FULMINI

La Levatrice (elliot editore) #checosastoleggendo

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#checosastoleggendo

Chi maneggia la vita, conosce la morte. L’avvincente processo a La levatrice diventa un romanzo morale su come veniamo al mondo.
#checosastoleggendo

twitter@aledipie


Chris Bohjalian

La levatrice
Elliot editore
Traduzione di Elena Bollati
Pag. 320
euro 18,50

Durante la lunga estate che precedette il processo a mia madre e in quei freschi giorni autunnali in cui la sua vita venne messa sulla pubblica piazza della contea – la sua persona linciata, le sue conoscenze messe in dubbio – ascoltai di nascosto molto più di quanto i miei genitori credessero e compresi molto più di quanto avrebbero avuto piacere. Attraverso il condotto del camino nel pavimento della mia camera, potevo sentire le discussioni dei miei genitori con l’avvocato di mia madre che si tenevano a notte fonda in salotto, quando gli adulti pensavano che io dormissi ormai da ore. Se per caso i tre si trovavano nello studio di fianco alla cucina che mia madre usava come ufficio e sala visite, magari alla ricerca di un vecchio documento tra i suoi archivi o un’anamnesi prenatale di una paziente, mi sdraiavo sul pavimento del bagno sopra di loro e ascoltavo le parole giungermi attraverso i fori che erano stati fatti per far passare i tubi dell’acqua del lavandino. E anche se non sono mai arrivata a sollevare il ricevitore di un telefono al primo piano quando sentivo mia madre parlare all’apparecchio della cucina, spesso scendevo in silenzio lungo le scale fino a riuscire a sentire ogni parola. In questo modo devo avere ascoltato decine di telefonate, immobile sul gradino più basso, invisibile dalla cucina poiché il cavo della cornetta si allungava soltanto di un paio di metri. Fu così che quando ebbe inizio il processo, avevo ricostruito quasi con esattezza quello che l’avvocato, l’amica o l’ostetrica avevano detto dall’altro capo del telefono. Ero sempre stata un’accanita osservatrice dei miei genitori, ma in quei mesi vicini al processo divenni una fanatica. Osservavo le loro liti e notavo come i loro diverbi diventassero sempre più accesi sotto pressione; sentivo che si scusavano, spesso uno di loro singhiozzava, e poi attendevo quei rumori più sommessi (e tuttavia riconoscibili) di quando si sarebbero messi a letto e avrebbero fatto l’amore. Coglievo l’essenza delle loro dispute con i medici e gli avvocati, capivo perché alcuni testimoni sarebbero stati stati meno favorevoli di altri, imparai a odiare persone che non avevo mai conosciuto, i cui volti non avevo mai visto. Il medico legale. Il procuratore. Un’ostetrica di Washington che doveva essere un’esperta.
La mattina in cui il giudice diede le sue istruzioni alla giuria e la mandò a decidere il destino di mia madre, sentii il suo avvocato spiegare ai miei genitori quella che veniva considerata la più grande leggenda dei processi: si può scoprire la decisione della giuria, nel momento in cui fa ritorno nell’aula dopo la delibera, dal modo in cui guardano l’imputato o se si rifiutano di guardarlo. Ma non credeteci, disse loro. È solo una leggenda. Quell’autunno però avevo quattordici anni e mi sembrava molto più di una leggenda.


Bio

Chris Bohjalian è scrittore americano di origini armeni, autore di quindici romanzi, tra cui “Le ragazze del castello di sabbia” (Elliot 2013) e La Levatrice uscito nel 1997, un romanzo che mescola con grande abilità la narrazione della storia con le riflessioni mediche e morali, molte competenti sulla nascita in casa. Un libro che arricchisce ognuno di noi.

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