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Biolavoro globale: essere liberisti con i corpi delle altre. Su La Stampa Top News

11025195_10153209699354248_1679669299254430476_nLa filosofa Angela Balzano importa e traduce per la casa editrice DeriveApprodi Biolavoro Globale. Corpi e nuova manodopera delle australiane Melina Cooper e Catherine Waldy (docenti universitarie, studiose di biopolitica) donando “una boccata d’aria per chi desidera fuoriuscire dalle astrazioni di certa bioetica, che tanto si affanna sui problemi morali sollevati dalle nuove tecnologie, dimenticando i corpi e la loro centralità in ogni processo di scoperta scientifica”. Balzano – 30 anni, allieva di Rosi Braidotti, femminista e attivista – nella intro scrive: “la questione della soggettività è la questione del potere”. E qui il soggetto più interessato sono le donne. Il saggio di Cooper e Waldby indaga sul mercato degli oociti per concepire un figlio o fornire materiale alla ricerca scientifica, i desideri e i bisogni che muovono le spagnole o le rumene a vendere, il business sotto il retorico marketing (anche politico) del dono, l’arbitraggio (la ricerca del mercato più conveniente,  oociti negli Usa 10.000 dollari, 600 euro in Cecoslovacchia), la maternità surrogata in India (7 mila dollari contro le 20/50.000 in America, qui l’utero è “una stanza vuota” da affittare per guadagnare più del proprio marito e crescere in potere), la sperimentazione dei farmaci come possibilità di accesso alle cure. C’è nel mondo una enorme manodopera penalizzata dal proibizionismo che non la riconosce come tale, sovraesposta dal liberismo che spreme sui costi, fondamento di un business in espansione: sempre in India l’economia informale è parte integrante del prodotto interno lordo e il servizi clinico sanitari sono considerati un motore eccellente di crescita. Non ci sono soluzioni semplici o universali, il saggio offre elementi di complessità e dice con chiarezza che l’economia biomedica si basa su uno scambio ineguale: chi trae profitto ha un rischio basso che diventa altissimo nel corpo di chi lo permette. Chiedersi se l’utero in affitto sia una pratica giusta o sbagliata è dunque una domanda puramente morale e schierarsi per il sì o per il no mette solo a tacere la propria coscienza qui nel salotto buono dell’occidente.

#missgeek è pubblicata ogni lunedì su La Stampa Top News
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