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Silvio, Ruby e la fine del processo politico (si spera). Su Il Foglio (19/7/ 2014)

rubyDedico l’assoluzione di Berlusconi a chi ha creduto di far fuori un pessimo leader politico per le azioni compiute in camera da letto e non in Consiglio dei Ministri. Vi vedo compìti ed obbedienti dire che le sentenze della magistratura si rispettano e poi fargli le pulci per avere ancora un cavillo di ragione. E quelli dal canto loro, ringalluzzirsi che adesso sì, possiamo ripartire. Il mio sommo imbarazzo su questa faccenda si scioglie finalmente e potrò leggere quegli interrogatori in cui togate chiedevano a civili se la presenza delle mutande fosse reale o presunta. Come una brutta pagina della magistratura che archiviamo. Meno male. Però: ricordiamoci per favore le paginate su Sara-Tommasi-neanche-indagata e ogni ragazza-mai-imputata-ogni giorno in prima pagina e con galleria fotografica molto scollata accanto. Da sbirciare tra un’indignazione e l’altra. No, non si fa. Che non accada mai più. Per loro e per nessun altro. Confessione: Avevo vent’anni e la scuola di giornalismo mi mandò all’Unità (stage). Mi misero a seguito di Marco Brando su Mani pulite. Porto la medaglia di aver smentito dopo tre giorni con i fatti (i miei articoli) di essere la nipote di Antonio Di Pietro (ancora ricordo lo svolazzo della toga davanti alle telecamere tv) ma ero convinta davvero che quei signori ci avrebbero liberato dal male. Ho  partecipato al giro di giostra che presto intesi nel suo massimo potere di gogna davanti al primo suicidio e da lì imparai che del sentimento insondabile della vergogna ha diritto anche il colpevole. Fu dopo però che elaborai il lutto, constatando che La Procura di Milano non ci regalò il mondo nuovo ma Berlusconi e i suoi maggiorenti che mi /siamo ciucciati per vent’anni come avversari politici.  Ma voi dormivate? E a Ruby, ragazza a cui la sorte ha riservato l’opportunità di conoscere un potente e non di prendere  un phd a Pechino (e se l’è gestita come meglio poteva) posso dire con certezza di non considerarti maestra di niente ma neanche studentessa a cui impartire lezioni di come essere nella vita, una con cui andrei volentieri a cena. Ruby, una di noi, niente di meno.

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