ARTICOLESSE/GIOIA/POLITICA/STORIE

Rondine, scuola della Pace, candidata al Nobel. Su Gioia!

Una Rondine per la pace_11

(Tutte le foto di questo servizio sono state scattate da Andrea Carbone a Rondine, Arezzo, e pubblicate per la prima volta sul settimanale Gioia! Qui Orkhan, 26 anni, Azerbaijan. La sua compagna di studio è Maria, Armenia. Il conflitto tra i loro due paesi a causa della provincia del Nagorno Karabakh è finito nel 1994 ma i rapporti sono sempre molto tesi.)

C’è un piccolo borgo in Italia dove studenti universitari provenienti da paesi in guerra vivono insieme, spartiscono il tetto e il cibo, studiano i conflitti che dovrebbero dividerli e li trasformano in relazioni forti e amichevoli. Per dialogare usano l’italiano che per loro diventa la lingua della pace. Dopo due anni di convivenza, ognuno andrà per le sua strada portando nel proprio mestiere di politico o diplomatico, ma anche architetto o stilista, la capacità di ascoltare l’altro, accogliere il suo punto di vista e costruire un confronto. Questo luogo magico si chiama Rondine, cittadella della Pace, è a venti minuti da Arezzo, immerso nel verde, a ridosso del ponte di Buriano lo stesso che fa da scenografia al dipinto della Gioconda. Ad accoglierci c’è una salita costellata dalle bandiere delle nazioni presenti. In cima alla collina ci sono le casette degli studenti, la biblioteca, una locanda, la cucina comune, una sala grande per feste e assemblee, una piccola cappella cattolica dove ogni settimana si fa una preghiera ecumenica. Il luogo più importante del villaggio però è la lavanderia dove vige una sola regola: ognuno fa da sé ma nessuno può fare bucati strettamente personali. Perché? “Mischi i panni sporchi solo con qualcuno che senti di famiglia e qui a Rondine facciamo pratica di pace, non solo teoria” ci dice Elena, responsabile dell’ufficio stampa che del progetto è parte viva.

Una Rondine per la pace_13

(Teona, 23 anni, Georgia, laurea in legge e master in Diritto commerciale internazionale, dentro il Museo del Borgo. Sullo sfondo le foto di tutti gli studenti dal 1997 ad oggi. Foro di Andrea Carboni).

Il Borgo Rondine, tutto in pietra, era usato fin dagli anni 70 dalla comunità cattolica aretina per iniziative pubbliche ma come cittadella della pace  nasce nel 1997 dopo la guerra tra Cecenia e Russia quando Franco Vaccari, psicologo e militante cattolico, (fondatore e attuale presidente di Rondine) riceve la telefonata di un suo amico diplomatico che gli chiede di ospitare ad Arezzo due ragazzi della repubblica separatista per fargli completare gli studi. L’italiano accetta ma chiede anche due studenti russi della stessa età: se i grandi non sanno far pace, proviamo a fare dialogare i piccoli. L’esperimento va benissimo per una coppia di presunti nemici che diventano Rondini d’oro ovvero ambasciatori di pace, gli altri due non ce la fanno, ma ormai il modulo è partito ed è vincente. In 18 anni, fino ad oggi, nella Cittadella della pace sono passati 150 tra uomini e donne. Tra di loro, in tempi recenti: Manuella Markaj, 26 anni, kosovara, attuale capo segreteria del Ministero del Commercio e dell’industria, Abu Bakarr Tony Kamara, 31 anni, della Sierra Leone, docente universitario e coordinatore a Kambia di una delle campagne sanitarie di maggior successo contro Ebola; Elad, diplomatico israeliano a New York (“i confini vanno abbattuti nella nostra testa”), Suha, palestinese che a Rondine ha imparato come “raccontare il mio popolo al mondo” e ora coordina Capacity Building for Relay Race progetto per di sviluppo delle professionalità per i giovani palestinesi nel Mediterraneo.

 

Una Rondine per la pace_01

(Tony, Sierra Leone. Dopo i due anni a Rondine, ha coordinato in Kambia, sua città natale, il programma internazionale sanitario per fronteggiare Ebola. Insegna all’università. Foto Andrea Carbone)

