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Il figlio favorito esiste? Gioia Bambino

web-mamma-con-figliStai attenta a dividere i tortellini in numero uguale, leggi il libro con una e ti metti in pari con l’altro guardando il dvd, i pantaloni nuovi valgono una gonna e quindi siamo a posto, organizzi un pomeriggio da Marco e l’altro da  Lisetta, la sera sul divano sempre in mezzo, per ogni bacio ce n’è sempre un altro. Stai lì strenuamente impegnata in questa aritmetica delle attenzioni perché sei convinta di doverli amare allo stesso modo e ti senti una campionessa dell’uguaglianza. Poi un giorno il l’ undicenne sbotta, urla che lo rimproveri di continuo, “hai sempre una bacchettata pronta per me” dice (e usa proprio questo termine e non per caso, le parole possono fare male quanto una bastonata).  “Ma no, amore, non è vero” balbetti. “Invece sì. Tu conti i maccheroni ma non ti rendi conto che ogni cosa anche la migliore non la noti, troppo impegnata a dire quello che non va, manca sempre un particolare. Che ho fatto di male io per non meritarmi la voce dolce che fai a lei.”. Lei è la sorella. E mentre ti crolla un pezzetto di mondo, ti rendi conto che sì, è vero, cresce in fretta, sbatte le porte, risponde a tono, un po’ non lo sopporti, stai usando due pesi e due misure. Ti sei fatta prendere la mano, attenta al pelo non hai visto la trave. Grazie al cielo questo figlio però è sano e allora te lo urla in faccia che si sente sfavorito.

festa-della-mamma-con-bambini-26449Chi fa questo errore è da sola? No. Secondo Jeffrey Kluger, il reporter scientifico di Time che indagato sui figli prediletti nel libro “The Siblings Effect” nel 95 per cento delle famiglie un genitore ama più un figlio di un altro e l’altro 5 % che professa l’egualitarismo mente. Essere in tanti però mica consola. Perché ognuno si chiede: e se questo sbilanciamento lo avessi praticato più a lungo? Magari senza accorgermene? Che danni gli avrei potuto fare? E all’altra, la cocca ne sarebbe uscita meglio? Sono domande sagge perché entrambi le condizioni hanno le loro conseguenze. Partendo dall’altro, da colui che resta indietro sentendosi discriminato o trascurato. L’università di Denver per chi viene dopo agli occhi di mamma e/o di papà ha messo a punto una sindrome: Lfs, Less favorited status, che causa ansia, depressione, disagio nelle relazioni. Non staremo esagerando? “Dipende molto dall’età e dal tempo in cui dura la condizione” dice Paola Tabarini, psicologa presso l’ospedale pediatrico del Bambin Gesù di Roma: “A  4 o 5 anni se percepisco di essere meno amato o seguito di mia sorella precipito subito in un senso di colpa che mi porta a considerare quello che succede una mia mancanza. Penso subito: non sono abbastanza bello, intelligente, simpatico per attirare l’attenzione di mamma e papà. Allora mi arrabbio, divento indisponente, oppure mi chioudo nella solitudine. E se questa rabbia viene accolta (magari è solo una situazione momentanea) tutto passa. Però se viene rimandata al bambino (sei cattivo, ti comporti male etc…) lo mette dentro una situazione patologica che in casi gravi si riversa contro se stessi (il bambino che si da botte da solo), più di frequente verso il fratello o la sorella con cui rivaleggiamo. Conseguenze? ”Disagi nello sviluppo emotivo, talvolta pure fisico, cala l’autostima, il bambino cresce insicuro”. Però attenzione. Se la mano non è calcata, se non siamo di fronte a situazioni in cui davvero, senza accorgercene, stiamo trascurando un figlio (ed è un caso raro ci conforta l’esperta) ecco “spesso i secondi oppure quelli meno attenzionati trovano dentro di loro crescendo le risorse per affrontare le sfide avendo conosciuto le difficoltà”. Invece dice Tabarini, a partire dalla sua esperienza clinica, (e forse anche dalla quantità in crescita di figli unici) “posso dire con certezza che il maggiore dei problemi è proprio essere il primo, il favorito l’eletto. Su questo figlio – che magari come noi è femmina e primogenita e quindi meglio ci identifichiamo di più, questo è molto importante, fateci caso – operiamo un super investimento affettivo che carica il bambino di una immensa resposabilità: costruire la sua identità per piacere a mamma o a papà. Questi sì che sono bambini a rischio. Quelli perfettini che si disperano se  prendono un nove e non un dieci, non tollerano un insuccesso, i bambini manager li chiamo disponibili a fare tutto per accontentare le aspettative”. Il guaio però è che il meno amato (o presunto tale) ha sintomi emotivi evidenti, sul bambino eccellente come fai a capire che stai esagerando?  “Di solito, è un segnale fisico. Un mal di pancia quotidiano, la cefalea che non passa mai, queste creature non si permettono neanche di pensare di non poter riuscire ma si creano un ostacolo fisico per potersi fermare un attimo”.

