GIOIA

E la pillola va giù. Inchiesta sulla dipendenza da farmaci (evitabili). Su Gioia!

DH-pillsLa salute non ha prezzo ma i farmaci sì e allora accade che almeno 150 preziosi medicinali necessari contro il Parkinson o prescritti in caso di carcinoma al seno prendano la fuga all’estero dove sono venduti fino al 60% in più. Per individuare i responsabili e interrompere l’esportazione che danneggia i pazienti italiani sono mobilitate l’Aifa, agenzia del Farmaco, Federfarma e il Movimento consumatori. Pensate alla disperazione di chi ha bisogno di un farmaco vitale e non lo trova più, al corsa per sostituirlo, l’ansia sul cambio di cura. Lo penso mentre annichilita da un mal di testa cerco nervosa per casa l’unica e per me mitica bustina che lo dissolve in 6 minuti. Quando la butto giù penso: mea culpa, ho esagerato con il caffè, ma lo smetto da subito per una settimana, bevo più acqua, dormo un’ora in più e non  bisserò l’analgesico. Un tempo non ero così saggia. Mi sparavo antidolorifici come caramelle per lavorare, ballare, uscire etc…. fare tutto come se non avessi emicranie, nausee e dolori dalle parti dei reni. Fino al giorno in cui, un’intera confezione in un solo week end, non mi fece alcun effetto. Lì mi fermai, scelsi una brava dottoressa accogliente, insieme scandagliammo cibo, cattive abitudini, compulsioni per modificarli etc…Pian piano, con i suoi consigli e mia grande fatica, in dodici mesi, i mali diventarono un fatto episodico. Dopo ben dieci anni di tormenti. Ero un caso raro? No. Né allora né oggi. Anzi. Osservate il vostro comportamento, quello di marito, fidanzato, amici, colleghi di ufficio, mamme con cui scambiate due chiacchiere ai giardinetti. E prendete nota.

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Quante volte al mese usano, usiamo, una bustina di ketoprofene per silenziare l’emicrania (da hangover, junkfood, stanchezza) o il dolore al collo tipico di fine giornata? E quella benedetta pillola che blocca il disagio di stomaco (tra-un-ora-devo-essere-in-ufficio-caschi-il-mondo) è una tantum o fa parte del corredo (quasi) quotidiano? Adesso che arriva l’inverno e l’influenza chi farà come in tv quando, un uomo malaticcio e destinato ragionevolmente al letto per un paio di giorni, si scola un punch di paracetamolo sulla poltrona dell’ufficio e poi via al cinema? Vogliamo aggiungerci le cosiddette life style drugs pasticche per eccitarsi, dimagrire, dormire, restare svegli etc? Fatto il conto? (Spesso) il totale è spaventoso. Dipendiamo da farmaci per cancellare, mitigare, tamponare sintomi ma la causa del nostro disagio rimane inalterata sotto traccia e continua a danneggiare mente e corpo. Un’ipotesi? No. Parlano i numeri e i pareri degli esperti.  In media un italiano porta a casa 28 confezioni di farmaci all’anno per un totale di 27 miliardi di euro (tra spesa pubblica e privata). Gli OTC (over the counter, sopra il bancone, senza prescrizione) rappresentano il 17,3% dei medicinali venduti (316 milioni di confezioni nel 2012) e tra di essi gli analgesici sono il 12,8%. Siamo al sesto posto nel mondo per consumo di pillole, fiale, sciroppi (Federfarma), prima del Brasile, (193 milioni di abitanti) o della Gran Bretagna (64 milioni). Che succede? Siamo più malati o solo più impasticcati?

04_590-490“Siamo sempre più fragili e insicuri. Medicalizzare ogni problema della nostra esistenza è una risposta semplice e a portata di mano” dice Guido Giustetto, medico di famiglia e membro dell’associazione “No grazie, pago io”, che si oppone i conflitti di interessi tra medici e industria farmaceutica. “Gestire da soli un malanno occasionale va benissimo, ma i cittadini vanno resi consapevoli” osserva il medico. Esempio? “Se ogni settimana prendo un paio di pasticche di ibuprofene, a fine mese sono più di dieci, rischio di danneggiare l’apparato gastrico e/o cardiovascolare. E poi interagiscono con altri farmaci. Ma i pazienti, invece, neanche te lo dicono che li prendono: tanto è una pasticchetta”. Consigli? “Mai prendere un farmaco per automatismo. Verificare se c’è un’alternativa: anche riposarsi ad esempio. Informare il proprio medico e capire insieme qual è il principio attivo più adatto al paziente”. L’associazione nazionale dei farmaci da banco (Assofarma) diffonde le 10 regole per non sbagliare nell’automedicazione,  (http://assosalute.federchimica.it/), Annarosa Racca, Presidente Federfarma consiglia di  “affidarsi sempre al farmacista e non comprare mai medicine on line perché il rischio che siano contraffate e dannose è altissimo” (verissimo, il Viagra è tra quelli ad alto rischio), alla fine degli spot sui farmaci OTC (gli unici reclamizzabili in Italia) una frase detta alla velocità della luce mette in guardia su “effetti indesiderati anche gravi”. Basta? Pare di no. Perché la voglia di una pillola che ci svolta la giornata nasce da esigenze e comportamenti sempre più radicati.

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Francesco Giglio, psicoterapeuta lacaniano, socio fondatore di Jonas Onlus (centro di clinica psicoanalitica dei nuovi sintomi, creata da Massimo Recalcati) e autore di Divertiti! Imperativo presente (Franco Angeli) e l’ultimo Il disagio della giovinezza (Bruno Mondadori)  osserva: “C’è una tendenza a tappare o meglio rimuovere ogni spia di malessere, fisico e non solo, perché vige un imperativo di efficienza e alta prestazione. Vent’anni fa riguardava solo i manager. Oggi coinvolge tutti a causa dell’incertezza e della precarietà in cui viviamo”. Lo facciamo per adempiere ai doveri? Non solo. Ancora Giglio: “Il senso della contemporaneità sta in questo essere sempre nella massima forma anche per divertirsi perché è lì che si misura quanto sei protagonista, giovane, interessante. Chi non tollera la frustrazione, preferisce trattare il disagio con un gesto reattivo (una pasticca, una sostanza, una bottiglia) che con una riflessione”. Antonio Maturo, sociologo della salute e docente dell’Università di Bologna nel suo ultimo libro La società bionica. Saremo sempre più belli, felici e artificiali? (FrancoAngeli) indaga l’espansione della medicina nelle nostre vite come il “discorso più credibile a cui affidarci” mentre vanno  in crisi altri strumenti più tradizionali come la politica, la religione o il lavoro. La diffusa medicalizzazione, osserva, “è spinta dalle forza economiche ma sono anche i consumatori che chiedono di essere individuati come malati, curati, dunque rassicurati. Un processo talmente radicato e diffuso che si ripete anche con le medicine naturali. La pancia brontola, lo considero un malanno per quanto piccolo, bevo una tisana per curarmi. Almeno in questo caso, per fortuna, il principio attivo è innocuo”. Mica poco però. E mi viene in mente che quando i miei bambini sono un po’ tristi l’incontro con l’angolo del tavolo diventa un violento scontro, un graffietto si trasforma in una ferita enorme. Minimizzare non serve. Partecipo del grave incidente, ci abbracciamo forte sul divano, un po’ di baci, nei casi più gravi la borsa ghiacciata. E in due minuti si ritorna a fare il casino di prima. Non so se funziona anche per noi adulti. Però la prossima volta prima della bustina voglio provarci anche io (e ora vado a spiegare al mio fidanzato come si dovrà comportare).

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