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Crudismo & co: è giusto imporlo ai figli? Su Gioia!

TRU719265Una madre ossessionata dalla purezza del cibo al punto da affamarsi e fare rischiare la vita al figlio, le migliori intenzioni che diventano tragedia. È la trama di Hungry Hearts, film di Saverio Costanzo, ispirato da Il Bambino Indaco (Einaudi) di Marco Franzoso, premiato alla Mostra del cinema di Venezia con la Coppa Volpi per i due migliori protagonisti (Alba Rohrwacher e Adam Driver). Il film arriverà nella sale a gennaio, ma a noi di Gioia! questa storia tostissima ci ispira qualche domanda: è giusto imporre ai figli una scelta alimentare radicale? Farli crescere vegani (zero derivati animali), crudisti (no cotto), fruttariani (solo frutta dolce, ortaggio e grassa)? Perché ci mette paura il rigore della dieta salutista ma la dieta a base di carne, brioche e bibite che fa il bambino obeso? Fino a che punto i bambini sono nostri o soggetti a sé fin dalla nascita? Laura Boella, ordinaria di filosofia morale all”Università degli Studi di Milano è definitiva: “Un regime nutritivo rigido è una imposizione che deriva dal mito, presente nell’esperienza materna, del bambino perfetto, il tentativo di avere tutto sotto controllo, l’espressione di una volontà di onnipotenza di cui è necessario essere consapevoli”. Boella, “cresciuta nel 68, generazione libertaria”, considera “di buonsenso riconoscere al bambino la sua autonomia: imporgli una scelta  che lo priva di altre esperienze – per esempio la mensa scolastica come gli altri– è la variante di un modello autoritario. L’equilibrio psichico si sviluppa su affettività e  amore, accettazione del figlio e fiducia nel suo istinto, non regole ferree. C’è l’autonomia dei genitori ma questi non possono considerare i proprio figli come suscettibili di un controllo di qualità, un legno storto da raddrizzare”. Fin qui la filosofa, ma la legge invece che cosa ci dice? “I genitori hanno il diritto/dovere di alimentare il figlio come meglio credono purché il bambino cresca sano e secondo la sua natura” ci informa Anna Cortese, avvocato che si occupa di diritto di famiglia da vent’anni a Milano e organizza per il suo Ordine professionale corsi di formazione a tutela dei minori:  “Il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione e ogni convenzione internazionale garantisce il benessere del minore.  Ho l’occhio sul Tribunale e sulle sue decisioni da 25 anni e dal 2008 sull’attività della Camera Minorile di Milano, un’associazione di avvocati che promuove la centralità del minore come soggetto di diritti, e posso dire con certezza che il bambino sottoalimentato e dunque maltrattato è un caso rarissimo, causato da turbe ossessive che non hanno a che fare con le scelte alimentari”.

