ARTICOLESSE/PERSONE

Franca Valeri, intervista al mito. Su Donna Moderna

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Siamo sedute vicine Franca Valeri e io. Lei preferisce la sedia dove non si sprofonda, a me lascia il divano di broccato chiaro. Vigore e intelligenza abitano questa donna che è un monumento nazionale, storia del nostro teatro dagli anni ’40, protagonista del varietà televisivo nei ’60’ e ’70, mitica moglie di Alberto Sordi, il “cretinetti”, nel film Il Vedovo. L’attrice, 96 anni a luglio, ha appena pubblicato per Einaudi La vacanza dei superstiti (e la chiamano vecchiaia), il suo undicesimo libro. È il diario di un’età in cui ha «stentato a entrare perché il corpo faceva resistenza» ricorda, ma che adesso vive con pienezza. A entusiasmarla c’è l’amore per le giovani generazioni: «Commuovere gli under 30 è un premio, molto piú grande di una direzione artistica» dice. Ma c’è anche la gioia di essere «una vecchia signora con quattro soldi e molte bestiole». Qui, nel salotto della sua casa di Roma, spadroneggia Roro IV, un piccolo di razza King Charles spaniel ma, nella bella villa a Trevignano sul lago di Bracciano, donata al Wwf e dove Franca Valeri passa i weekend, dimorano altri 6 cani
suoi, cui se ne sommano 15 abbandonati, che ha adottato in un canile lì vicino. «Sono sempre in cerca di fondi» svela. «Costa, sai, mantenerli». L’attrice mi parla con la voce lenta e incerta che commosse gli italiani sul palco di Sanremo 2014, causata da «tremore essenziale ed ereditario». Non vede l’ora di raccontarmi i dettagli dei suoi prossimi impegni.
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Sa già dove presenterà il nuovo libro?
«Spero tanto al Teatro Argentina di Roma».
E cosa indosserà?
«I miei abiti li realizza da sempre Roberto Capucci: anzi devo andare a fare l’ultima prova. Stavolta il vestito è di un bel verde, né chiaro né scuro, corto sotto il ginocchio e modello a sacchetto. Ché fino a quando non dimagrisco mi sta meglio (lo dice mentre alza gli occhi al cielo, in quel tipico gesto della sua comicità, ndr)».
Si piaceva da ragazza? Fisicamente intendo.
«Ero parecchio carina. In Francia, dove recitavo con il Teatro dei Gobbi, avevo un successo incondizionato, raccoglievo molte – diciamo così – testimonianze. In Italia meno: qui andavano le “bone”. Ecomunque io mi piacevo perché mi fidavo della mia fantasia, dei miei giudizi, delle mie idee».
Lei ha avuto 2 grandi amori, entrambi traditori seriali: il regista Vittorio Caprioli e Maurizio Rinaldi, geniale direttore d’orchestra morto nel 1994. Come sopportava l’infedeltà?
«Oh. Mi arrabbiavo tantissimo per i tradimenti sessuali, però li amavo. E questo voleva dire molto per me e per loro: ero indispensabile. Non è che una persona ti appartiene completamente, né si può contenere tutto dentro la coppia. Siamo essere umani, in amore non ci sono regole assolute. E poi ci vuole molto tempo per conoscere qualcuno e ancora di più per capire se va bene per te: gli incontri giusti sono rari».
Gli italiani portano nel cuore i suoi personaggi più famosi: la popolana romana Sora Cecioni, sempre in vestaglia e al telefono con «mammà». E la Signorina snob, milanese come lei, castigatrice di vizi e ipocrisie della borghesia.
«Erano tutti esseri difettosi. Ci vogliono intelligenza, cultura, molto studio e tante letture per stigmatizzare un tipo umano: loro sono personaggi che esistono ancora, sono vivi, cambiano a seconda dei tempi».
Sarabbe contenta se qualcuno li riproponesse oggi?
«Se è capace… (sorride e fa un cenno con la mano, come a dire “ben venga”, ndr). Qualcuno ha rifatto i miei testi lasciandomi mol- to delusa.Mettere un vestito moderno a un personaggio non significa niente, bisogna cambiarlo trovando una chiave che gli ridia la stessa intensità dell’originale. Detesto le imitazioni, non mi fanno ridere. Far ridere è molto difficile».
Serve l’ironia.
«L’ironia è indispensabile, ti fa guardare dietro le apparenze, spesso si accompagna con l’intelligenza. Io ne ho avuta sì, e sono stata fortunata: la vita di uno stupido o di una stupida è davvero infelice».
Franca, lei si sente una donna moderna?
«Cammino nello stessa direzione degli altri e lo dimostra il mio teatro, che fa ancora ridere. Sento di vivere in un tempo particolarmente minore, ma vi trovo pur sempre una sua gradevolezza. Alcune cose non mi appartengono: perché inviare la email quando puoi telefonare? Ma parla! Incontra le persone! Così crescono le idee e gli umori, si gradisce (oppure no) qualcuno. E invece, quanta freddezza. Sarà che sono vecchia, oppure sono proprio fatta così. Ma non mi convince l’idea che si possano creare rapporti personali o d’amore con dei fantasmi».
Abbiamo parlato molto del passato, meno del futuro.
«Guardi, non ho mica pensato di finire la mia carriera a teatro l’anno scorso con la commedia Cambio dei cavalli. È stato un grande successo e la vorrei rifare».
Prossime date fissate? «No, non mi hanno ancora chiamato, ma posso andare ovunque: basta viaggiare con un po’ più di comodo, magari con una cameriera».

Franca Valeri

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