ARTICOLESSE

50 sfumature di porno&comunismo (o dell’ultimo numero di Micromega)

micromegA 20 anni leggevo Micromega, a 30 gli articoli sugli articoli di Micromega, dopo i 40 mi ero disintossicata del tutto ma quando ho avuto tra le mani l’ultimo tomo lanciato come numero sul porno seppur castamente titolato Il corpo della donna tra libertà  e sfruttamento, ho ceduto. E mi è piaciuto parecchio a leggere Rocco Siffredi nel confronto con la  regista Roberta Torre performare in frasi tipo  “la pornografia non può prendere il posto della sessualità” o  “certi adolescenti, e le ragazze in particolare, dovrebbero capire bene che questo tipo di sesso non è il sesso da cui prendere spunto” ma anche “bisognerebbe mettere i sottotitoli sotto certe scene non ripetete a casa vostra” (lo dice  anche il pornostar James Deen che il sesso nei film per adulti è come andare a 200 km contromano: si guarda, non si fa). Più interessante però l’autocoscienza (quanto sincera?) di Siffredi che riflette amareggiato sul fallimento della trasmissione del suo modello extreme ovvero “la necessità di connettersi con il cervello prima che con il corpo…. i ragazzi pensano che dare due ceffoni sia fare alla Rocco…..quando c’è l’intesa porti le donne al loro limite, non oltre, oltre c’è solo violenza.” Chiosa Torre:  “Senza voler fare voli pindarici, direi che oggi più che mai la sessualità e la sua rappresentazione possono essere un modo importante, artisticamente vitale e rilevante, di raccontare quello che sta succedendo tra uomo e donna”. Tra i due c’è tutto il dialogo che manca nello scontro Latella (Maria, giornalista)/ Nappi (Valentina, pornostar). La prima è convinta che il sesso sia mistero, la seconda che a darla via come fosse bere un bicchiere d’acqua i rapporti tra uomini e donne sarebbero meno violenti;  Latella mette sullo stesso binario mercificazione del corpo femminile e tramonto degli ideali legalitari (“se mio padre mi avesse visto parlare con un condannato per strada mi avrebbe preso a schiaffi e riportato a casa”), Nappi considera l’invocazione un imbarazzante amarcord patriarcale, per l’opinionista politica la famiglia è  luogo dei valori, per Nappi cavea degli orrori e così andando ognuna volge verso la sua strada. La lettura prosegue con un bell’intervento di Alessandro Capriccioli (Metilparaben) sulla necessità dei lovegiver per le persone con disabilità e i tabù che ostacolano persino la discussione, il racconto in primo persona della filosofa e scrittrice Gloria Origgi sul corpo come tela della nostra storia, un resoconto asciutto e puntuale di Giulia Garofalo Geyomonat su leggi e prostituzione, un bignami dell’ottimo Pietro Adamo sul porno nato libertario negli anni 70 e diventato in rete (spesso) luogo di stereotipi e violenze. Ed è tutto molto piacevole quando l’imperscrutabile cosmogonia intellettuale  di Micromega pur senza tralasciare titoli accattivanti (Cunnilungus d’autore, il sesso al cinema e i limiti del porno di Fabrizio Tassi) vira su l’istinto materno che non esiste (sempre sia lode ad Elisabeth Badinter, ma qui che c’entra?) impennandosi niente di meno che fino a a Dio, la religione e il posto delle donne (Carlo Augusto Viano e Rachid Boutayeb). Mentre  la lettrice smarrita cerca (e non trova) la voce delle donne che già fanno il porno (Erika Lust, Tristan Taormino solo per citare le due più mainstream), le teorie queer, il nodo politico del corpo transgender (vedi l’attivista e attrice transgender Laverne Cox in copertina sul Time che ne è diventata l’icona internazionale) o anche le femministe di ultima generazione  (su cui c’è un saggio: ma non era meglio dar loro direttamente la parola?). Alla fine però lo leggi tutto (o quasi). Consideratelo un tentativo furbo ma piacevole  d’accattarsi il lettore e la lettrice con qualcosa di infinitamente più piacevole dei peana antiberlusconiani (e va bene così), una sorta 50 sfumature di porno&comunismo da sfoggiare sotto l’ombrellone, la mossa editoriale estiva per ricordarci che Micromega è vivo e si erge in mezzo a noi.

Qui il trailer di 50 sfumature di grigio che, in una settimana, è già diventato il più visto del 2014, molto bruttino a mio parere.

 

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