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Maschi e femmine si nasce o si diventa? Su Gioia!

The children pictured are participating in a weekend summer camp created by parents in support and celebration of their gender-nonconformity.

The children pictured are participating in a weekend summer camp created by parents in support and celebration of their gender-nonconformity (Ph Lindsay Morris)

Nelle foto di  questo servizio i bambini mettono il rossetto, le bambine portano i capelli a spazzola e tutti sono liberi di fare giochi tipici dell’altro sesso. Siamo in America, dentro un campus per gender fluid children ovvero piccoli che hanno l’esigenza profonda di vestire panni e ruoli dell’altro sesso: le famiglie glielo lasciano fare, fondano comitati, ne parlano nelle scuole per aumentare la tolleranza e arginare il bullismo. Anche in Italia esistono bambini gender fluid ma nessuno ne fa parola in pubblico. Si tratta di un fenomeno ristretto e specifico, ovvio, ma il silenzio la dice lunga su una convinzione diffusa e più generale: se cresciamo i nostri figli senza marcare la differenza tra i sessi, dai vestiti agli atteggiamenti passando per lo sport vengono su confusi, non si sentono né maschi né femmine e questa ambiguità si riflette poi sul loro orientamento sessuale. Di questo ad esempio sono convinti i promotori del Comitato Difendiamo i nostri figli scesi in piazza a Roma lo scorso 20 giugno contro il matrimonio gay, le famiglie omogenitoriali e l’educazione di genere nelle scuole e nella società (la chiamano no gender) che, a loro dire, cancella la diversità maschio-femmina.

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Facciamo ordine

“La maggior parte dei genitori, anche tra i più aperti e moderni, ha paura che il proprio figlio possa scoprirsi omosessuale” ci dice con saggezza Chiara Saraceno, la più importante sociologa italiana. Perché? “Pensano che soffrirà, soprattutto in un Paese come il nostro che non ha leggi né politiche sulle coppie gay, alcuni si  vergognano, altri pensano che sia colpa loro”. Tuttavia, “educare all’uguaglianza di genere, a scuola e in famiglia, vuol dire dimostrare che il sesso biologico, ovvero il corpo con cui nasciamo, non ci dà vincoli nelle abilità dunque se sei maschio puoi imparare anche ad accudire tuo figlio e se sei femmina puoi guidare pure un camion o persino un’astronave. Tutto questo non ha niente che vedere con l’orientamento sessuale che è l’attrazione sentimentale e fisica  verso l’altro/a ed  è già dentro di noi, non si sceglie né si forma e merita rispetto qualunque esso sia”.  Semplice no? Neanche per sogno.

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Tra stereotipo e sessimo

Secondo Costanza Miriano, tra i volti noti del Comitato Difendiamo i nostri figli, “per  crescere abbiamo bisogno di una comunità con riferimenti forti e molti stereotipi lo sono, non vanno tutti condannati. Le donne oggi sono libere di essere Samantha Cristoforetti e madre di 11 figli. Questo non cambia però la differenza tra maschi e femmine: mio marito non vede il burro in frigo ma guida sicuro per strade sconosciute, quando lasciavo i bambini piccoli a casa piangevo sul posto di lavoro, mia figlia a un anno strepitava per avere la bambola e il maschio fa boxe. Dio perdona, ma la natura no e ha le sue leggi immutabili. I figli nascono da un padre e una madre, la donna accoglie, il maschio mette il confine. La differenza è la bellezza ma se la nomini ti chiamano sessista: secondo me c’è una isteria collettiva e lo stereotipo ce l’ha in testa chi ci vorrebbe tutti uguali imponendolo anche dentro le scuole”. Questa educazione di genere nelle scuole c’è? No. A differenza di quasi tutti gli altri Paesi d’Europa, l’Italia non ha neanche una legge sull’educazione sessuale. Al momento è stato solo approvato un emendamento dentro la riforma della Buona scuola che promuove dall’asilo al liceo “l’educazione alla parità di genere, la prevenzione alla violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.

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Educare alla parità valorizza le persone

Se si farà e come si farà ancora non lo sappiamo. Alberto Pellai, psicologo e psicoterapeuta, cattolico e padre di 4 figli, però intanto ci dice: “Sarebbe bello che famiglie e scuole fossero alleate e non nemici”.  Pellai è un ‘autorità dell’educazione emotiva, affettiva e sessuale dei nostri figli, ha più di 50 titoli attivi tra cui l’ultimo best seller TTP, generazione tutto presto (deagostini) e sulla paura che un’educazione di genere paritaria significhi un maschile incerto o un femminile mortificato la pensa così: “Ogni essere umano nasce uomo o donna e  nostro compito di adulti responsabili é portarlo a una consapevolezza precisa della sua specificità sessuale biologica, fisica e riproduttiva evitando di assumere comportamenti di ruolo rigidi che danneggiano se e gli altri. Per esempio: sei un ragazzo, vuoi una storia d’amore e invece devi comportarti da seduttore seriale. Mio dovere di padre e di terapeuta è togliere da dosso queste costrizioni e aiutarlo a diventare l’uomo che vuole essere, fuori da  un copione”. Dice Pellai che se creiamo “un clima di odio e diffidenza verso l’educazione libera dagli stereotipi finirà che non potremo “più dire a voce alta che gli adolescenti hanno bisogno di modelli forti e credibili per costruire la propria identità ma anche di adulti sicuri capaci di sostenere che un figlio abbia un orientamento sessuale diverso dai suoi genitori e possa vivere questo percorso con serenità e non tra negazione e stigmatizzazione. E tutto questo va insegnato nelle scuole perché arrivi anche a coloro che hanno famiglie schive o incapaci di dare messaggi forti e costruttivi”.

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Una famiglia forte, aperta, positiva

Federico Ghiglione, pedagogista e padre di 3 figli maschi, autore de I papà spiegati alle mamme (Einaudi) non crede nella centralità della scuola ma richiama ogni famiglia al dovere di “testimoniare ai figli come è cambiato il modo di essere maschi e femmine. Il padre si arricchisce di emotività e dialogo, la madre aggiunge l’autorevolezza alla cura, l’uno entra nella sfera che era per tradizione più dell’altra  e viceversa. Così nella vita quotidiana siamo testimoni di una proposta educativa alle identità di genere, ai ruoli sociali e alle relazione tra i sessi che non è universale ma è la nostra, quella che pratichiamo e dunque l’unica che possiamo trasmettere”. Già, la vita vera. Paola Concia, ex parlamentare, che ora vive a Francoforte dice che se fosse stata in Italia sarebbe voluta andare pacificamente al Family day con sua moglie Ricarda e tante famiglie arcobaleno per fare giocare i bambini tra di loro perché “le ideologie sono forti, ma la verità dei corpi lo è un po’ di più (si spera)”.

 

 

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