GIOIA

Maschio, lo stereotipo avvelena anche te, digli di smettere. Su Gioia!

keep-calm-and-stop-gender-stereotypingS’avanza qui la tesi che serva ai maschi, dai più ai meno giovani, una battaglia di liberazione dagli stereotipi di corpi e di ruoli in cui vengono imbrigliati rendendoli (noi crediamo) meno liberi e felici. A sbirciare in tv, guardare uno spot, sfogliare riviste e ammirare cartelloni, i belli non sanno usare il ferro da stiro, i padri sono inabili con il pannolino, gli adolescenti solo aspiranti calciatori, tutti pazzi per le belle, i motori e gli smartphone, per non dire del canone di bellezza (icone di profumo): un adone che solo (o quasi) il photoshop può creare. Eppure noi tutte sappiamo che in media colui con cui spartiamo letto e desco non è poi così perfetto nè imbranato o primitivo. Oppure no? Agostino Toscana, Direttore creativo di Saatchi&Saatchi, sorride: “Più la pubblicità è destinata ad un pubblico ampio, più è conservativa. Peggio se è corta”. Ci spieghi meglio, per favore. “Se lo spot dura 30, allora le donne fanno i piatti lucidi, gli uomini li rompono magari con una faccia buffa. Perché quella è la situazione ancora più diffusa, tutti ci siamo passati almeno una volta. Identificazione e autoassoluzione”.
kinder-maxi-pannolinoUno spot non emancipa gli uomini nè li condanna all’immobilità ma se (come altri media in cui ci/si specchiano) li rappresenta è utile variarlo per spronarli verso un passo in avanti. Per un vantaggio pratico, mica per un principio teorico. Dice Lorenzo Todesco, sociologo della famiglia, Università di Torino, autore de Quelli che gli uomini non fanno. Il lavoro familiare nelle società contemporanee  (Carocci Editore): “Più dello stipendio portato a casa e dal potere che ne deriva, la divisione del lavoro domestico è decisa dall’ideologia di genere, ovvero come uomini e donne vedono collocati se stessi e l’altro/a, se in ruoli paritari o tradizionali”. Ovvero? “Stendere i panni non è mai e solo un compito esecutivo, ma conta per la sua valenza simbolica, se per me afferma oppure no la mascolinità, se lo considero parte integrante, oppure no, della mia femminilità”. L’ideologia di genere, è influenzata da cultura, lavoro, educazione familiare, role model etc… ed è interclassista, abbraccia con uguale intensità il taxista, il manager o il deputato, condiziona il microcontesto familiare ma influenza anche quello macro della politiche. Così, ad esempio, le politiche di conciliazione destinate alle donne ale aiutano nell’immediato ma perpetuano lo stereotipo che la cura sia affare nostro. Todesco invece riporta studi in paesi europei dove “le politiche dirette ai padri provocano un cambiamento nell’impegno familiare”.
www.brandforum.it_kinder4Spostare i maschi sulla responsabilità della cura (di stessi e delle persone che amano) è molto più che un aiuto a noi donne, compagne, madri, sorelle. Elisabetta Ruspini, sociologa, università Bicocca Milano, curatrice di Uomini e corpi (FrancoAngeli) riflette: “Il corpo maschile, da sempre occultato dalle divise e destinato solo al lavoro, negli ultimi dieci anni almeno comincia a mostrarsi, a partire dalla moda, molto curato e con orientamenti sessuali plurali. Gli uomini apprendono che questi loro corpi necessitano di mantenimento, sono vulnerabili, non bastano più solo le donne i casa a sostenerlo, uno svelamento della debolezza individuale che diventa una presa di coscienza collettiva. Quando inizio a curare me stesso, posso anche curare gli altri. E lungo questa strada si potrà andare incontro ad una maggiore di parità di genere”. L’ipotesi è interessante. Gli uomini possono inventare un modo e un mondo nuovo nel ruolo di cura, a patto però di lasciarli fare a modo loro, come suggerisce Anne Marie Slaughter, ex consigliera di Obama, ora a capo della  New America Foundation. Senza mutuare comportamenti femminile ma saldi nella loro differenza “incorporare ed elaborare un modello maschile per essere capaci di giocarci, trasformalo, reiventarlo” rincalza il filosofo Simone Regazzoni. Per se stessi e ancor di più per trasmetterlo ai loro figli che ne hanno un gran bisogno.
Il-video-di-backstage-di-Eros_socialmeta_imageLorella Zanardo, autrice de Il Corpo delle donne e Senza chiedere permesso (entrambi Feltrinelli) da un paio di anni porta nelle scuole superiori un format per insegnare agli studenti come smascherare gli stereotipi sui media. Centrato sulle ragazze, sempre di più, l’argomento interessa i ragazzi: “Sono a disagio con il modello maschio che non deve chiedere mai e si arrabbiano con l’icona adone e muscoloso ma lo subiscono, non si tolgono la maglietta a mare o  si ammazzano di palestra per farsi venire i muscoli”. Elena Riva psicoterapeuta dell’adolescenza, tra le fondatrici di Minotauro (Istituto di analisi dei codici affettivi), nota: “la pressione per la cura della propria immagine accomuna sempre di più maschi e femmine generando in entrambi tensioni che possono diventare sofferenza fisica e psichica”. No, non è questa la parità che vogliamo si rammarica Zanardo che, però, aggiunge: “Nessun manager perde autorevolezza perché è brutto o troppo bello, né a 30 anni rischia il posto di lavoro se a 18 si è fatto fotografare nudo. Il corpo degli uomini messo sotto tiro dalla leggi del mercato può provocare dolore ma non discriminazione”. Tutto vero, ma proprio perché noi donne conosciamo la tirannia degli stereotipi, possiamo dare una mano ai nostri ragazzi per evitarli. Fin da piccoli. Guardate i libri delle elementari: padri in poltrona, madri in cucina, scienziati, maestre, dottori, streghette, bambini aspiranti meccanici, bambine che raccolgono i fiori (Irene Biemme li ha raccolti nel libro Educazione sessista di Rosemberg &Sellier). Da oggi, di fronte a queste immagini, facciamoci venire in mente che la nuova partita è liberare i maschi dall’azzurro, lasciarli liberi di amare e di odiare la spada, la bambola, il pallone, la cucina. Come (per fortuna) succede alle bambine. Maschio sì, ma come gli pare a lui.
 
Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...