TRU719264I genitori che seguono stili di vita non maggioritari, infatti, sono semmai più attenti e consapevoli, “vanno accolti, ascoltati e supportati altrimenti posso finire nelle mani di medici cialtroni che usano la fantasia e lì si che accadono danni” sostiene Lucio Piermarini, dell’Associazione culturale Pediatri (ACP),  firma di Uppa – Un pediatra per amico – portale di ottima informazione sull’infanzia, autore di Io mi svezzo da solo (Bonomi). Qual è il suo metodo? “Seguo la scienza non il pregiudizio, guardo alla medicina occidentale, quella basata sull’evidenza, che cura i tumori ed esegue i trapianti e allora da lì, le mie conoscenze scientifiche mi dicono che il bambino vegetariano cresce senza problemi, il vegano pure e gli basta una integrazione di vitamina b12”. E se la madre è crudista, ad esempio? “Mi faccio illustrare che cosa intende dare al bambino e ci veniamo incontro: oggi siamo attrezzati per fare crescere tutti i bambini bene e dentro il regime alimentare familiare”. Oggi l’allarme sociale è sul bambino obeso (11, 1%) e sovrappeso (22,9), con punte del 48% in Campania, la loro salute ne risente e il benessere psicofisico pure. Dunque se non esiste un problema di bambini malnutriti, perché l’angoscia collettiva è catalizzata da fantasma di madre che affama? “Chi non mangia muore: le guerre l’hanno insegnato ai nostri avi e una madre che affama dà l’idea di non essere in sintonia col suo ruolo di accudimento. Il bambino obeso ci rimanda al pieno, a un’idea antica di salute e di benessere oggi attenuata dalle conseguenze serie del sovrappeso infantile.” nota Maria Barbuto, psicanalista lacaniana. Rassicurante certo ma resta “eticamente scorretto imporre ai figli il veganesimo” ad esempio per Elisabetta Ambrosi, giornalista, blogger, scrittrice e mamma di un bambino di 5 anni, autrice di Guerriere. La resistenza delle nuove mamme appena uscito per Chiarelettere: “La scelta del cibo fa parte delle più generali scelte etiche che trasmettiamo, anzi spesso imponiamo, ai nostri figli. Però a mio parere, il messaggio educativo più importante è che la famiglia pur rimanendo un sistema di valori robusto, è sempre permeabile, aperta all’esterno e al pluralismo. Ecco perché da questo punto di vista, un sistema alimentare integralista è come una visione religiosa o settaria”. Maddalena, 44 anni, fondatrice di GenitoriVeg, gruppo Facebook, 5 mila iscritti, sorride: “Non mi sento chiamata in causa da storie triste di madre con turbe psichiche che solo casualmente sono anche vegane. La mia scelta ha ragioni salutistiche ed è confermata dalla buona crescita di mio figlio, seguito come gli altri dai pediatri”. E se il bambino le chiedesse una polpetta? “Fatto! L’ha mangiata e non gli è piaciuta. Qu, in famiglia, suo papà è onnivoro”. Però è d’accordo con lei? “Sì, convinto dai fatti. Il bambino è sanissimo, 5 anni, mai un antibiotico”. E se alle feste vuole mangiare la torta? “Ogni genitore trova una regola, personalmente gli chiedo di non farlo e gli offro un’alternativa magari i pinoli che gli piacciono tantissimo, ma non apro un conflitto”. Ultima domanda: per lei che è vegana esiste un regime alimentare estremista? “Con il tempo e il confronto  con gli altri genitori ho imparato a non giudicare e a fidarmi. L’unico estremismo per me è aggredire chi non ha lo stesso stile di vita”.

Vegetariani e vegani in Italia: un piccolo popolo che, secondo il rapporto Eurispes 2014, comprende il 7,1% della popolazione: circa 4,2 milioni di persone, contro 3 milioni e 720mila del 2013. Nel dettaglio, spiega Eurispes, il 6,5% degli intervistati si è dichiarato vegetariano (erano il 4,9%), lo 0,6% vegano (contro l’1,1%).

Per quanto riguarda le motivazioni si va dalla sensibilità animalista e ambientale all’attenzione alla salute. Quasi un terzo (31%) dei vegetariani e vegani ha scelto questo tipo di alimentazione, dice l’Eurispes, per rispetto nei confronti degli animali, un quarto (24%) perché fa bene alla salute. Un altro 9% afferma di farlo per tutelare l’ambiente.

La scelta veg in crescita non è solo una tendenza nostrana. Si stima che nel mondo vegani e vegetariani siano circa un miliardo. In India, la patria del vegetarianesimo anche per motivi religiosi,circa il 30% della popolazione è vegano o vegetariano. In Europa è la Germania il Paese più veg (7 milioni di persone). In Gran Bretagna lo è circa il 5% e, secondo i dati della British Vegetarian Society, sono almeno 2mila le persone che ogni settimana scelgono di diventare vegetariani.

Questa è la versione integrale di un articolo pubblicato sul numero 36 di Gioia!

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