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Vita dell’opossum. Vivere bene senza lavoro e (quasi) senza soldi.

felicità-400x263Dolly Freed è una diciottenne oziosa e anarchica che vive con il padre in una fattoria al nord di Philadelphia ispirandosi al principio: “è più facile fare a meno delle cose che lavorare per comprartele”. Dolly –  che non va scuola, legge molto e gioca alla matematica con il papà – è convinta di essere una vincente dell’esistenza al punto da scriverci su su un libro diventato subito un best seller: “La vita dell’opossum. Come vivere senza un lavoro e (quasi) senza denaro”. Ovvero una guida teorica e pratica, per ridurre i consumi, coltivare l’orto (“niente veleni ma non siamo fanatici del biologico”), allevare conigli e scuoiarli (“chi acquista carne ma non è disposto ad uccidere è un ipocrita”), fare in casa vino e conserve, eliminare le vacanze (“la nostra vita è già una grande vacanza”). Arricchendosi di tempo libero per fare birdwatching, leggere, pescare, nuotare, andare a cena dagli amici, ballare.

OPOSSUM PER SEMPRE

VITA DELL'OPOSSUM_Layout 1Questo accadeva nel 1979 ma se il libro è stata ristampato in America nel 2008 e a febbraio è arrivato anche in Italia per Orme, il motivo è semplice: sembra scritto oggi per molti di noi. Leggete qui: “Non occorra essere un hippy, vivere in qualche triste landa desolata..o essere fissati con i fagioli di soia, per bypassare l’economia monetaria” Ma anche: “Uno degli ingredienti fondamentali del nostro benessere è la capacità di ascoltare le notizie finanziarie senza assumere che la fine del mondo sia alle porte”. Oppure: “Ci tengo alla mia salute ma critico l’idea di comprarla in un negozio di alimenti biologici”. Infine: “Durante la Seconda Guerra Mondiale era difficile trovare un fazzoletto di terra che non fosse adibito alla coltivazione di ortaggi: perché non farlo  pure oggi in città?”. La vita di Dolly Freed fu liberata dal consumo compulsavo per 5 anni, poi dopo il successo del libro, comprò un telefono e una macchina, fu assunta come reporter da una testata locale, riprese gli studi da esterna diventando una ingegnere della Nasa. Però la lezione acquisita-  “sapere di poter vivere con poco denaro” – le è rimasta addosso trasmettendolo “un senso di sicurezza” che le ha permesso di lasciare il suo prestigioso impiego quando si accorse di essere infelice reinventandosi educatore ambientale, un lavoro adeguato per una ragazza che si è sempre sentita un opossum: marsupiale pigro ma tenace non per caso sopravvissuto ai dinosauri.

