacrosanto il diritto di essere al riparo dal male e quindi va potenziata l’azione dei centri di accoglienza delle vittime ma allo stesso modo se vogliamo staccare la spina della violenza e interrompere  il ciclo nefasto di quella intergenerazionale bisogna lavorare alla fonte, con chi questa violenza la agisce, ma che a un certo punto  – noi ci crediamo – può smettere”.

Ogni giorno 7 italiane subiscono violenza, ogni 72 ore una donna viene uccisa. Nel 2011 sono state 127 donne, il 6,7% in più rispetto al 2010. Di questi omicidi, 7 su 10 sono avvenuti dopo maltrattamenti o forme di violenza fisica o psicologica. E per il 2012 i dati sono di 100 donne uccise.

Il 1522 è un numero di pubblica utilità gestito dal Ministero delle Pari Opportunità che raccoglie 28 centri operativi sul territorio.

La mappatura Come ci trovi compilato dalla Casa per non subire violenza di Bologna contiene una lista di 127 Centri antiviolenza che si trovano a http://tinyurl.com/9wz8k6g

Per conoscere il Cam più vicino   http://www.centrouominimaltrattanti.org oppure 3398926550

Il 25 novembre sarà rilanciata la convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it che chiede la ratifica ratifica immediata della Convenzione del Consiglio d’Europa (Istanbul 2011) sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e della violenza domestica e al Governo di incontrare le promotrici della Convenzione per discutere sulle proposte in materia di prevenzione, contrasto e protezione della violenza maschile sulle donne–femminicidio, di verificare l’efficacia e l’attuazione del Piano di Nazionale contro la violenza (2011) e procedere a una sua immediata ed efficace revisione con il contributo delle associazioni  impegnate ogni giorno nella lotta alla violenza e nell’accoglienza delle vittime.

Annunci

2 thoughts on “Ma i malati di violenza sono gli uomini

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...