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Come ha spiegato in Francia, la psicologa Catherine Sellenet, con il libro L’Enfant préferéChance ou fardeau? (Belin) e come in Italia racconta Anna Zanardi in Cocchi di mamma, cocche di papà (tecniche nuove) sono i preferiti, i numeri primi ad essere oggi “bambini infelici e domani adulti disorientati. Perché? Risponde Zanardi: “Il bambino cresce sentendosi principe o principessa, impara a fare il buffone, sa attirare l’attenzione, in apparenza brillante porta sulle spalle il fardello di soddisfare esigenze che non  sono le sue. Intollerante al contenimento, non sopporta alcun no e questi tratti se li porta nell’adultità: maschi manipolatori e/o ragazze seduttiva, ognuno di loro sceglie come fare girare il mondo intorno a se, diventano narcisi, perfezionisti, i primi della classe. E pagheranno per la vita di non sapersi mai rilassarsi”. A sentire Zanardi viene subito da correre a casa, correggere la rotta, recuperare tutto e subito. Ben fatto dice lei. Perché “la buona notizia è che i bambini si sintonizzano subito sul cambiamento”. Soprattutto però bisogna rilassarsi e dirsi che  se è vero che esiste il figlio favorito, riconosciamolo e non diventerà una disgrazia. Come tutte le relazioni affettive, anche quella con i nostri bambini assume declinazioni e averci una creatura prediletta non significa necessariamente amare meno l’altra. Tabarini assicura “che è normalissimo averci una preferenza per uno o per l’altro, ogni mamma e ogni papaà lo sanno che per ogni figlio c’è un affetto differente ma per questo di minore valore. E facciamola finita pure con questo bisogno di farvelo dire da noi  esperti per sentirsi rassicurati”.

10047688-mamma-e-figlio-cookies-compleanno-di-cottura-illustrazione-vettorialeGià, è vero. Se ci fermiamo a pensare ogni mamma, ogni papà lo sa che è così. Con un figlio c’è confidenza fisica, con l’altra ti piace andare al cinema, il figlio di mezzo della mia amica è spiritoso ed è un meraviglioso aiuto cuoco mentre quell’altro l’adolescente turbolento per fortuna lo contiene il padre (siamo sospesi, dice, ma non per questo non lo ama). E che dire dei secondi, neonati  piagnoni mollati dopo dieci minuti al padre o alla nonna o alla tata mentre il primo ce lo tenevamo stretto fino a svenire dal sonno? Mica per questo l’attaccamento è di meno. Dice Costanza Miriano, scrittrice e blogger, cattolica, bella bionda e madre di quattro figli: “Quando mi trovo con il primogenito, non mi capacito di aver saputo fare una tale meraviglia, mi convinco che è il mio favorito e glielo dico. Poi ripeto a turno la stessa scena il secondo secondo e persino con le gemelle. Ogni volta con il cuore intero, per ognuno di loro, ogni volta come se ciascuno fosse il favorito e giuro in quel momento lo è davvero”.


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One thought on “Il figlio favorito esiste? Gioia Bambino

  1. Fa un po’ paura questa statistica. Ovviamente ogni bambino è diverso e avrà un proprio merito. Anch’io ci avevo pensato, da quando ho un solo bambino e ci sto pensando di un secondo (o no). Se il principe cresce male, infatti un’altra ricerca di quale ho sentito parlare qualche tempo fa sosteneva che i migliori leader nel mondo hanno avuto un evento traumatico nel loro infanzia. Vabbè speriamo che al mio lo posso prevenire. Forse non sarà eccezionale quando è cresciuto, perché non ha imparato come reagire a eventi difficili, ma mi vada anche bene così. Anche se è più difficile impararlo ad età maggiore.

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