MYSELF

Caso Aldrovandi. La battaglia di Patrizia continua (anche) con un libro. Mia intervista su myself

154321771-8f2eaf5e-c146-4581-9fb7-2b41485e3d21Fine dolore mai. «Niente lenisce quello per la morte di un figlio, c’è solo il conforto di scoprire tante persone che ti sono vicine, pezzetti di specchio che riflettono il mio amore per lui». Patrizia Moretti, 53 anni, fa l’impiegata a Ferrara, è sposata con Lino, ispettore dei vigili urbani. Ed è la madre di Federico Aldrovandi. Che la sera del 25 settembre 2005, 18 anni appena compiuti, è uscito per andare a un concerto e non è più tornato. Per la sua morte violenta, nel 2012 sono stati condannati in via definitiva i 4 agenti delle due volanti di polizia che lo fermarono all’alba per un “controllo”. Condannati nel 2012 in via definitiva per “eccesso colposo in omicidio colposo”: tre anni e sei mesi, poi ridotti a sei mesi grazie all’indulto. Da gennaio di quest’anno, però, sono di nuovo in servizio, con funzioni amministrative. Patrizia Moretti non ci sta, attiva su Twitter la protesta #vialadivisa e scrive Una stella sola nel firmamento (Il Saggiatore). Vuole che i 4 agenti non facciano più parte della polizia.
alPerché ha scritto questo libro?
«Per raccontare, da un punto di vista intimo, quello che ho vissuto con mio marito e Stefano, l’altro mio figlio, che oggi ha 23 anni. E soprattutto per Federico. Perché non sia ucciso una, due, mille volte da chi ha infangato la sua immagine. Hanno detto che è morto per overdose, poi per un malore causato dalla droga. Non è vero. Federico era una meraviglia di cui sono sempre andata fiera, un ragazzo di provincia con la testa piena di sogni: viaggiare, cambiare il mondo. Voleva fare il tecnico del suono. A 18 anni ti apri al futuro in modo confuso ma sincero. Faceva karate, giocava a pallone e a tennis, correva come gli aveva insegnato il nonno».
Gli agenti sono stati condannati, la pena è stata scontata, perché chiede di togliere loro la divisa?
«L’entità della condanna non ha peso per me, l’importante è che ci sia stata, messa nero su bianco. Ma non sopporto che non abbia conseguenze: è giusto – e dico per tutti gli italiani, non solo per me – che chi uccide indossando una divisa torni al lavoro al servizio dello Stato? Fino a oggi hanno parlato magistrati e funzionari. Ora tocca ai politici. Devono decidere se mandarli via. Io aspetto».
Dove vuole arrivare?
«Voglio che a nessun altro accada quello che è successo a mio figlio. È stato faticosissimo condividere il mio dolore ed espormi in pubblico, ma così ho impedito che la storia di Federico finisse insabbiata. Non voglio altri ruoli, le proposte politiche, che pure mi sono arrivate, non mi interessano. Sono la mamma di Federico, questo resto e non permetterò a nessuno di dimenticare».
Ha scritto il libro con una psicoterapeuta.
«Sì, Francesca Avon. Mi ha aiutata. Oggi le lacrime mi vengono giù anche quando parlo in pubblico. Prima mi trattenevo, ora ho imparato a lasciarle cadere».
La mamma di Aldro in piazza-2

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