GIOIA

Ho fatto la spesa con gli Scec (di questa e altre monete nuove). Su Gioia!

scec_webSarà che Francesco Amendola, antropologo, 27 anni, ha gli occhi limpidi del sognatore ma quando l’ho visto dietro il banchetto di un mercato natalizio vendere un maglione per 5 euro e due banconote colorate mai viste, mi sono fiondata chiedendo: ma di che si tratta? “Sono gli Scec, detti anche buoni locali, una valuta gratuita con cui paghi lo sconto di  10, 20 o anche 30% che un commerciante o un professionista ti fa sul conto in euro. Il consumatore risparmia, il negozio fidelizza il cliente, il denaro rimane sul territorio e si crea una rete, tutta volontaria, di solidarietà economica e umana”. Come faccio ad averli? “Bastano nome cognome e codice fiscale””. Detto e fatto. In un paio di ore divento titolare del conto on line numero 49815 che mi dà diritto a 100 Scec che equivalgono a 100 euro: 70 li lascio dentro, 30 li prendo in contanti da Francesco per usarli tra gli associati (info su scecservice.org). L’indomani li spendo al mercato rionale di Serpentara (Roma Nord). Da Pasquale, specialità pugliesi, burrata, taralli e sugo fanno 10 euro: pago 8 e due scec. Da Gigi e Barbara per un carico di verdure pulite, 10% con le mie nuove banconote: “da marzo ci espandiamo, pane fresco e aperitivo, scec benvenuti”. Due giorni dopo sono a San Lorenzo (Roma sud). Avocadi bio e nostrani al Banco dei folli gestito dai due Franceschi (uno artigiano, l’altro psicologo): “L’80% dei nostri clienti usa Scec. Qui di fronte li prendono erboristeria e libreria”. Che cosa ci fanno i negozianti con i buoni? “La scommessa adesso è allargare la rete dei fornitori e produttori locali che li accettano” dice Francesco. Sogno? “Io ci credo e gli dedico tutte le mie energie”. Non è il solo. L’arcipelago Scec a cui la regista Elena Viglino ha dedicato il documentario (http://orodeifolli.com), conta circa 25 mila fruitori e 2500 fornitori sparsi su 12 regioni italiane cui è chiesto di essere attivi nella diffusione del buono locale. Il loro Presidente, Pierluigi Paoletti, ex analista finanziario, si impegna anche con le istituzioni: i buoni locali sono distribuiti dalla circoscrizione 6 di Torino e il comune di Parma ha approvato un progetto triennale per promuove la diffusione. Gli Scec (acronimo di Solidarietà che cammina) sono una valuta complementare, ovvero uno strumento con cui scambiare beni e servizi affiancandoli al denaro ufficiale, non ha corso legale, è accettata su base volontaria dunque legata a una comunità. Oppure ad un territorio.

sardexCome il Sardex, moneta complementare e virtuale, nata da un’idea di 4 giovani imprenditori sardi, nel 2009, e usata dentro il circuito di credito commerciale sardex.net. Esempio? Un ristorante acquista una fornitura di salumi pagandola 1000 sardex che l’azienda di insaccati userà in parte o in tutto per acquistare, ad esempio, scatole di cartone da una ditta associata. Non servono euro da anticipare e si valorizza l’economia locale. Le aziende coinvolte sono 1500, il numero cresce ogni giorno e anche i dipendenti delle aziende aprono conti in sardex. Sullo stesso modello esiste il Sicanex in Sicilia e il Piemex in Piemonte, in partenza l’Emiro in Emilia Romagna. La moneta complementare funziona appartiene a tutti, è libera dal debito pubblico e non gravata dagli interessi , ecco perché porta una boccata di ossigeno alla comunità liberando potere d’acquisto e incrementando lo scambio. Negli ultimi anni, causa la crisi e la mancanza di liquidità, l’interesse teorico e pratico per la nuova prospettiva di scambio economico è cresciuta moltissimo. Riusciranno i nostri eroi ad arginare lo strapotere dell’euro? L’economista Alberto Castagnola, tra i maggiori esperti in Italia di sistemi alternativi e solidali, è “favorevole ad ogni tipo di moneta complementare a patto però essa sia inserita in una comunità esistente e rafforzi la diffusioni di servizi di buona qualità e/o locali sarebbero altrimenti marginalizzati e metta in stretto rapporto consumatori e venditori per fissare il prezzo finale. Solo così si crea un circuito forte che prende spazio in quello tradizionale”. In ogni caso, Davide contro Golia, ma la storia insegna che non sempre va a finire come si poteva immaginare.

Bitcoin Tutti pazzi per il bitcoin
Il bitcoin equivale al contante di Internet, si  spende dentro l’omonimo circuito ed è usato per trasferire somme in modo anonimo e al costo di pochi centesimi. Usati all’alba della loro comparsa per traffici illegali nel web nascosto, in molti la considerano la moneta del futuro: sciolto da banche centrali, gestito tramite formule matematiche, esiste sempre e solo nella quantità limitata di 21 milioni nel mondo e apre una prospettive anche per i paesi in via di sviluppo. Secondo altri, è un bluff. Fate conto che nel 2011 un bitcoin valeva 0.30 dollari del 2011 oggi anche 800. Per comprarli bitstamp.net. Per promuoverli in Italia nasce bitcoin-italia.org/

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