GIOIA

Cento giorni di felicità. Fausto Brizzi in libreria. Su Gioia!

COP_Brizzi_Cento_giorni_di_felicita-ok-605x1024Fausto Brizzi, 45 anni appena compiuti, veste come un diciottenne (scarpe da ginnastica e magliette con supreroi) e vive in una casa che è il sogno di ogni adolescente: i muri sono altissime librerie, c’è uno strepitoso biliardino, un lettone e il divano per farsi quattro chiacchere da sdraiati, uno scherma mega  e le poltrone come al cinema. Lui è già un numero uno della commedia italiana (Notte prima degli esami, Maschi contro femmine,  Com’è bello far l’amore, il prossimo Indovina chi viene a Natale) ma essendo Brizzi un ragazzo, pardon un uomo, di certa ambizione punta in alto anche con il suo esordio narrativo. Titolo del romanzo è Cento giorni di felicità (Einaudi) che poi sono in realtà gli ultimi tre mesi e rotti della vita di Lucio Battistini, 40 anni, una moglie, due figli, medioman italiano, ossessionato dalla pallanuoto e dalle ciambelle zuccherate. Voi direte: un libro sulla morte? No, un romanzo carico di tutta la vita che ci scordiamo di vivere illudendoci di essere immortali. Così quando allo scoccare dei 40 si presenta alla porta un tumore al fegato (“l’amico Fritz”, un antipatico che tocca accollarti) Battistini si sveglia dal torpore e lasciandosi attraversare dall’adrenalina dell’ultima volta riconquisterà il senso di sé come padre, amico e marito già che il morituro nel frattempo ha messo le corna alla moglie (“la mia tutto”) ed è stato sbattuto fuori di casa. Il romanzo esce giorno 13 novembre in Italia ma è già stato venduto ai più prestigiosi editori di 17 paesi tra cui Francia e Inghilterra e l’ostica America dove non sbarcano neanche i nostri migliori best seller. Questo (anche) perché Cento giorni di felicità è un misery memoir, diario di una malattia o un dolore che redime e apre al significato profondo della vita, una storia triste che però ti lascia con un sorriso, genere poco noto in Italia ma solido trend mondiale. In ogni caso, un successone. Brizzi giura che non se l’aspettava ma “si era accorto che in Italia c’è un vuoto di libri che facciano piangere e ridere su temi importanti”.

Perché ha scelto di raccontare la morte?

È una mia ossessione che ho tenuta a bada riservandole un posto nelle mie commedia dove c’è sempre qualcuno che ha fatto o farà una brutta fine. Poi è arrivato il momento giusto e le ho dedicato un libro. Lo consideri un diario autobiografico e certo che se io fossi in punto di morte sarebbe una eccellente strategia di marketing ma al momento non mi risulta.

Meno male, e allora in che senso lei è Lucio Battistini?

Quando il destino mi obbligherà ad uscire di scena, lo farò con i mie piedi, alla grande e se possibile nel massimo del fulgore. Tipo Mina. Ettore Scola. O Björn Borg che si è ritirato a 26 anni, il mio mito

Terrorizzato dal declino.

Lo trovo spiacevole. Non mi rassegno al tempo che passa e cerco di frenarlo con ogni mezzo. Da ragazzo facevo agonismo e ancor oggi che le ginoccchia non mi reggono mi iscrivo ad ogni possibile torneo. Sfido i ventenni sul campo. Un tempo li inseguivo, oggi li sgambetto ma comunque non li faccio passare. Odio gli sport senza punteggio. Per dire, non vado a sciare: che senso ha se non c’è nessuno che prende il tempo?

Così eh, senza tregua

Offro una mediazione, via. Tra un giorno da leone e cento da pecora scelgo 50 da orsacchiotto  (è una citazione da Scusate il ritardo di di Massimo Troisi)

E in questi 50 giorni che fa?

Mi regalo il tempo libero, ritrovo la pace dei pomeriggi di luglio da bambino quando non avevi niente da fare. E poi vedere gli amici. Io odio chattare, stare sui social network, mando un sms per prendere un appuntamento non per commentare. Ma sa da quando tempo non mi citofona un amico? Un tempo lo facevamo tutti.

Attenzione Brizzi. Siamo alla fase “ai miei tempi era meglio”, sta invecchiando glielo dico.

No, no, sono sempre stato così.

Va bene, ci credo. A proposito di tempo. Lei dice: il giorno più felice sarà quando nascerà mio figlio. I maschi avete un orologio biologico?

Certo e per tutti scade quando non potrai più giocare a pallone con tuo figlio. La mia passione è il tennis, dunque il mio orologio dice: sbrigati che di questo passo a 8 anni ti straccia. Sarà un giorno bellissimo.

Che cosa si è divertito di più a scrivere?

Le zingarate (scherzi in stile Amici miei) e gli scherzi ai creduloni. Anche io come Battistini rimorchiare mi mettevo d’accordo con le cartomanti di Piazza Navona per rimorchiare facendo predire straordinari destini al nostro amore.

Che cosa l’ha fatta piangere?

Il capitolo in cui compare mia nonna: non l’ho più voluto rileggere

Il suo personaggio rifiuta la chemio: sarà criticato

Immagino di sì. Sono contro l’accanimento terapeutico e per la libera scelta sempre.

Questo è un libro senza dio, nel senso che non è mai citato

Ho una sola religione ed quella degli affetti che ho saputo creare e preservare nella mia vita.

E chi sono i suoi amici?

A parte Marco Martani con cui scrivo da 25 anni e qualche collega, gli stessi con cui andavo da boy-scout. (E già me li vedo giocare qui al biliardino, fare casino, guardare i film , quelli di Notte prima degli esami).

Versione integrale dell’intervista pubblicata su Gioia!

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