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Che cosa vogliono (davvero) le donne. Su Gioia!

tumblr_mn717rn3w11qckvsbo6_1280Ogni volta che una donna si chiede che cosa le piace veramente a letto da qualche parte del pianeta uno scienziato studia per trovare la risposta ma al momento non ne esiste nemmeno una definitiva. E questo non perché siamo (anche) “dolcemente complicate” ma, più spicciamente, studiosi e, soprattutto, studiose se ne occupano da poco e ne sanno quasi niente Per dire. Non c’è una verità risolutiva sul punto G, esiste (pare) l’orgasmo cervicale ma è (forse) impossibile appurarlo scientificamente, le ghiandole di skene da cui dipende l’eiaculazione femminile spesso non sono riportate nei disegni dei genitali femminili. L’ignoranza sulla fisiologia fa pendant con le diffuse opinioni sul nostro rapporto con il sesso: romantiche, nate per la monogamia, ispirate dalla procreazione. E invece il giornalista americano Daniel Bergner, nel suo recentissimo Che cosa vogliono le donne (Einaudi), mette in fila i migliori studi con interviste a esperti e svela: il desiderio sessuale femminile è vigoroso e primitivo, siamo intrepide come le topine che inseguono il maschio per essere soddisfatte, avide alla stregua delle femmine di scimmie reso saltellanti di fiore in fiore finché sazie. Di questo appetito ci vergogniamo, o peggio, non ce accorgiamo. Come racconta l’esperimento del pletismografo di Meredith Chivers (psicologa, Queen’s University) un minuscolo oggetto per misurare la lubrificazione. Secondo i dati le donne s’accendono con ogni sorta di scena promiscua (“un’anarchia sessuale”), ma se intervistate riferiscono, sincere, di essere stimolate solo da quelle politicamente corrette. In sintesi: ci persuadono che sia natura un’indole sessuale remissiva e invece è solo cultura per domare l’irriverente verità biologica: siamo pari ai maschi, forse un pelino più spavalde. Il grande inganno è disvelato. Dunque, le donne sono, siamo, dovrebbero essere pronte a riprendersi il maltolto. Il libro ha avuto – giustamente – una notevole eco: ricco, documentato, ben scritto. E però. Davvero la consapevolezza sul nostro desiderio è solo chiusa nei laboratori? Se non c’è una risposta universale, avrà più valore l’esperienza individuale? Non è che tra le donne avanza, eccome, la coscienza su che cosa vogliono e se lo prendono? Senza fare (o quasi) rumore?

tumblr_mntk2oUfyI1qckvsbo3_1280Palpare le fantasie Cristina Luzzi è la responsabile italiana di Valigia Rossa, scrigno di lingerie e sex toys a domicilio. In 4 anni ha formato 98 agents provocateur, tutte donne, lavorano molto al Nord e in provincia, + 35% di fatturato nel 2013: “Non conosciamo crisi. Le clienti sono meno spaventate, la trilogia delle 50 sfumature diventando un best seller ha autorizzato a nominare fantasie indicibili in posti impensabili, non si sentono sole né strane. E il compagno può diventare complice”. La ginecologa Ana Lopez, 40 anni di servizio tra Uruguay, Svizzera e Italia constata: “è ormai chiaro a tutte che una buona sessualità fa filare meglio la vita e ci mettono impegno, conoscere il proprio corpo è sempre un buon punto di partenza”. Slavina, regista degli spot Lila anti Aids (ultima sul Femidom, preservativo femminile) annota: “Le più giovani e consapevoli hanno un immaginario sessuale da protagoniste, non si deprimono per la cellulite e sono interessate al proprio piacere in ogni contesto sessual/sentimentale. Sanno che desiderare con pari potenza non porta alla crisi del maschio e/o all’estinzione della specie. Anzi. Credono nell’evoluzione. Tifano per gli uomini 2.0, complici, curiosi, interlocutori. E io, come loro, li trovo molto eccitanti”. Non sono tutte uguali le donne del mondo. Maschi gioiosi e intelligenti così aperti da dire: “i vibratori fanno per noi quel che la lavastoviglie fa per le donne moderne” (battuta geniale, rubata a Lori Gottlieb, New York Times). E sono molti di più di quanto ti aspetti. Steve Thomson – Global Marketing Manager della Lelo, top brand di adult toys (ultimo nato per le donne Ora, simulatore di sesso orale): “Sono stato il primo ad esserne sorpreso. Le nostre clienti hanno, in maggioranza, rapporti stabili”. Vendete in 50 paesi: che cosa accomuna le donne? “Sul prodotto: bellezza, potenza della vibrazione, durata e rumore. La differenza però la fa sempre come dove e con chi lo usi”. Di qualunque natura sia, infatti, è sempre dentro una relazione che si consuma il sesso. Maria Barbuto, psicanalista lacaniana e docente alla Università Cattolica di Milano: “Per le donne il piacere si compie nel sentirsi unica e assoluta nel desiderio dell’altro. Una gratificazione che, per non diventare dipendenza, chiede di essere consapevoli: non tutto si risolve con l’amore, non tutti gli incontri sono perfetti. Saperlo serve a separare l’esito di una serata (o di una storia) dalla definizione di se stesse: sono sbagliata? No. Solo che l’incastro non è avvenuto. E quando la connessione si perde? “Il comfort della casa e la tenerezza uccidono l’erotismo. Ci sono piccoli trucchi per evitarlo. Celarsi sempre un po’, non darsi per scontati, spazio e tempo per corteggiarsi”. Funziona? A volte sì, a volte no.

bergnerL’ordine costituito. Scrive Bergner che per le case farmaceutiche, la partita del Viagra rosa è “una cura alla monogamia”, un mercato da 4 miliardi all’anno solo in America. Eppure di fronte ai risultati sbalorditivi del Bremelanotide, in laboratorio e sulle donne, i capi della casa farmaceutica, pur sopraffatti dalla gioia, s’erano spaventati: come assicurare che tanto furore si rivolgesse solo al marito? Non c’era modo. Con la scusa degli effetti collaterali, ritirarono la domanda di autorizzazione alla Food and Drug administration. Dando ragione a Bergner: la paura del caos sessuale la vince su tutto, pure sui soldi. (ps: il matrimonio non è un afrodisiaco, ma dentro ci sono mille altre cose e anche questo le donne lo sanno benissimo)

 

 

 

 

Questo articolo è stato pubblicato in forma più sintetica su Gioia! n. 11 del 2014 e ripubblicato da Il Foglio del Lunedì.

Le immagini dell’articolo sono tratte dal blog manidivelluto.tumblr.com/‎ di Regina Orioli.

Regina fa parte delle ragazzedelporno.org, un gruppo di registe che sta attivando in Italia il crowdfunding per produrre dieci corti porno girati da donne.  Qui il link per contribuire a realizzare un’immaginario cinematografico di che cosa vogliono( davvero) le donne.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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