 Gli studenti fanno domanda di ammissione alla cittadella, poi una commissione li incontra nei loro Paesi di origine e ne seleziona 15 ogni anno che saranno accolti con borse di studio biennali. Frequentano un master all’università italiane e insieme il percorso Rondine. In che cosa consiste? Racconta Alessandro Garuglieri, psicologo del team: “Studiare le culture degli altri Paesi e le dinamiche dei conflitti tra istituzioni e tra popoli. Dopo un anno o poco meno, le coppie di “nemici” si confrontano sulla guerra che coinvolge i proprio stati ma a quel punto hanno gli strumenti adatti. Di fatto però la relazione forte nasce dalla convivenza che costruisce intimità e amicizia”. Funziona? “Sì. Gli screzi ci sono come in ogni gruppo ma slegati da  faccende politiche”. E si aprono brecce anche in situazione complesse. “A Rondine non ho cambiato la mia opinione, considero la mia Palestina un territorio che è occupato da altri ma ora so che gli israeliani sono persone come me con cui è necessario avere un confronto per trovare una soluzione pacifica” dice Rabee, palestinese, compagno di corso con Naomi (vedi intervista). Tra la brillante Maria che viene dall’Armenia e Orkhan, azerbaijano, invece il dialogo è serrato e fluido: lei studia per diventare una peacebuilder (costruttrice di pace) dal basso con i popoli e considera Rondine “una pratica di campo. Qui sto imparando ad occuparmi dei conflitti e dei dolori degli altri senza riviverli solo attraverso il mio vissuto personale in guerra. È un processo lungo, continuo e necessario” Per Gala, 25 anni, bosniaca, cresciuta dentro una famiglia laica, madre musulmana e padre ortodosso, il dialogo è possibile tra chiunque “basta stare lontano dalla propaganda dei singoli Paesi e qui a Rondine si può, cos’ ci formiamo e ci informiamo liberi”. Il suo “nemico” è Milos, serbo, “l’unico della mia famiglia che in 150 anni non ha partecipato ad una guerra” e in questi due anni hanno giocato a scacchi insieme imparando a vincere e a perdere. Restando amici.

Una Rondine per la pace_17

(Albnor dal Kosovo e Milos dalla Serbia si sfidano a scacchi ma in amicizia. Foto di Andrea Carbone)

 

Naomi, Isreale

A Rabee il mio “nemico” palestinese e compagno di studi qui ho detto subito: sono qui per ascoltare la tua versione dei fatti, non giudicarmi me e io non lo farò con te. Ci siamo raccontati la nostra vita, i giochi, come erano le case in cui siamo cresciuti, il cibo e la storia della nostra gente come l’abbiamo avuto raccontata. Abbiamo litigato, pianto e fatto pace ma ora ci conosciamo e non abbiamo per l’altro né paura né odio. Ogni parte di un conflitto ha diritto ad essere ascoltata anche se non ha ragione. Studio design di moda e il mio obiettivo è tornare in Israele e creare una linea di accessori che riunisca le culture dei nostri due popoli, tipo il ricamo palestinese su borse di foggia ebraica. Sarà importante crearli mettendo insieme le persone e ancora di più venderli perché chi li indossa accoglie il nostro messaggio di pace e se ne fa messaggero.

 Orkhan, Azerbaijan

Vengo dall’Azerbaijan e avevo 6 anni quando è finita la guerra ma ricordo la fila per prendere gli aiuti umanitari, i ragazzi che sono partiti e mai più tornati o rimasti mutilati, i pensierini patriottici che ci facevano scrivere a scuola. La mia “nemica” e compagna di corso si chiama Maria ed è armena. Io sono laureato in scienze politiche e credo sia necessario entrare dentro nelle strutture di governo per costruire la pace tra i popoli, Maria invece crede che la pace si costruisca dal basso trasformando i conflitti tra le persone in processi di conoscenza. Siamo complementari e spero con tutto il cuore di poter continuare a lavorare insieme tornando nei nostri Paesi. I miei amici mi prendono in giro quando dico che voglio fondare un partito, diventare Presidente del mio Paese e pure avere il Nobel per la pace. Studio per essere all’altezza della mia ambizione e ogni giorno mi miglioro, altrimenti, penso sia stato un giorno sprecato.

Nadia, Russia

Sono arrivata a Rondine cercando in Rete un luogo dove poter studiare e accrescere la comprensione dei conflitti e la capacità di inclusione delle minoranze. Sono una stilista e voglio creare una moda che trasmetti valori forti di pace e di convivenza. Ho già iniziato quando ancora ero in Russia. Mio padre è ebreo e sono andata in Israele alla ricerca delle sue e delle mie radici studiando la Torah. Al ritorno mi sono ispirata alle forme tradizionali degli abiti e le ho reinventando imprimendo sulle fodere frasi care al popolo ebraico, alla sua storia e alla pace. Adesso studio all’Accademia di costume a Roma e insieme ai miei studi porto avanti un progetto di collezione moda creata da noi studenti collegata a Rondine e ispirata al suo lavoro di pace.

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...