UN PIANO B PER TUTTI

bambino-libertà1-460x250Nell’ultimo anno in Italia 761 mila persone hanno perso il loro posto di lavoro, aumenta il precariato ma senza una rete di protezione sociale, nessun contratto è “un posto sicuro”. Avere un Piano B non è un lusso ma una necessità. Al di là dell’evento traumatico di un licenziamento, perdere potere d’acquisto, retrocedere nel proprio stile di vita ma anche non poterne più di superlavorare per vivere di stenti sta succedendo qui e ora, alla stragrande maggioranza di tutti noi. Ecco perché diventa sempre più forte e diffusa una riflessione e una pratica quotidiana su come vivere meglio spendendo (sprecando) meno. Dice Serge Latouche, economista e filosofo francese, il primo a farci familiarizzare con il termine globalizzazione e fervido sostenitore della decrescita, che entro il “2050 questo sistema economico sarà crollato ma intanto noi dobbiamo imparare a coltivare la terra, eliminare il petrolio e non comprare nelle grandi distribuzioni, ma solo nei piccoli negozi”. In Italia la rete del Movimento per la decrescita felice esiste dal 2007, fa informazione, forma un’opinione, dà istruzioni pratiche. In rete aumentano i blog di uomini e donne che hanno avviato esperienze di downshifting (la scelta di ridurre lavoro a favore di una qualità della vita). Come Mariella La Banca, ex pedagogista ed Emma Pavanelli, ex traduttrice, di naturalmentefelice.com  (in inglese e italiano), la Stefi, ex commessa di salumiera, di  natural-mente-stefy.blogspot.it  e Autrice di Vivere con 5 euro al giorno (Età dell’acquario edizioni), Simone Perotti, ex manager, ora scrittore e navigante, autore di Adesso basta (chiarelettere, esaurito per tre ristampe, blog simoneperotti.com e ancora erbaviola.it,500euroalmese.comortodiffuso.noblogs.org (libro e blog di Mariella Bussolati). “Ognuno dovrebbe fare downshifting secondo le proprie possibilità, capire qual è il proprio stile di vita e dove può cominciare a cambiarlo per stare meglio” dice Mariella La Banca. Però se non fosse – anche nel piccolo – un’impresa ardita non ci sarebbe un così florido scambio e commercio di indicazioni, consigli e dritte. Il downshifting infatti sarà anche liberatorio ma vuole costanza, entusiasmo e tecnica: per esempio fare una spending review vuol dire per sei mesi/ un anno ogni entrata e uscita, rinunciare al “tutto, pronto e subito”, risparmiare come mai. Per investire in beni necessari. Per esempio comprare la casa o essere sicuri di poter pagare un mutuo. Scrive Dolly Freed: “Potete mandare al diavolo il mondo quando siete proprietari del tetto sopra la vostra testa”. Verissimo. Se così è, sappiate che l’80 per cento degli italiani possiede la casa in cui vive e se anche nelle città la percentuale cala lì gli abitanti sono più sensibili al downshifting perché stremati da lavorare come pazzi per sopravvivere. Questo vuol dire che ci sono le condizioni per la necessaria rivoluzione: se non è arrivata, presto (magari) arriverà.

 Dieci piccoli passi

1) Gestione bilancio: Oltre penna e quaderno, c’è programma di gestione ipase.it anche su smartphone,agendadicasa.altervista.org, se volte risparmiare ed essere più equi e solidali bilancidigiustizia.it.

2) Offerte: Su doveconviene.it e risparmiosuper.it confronto prezzi e offerte in ogni città.

3) Bollette: ogni sei mesi, fare un check dei contratti di elettricità, gas, telefono, tv satellitare, cellulare.

4) Cibo: quanto più la filiera dei beni è corta, tanto più sono economici e controllati. I Gas, gruppi di acquisto solidali, hanno ormai reti consolidati per comprare frutta, verdura, formaggi, miele, carne, pasta, e persino scarpe abbigliamento. Cercate in rete il più vicino a casa.

5) Orto diffuso: vuol dire erbe aromatiche insalata, limoni, anche su un piccolo balcone.

6) Autoproduzione: La macchina del pane fa pure marmellate e dolci. Per lo yogurt in casa serve latte, fermenti e una piccola macchina. Supereconomico.Un vasetto comprato comprende confezionamento, trasporto, e un bicchiere di plastica nella spazzatura.

7) Sport: avanza il fitwalking, camminata veloce all’aria aperta. Investimento iniziale sulle scarpe e poi è gratis. Info su fitwalinkg.it

8) Trasporti: la gestione di una macchina è in media di 3.425 mila euro all’anno (Aci). Calcolate la convenienza di venderla e affittarla solo se necessaria. Per scoprire se conviene cambiarlo con il Gpl su ecomobile.

9) Baratto. Su http://barattobb.it un book fotografico o l’attivazione di un sito con una vacanza. In molte città sono attive reti per scambiare i vestiti, libri, ore di babysitting, lezioni di inglese, preparare un dolce, animazione. Lo scambio di merci e servizi tra le aziende si chiama barter, è in costante aumento e salva le piccole e medie imprese dalla morsa del credito, le società che lo gestiscono registrano anche + 30%. Su Freecycle si regala e si ricicla.

10) Usato: non solo vestiti, ma anche arredi, elettrodomestici etc…Secondo la Federconsumatori, un bebè dal primo mese di gravidanza al primo anno di vita costa dai 6.349,90 A 13.844,00Si consiglia la lettura di Bebè a costo zero (Il Leone verde) di Giorgia Cozza per abbattere del 90 per cento almeno.

Gioia 03/13

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