GIOIA

Laurea delle mie brame: la fatica di studiare da grande (e l’autostima che ne arriva).

Non una follia, né un capriccio: una laurea dopo gli “anta” è piuttosto una mossa intelligente che, grazie ai corsi triennali, interessa sempre più adulte (14.359 nel 2008, dai 35 in su). La spinta a ritornare chine sui libri è l’amore per il sapere, ma soprattutto l’esigenza di aggiornare le proprie competenze e rafforzarle, oppure aggiungerne altre, in attesa che l’avaro mercato del lavoro riapra le sue porte.

SONY DSCL’esperienza è gratificante fin da subito: «è un grande sacrificio studiare all’alba e poi dopo cena fino a notte tarda, ma mi sento viva e attiva, come se avessi vent’anni di meno», dichiara raggiante Antonella Idili, 47 anni, sposata, una figlia di 18, iscritta al corso di laurea in Scienze infermieristiche dell’Università di Sassari. Dove, unico caso in Italia, le over 40 non pagano le tasse, solo un bollo regionale di 12 euro, a patto di dare almeno la metà degli esami previsti. La misura è stata voluta dall’ateneo per incoraggiare la formazione superiore femminile. Hanno risposto in 48, età media 49 anni, corso più gettonato: Scienza della politica e dell’amministrazione. Antonella, come un terzo delle italiane, ha lasciato il suo lavoro dopo la nascita della figlia, ma in quegli stessi anni ha studiato alle serali, per diplomarsi ragioniera, e frequentato qualche corso di formazione, con scarsi risultati lavorativi. A questo punto, dice, «meglio puntare su una qualifica più alta e una professione da poter esercitare anche in privato. Sono ottimista, ma se neanche questo dovesse funzionare, alla fine sarò comunque più istruita e avrò imparato un mestiere che mi servirà per accudire le persone a me care».

foto Betti

Precarie e contente: si può

«Migliorare le proprie competenze professionali è sempre una responsabilità strettamente personale ed è la premessa necessaria per rimanere sul mercato del lavoro», dice Luisa Adani, autrice di 40-50 anni. Trovare, ritrovare, cambiare lavoro (Etas Libri) e Promuovere se stessi (Giunti). Che aggiunge: «Non pensate che servano solo corsi costosi, a volte anche leggere un libro specifico o vedere un film in inglese è un pezzo di autoformazione». Elisabetta Calmanti ha 54 anni e un figlio di 24. Da 35 anni lavora, con esperienze professionali che spaziano dalla tour manager al marketing. Fino allo scorso anno era l’assistente parlamentare di Paola Concia del Partito democratico, da gennaio è responsabile media di Drago, raffinata casa editrice d’arte, un impiego che calza alla perfezione con la laurea in Scienze della comunicazione (prevista il prossimo giugno). Per la sua generazione, Calmanti è una pioniera della vita precaria: «Coraggiosa o incosciente, ho sempre scelto il mestiere più bello e mai quello più sicuro, scontando l’incertezza e la mancanza di denaro, ma senza annoiarmi». Nel 2006 Elisabetta sentì che «era arrivato il momento di scoprire che cosa avevano inventato di nuovo, mentre io sgobbavo» e si mise a studiare. Solo per il primo anno insegnò yoga la sera – sua antica passione – e si inventò il mestiere di substitution, una sorte di badante per le cose burocratiche di casa («Un successo enorme tra le amiche e non solo»), frequentando ogni corso possibile, «per prendere la mano e darmi un metodo». Poi è ritornata al lavoro: «È stato complicato adeguare i miei orari di ufficio per stare dietro alle lezioni e all’assurda burocrazia, ma ce l’ho fatta: sono fiera del risultato. I corsi mi hanno arricchito a livello personale e insegnato moltissimo di quel che mi serve in questa mia nuova avventura professionale».

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Il bello dei corsi serali

Consiglia Luisa Adani: «Volendo migliorare le proprie competenze, è bene che il percorso tra ciò che siamo e dove vogliamo arrivare sia il più breve possibile, per abbassare così il rischio di dispersione e insuccesso». Laura Cannizzaro ha 50 anni e da quando ne aveva 18 lavora nei servizi finanziari: «Mi sono trovata per caso in questo settore, cercando il primo lavoro e alla fine ci sono rimasta dentro. Io avrei fatto l’attrice, semmai», dice ridendo. E infatti quando si separò dal suo compagno, trovandosi con un bel po’ di tempo libero, pensò di darsi all’arte con un corso teatrale («a dirla tutta ne ho fatto anche uno di ricostruzione unghie e uno di shiatsu pur di passare il tempo»), ma ha capito presto che «dovevo indirizzare tempo e risorse sul mio mestiere».
Fortunatamente, il corso di Economia e commercio dell’Università la Sapienza di Roma è l’unico con lezioni serali: «Dalle 18 alle 22, dopo aver finito di lavorare, almeno tre volte alla settimana. E in più il sabato mattina: fatica immane, ma immensa soddisfazione. In questi tre anni mi sono resa conto di quanto ho imparato nel mio mestiere e trovo giustissimo avere un titolo di studio all’altezza della mia esperienza. Ora mi mancano quattro esami, ma so già che cosa voglio fare da grande: mi proporrò come consulente finanziaria presso la Banca etica. Mai come in questo momento c’è bisogno di gente che abbia buone competenze tecniche, ma soprattutto saggezza, cuore e senso dell’umanità». Verissimo, peccato che non esista un’università anche per imparare queste qualità.

La segretaria che ama l’arte

Il prossimo giugno sulla sua testa sarà poggiata la corona di alloro dell’Università di Ferrara. Così Romina Villa, la nostra segretaria di redazione, diventerà operatrice del turismo culturale. Un corso online, 36 esami in tre anni, media del 30: bravissima. Per le 400 ore di tirocinio obbligatorio le è valso il suo lavoro in Hearst, la casa editrice di Gioia a Milano, e la specifica competenza di coordinatrice per le produzioni di moda del nostro giornale, in ogni angolo del mondo (no problem: parla tre lingue e ha viaggiato dappertutto). Sposata, un figlio di 12 anni, vive vicino a Lecco, quindi è pure una pendolare.

Con il daffare che ha già ogni giorno, come le è venuto in mente di laurearsi? «Per puro amore della cultura: la storia dell’arte è la mia passione, da sempre».

Com’è stato ricominciare a studiare? «Faticoso a casa, emozionante agli esami. Ma è una tale botta di autostima ed entusiasmo che lo consiglio a tutte. Adesso so che sono capace 
di migliorarmi e mi sento più sicura anche in ufficio. Tanto che ci ho preso gusto: vorrei continuare con la laurea magistrale e prendere il patentino regionale di guida turistica. Però devo chiedere a mio marito se gli va di fare (ancora!) il mammo quando sono via per gli esami. Ma dirà di sì, ne sono certa».

Gioia 03/13

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