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La grande bellezza sulla linea C di Roma. Su Gioia!

Mustacchio_barber_sho_quadraro (Moreno, Moustacchio Barber shop Quadraro. Foto Stephanie Gengotti per Gioia)
Quando Virginia Raggi, candidata a sindaco del Movimento 5 stelle, ha proposto la funivia per congiungere il quartiere Casalotti con Battistini, capolinea della metro A, sui social media si è scatenata l’ironia, ma chi abita a Roma è corso subito a studiarsi per bene l’idea. Nella capitale d’Italia che, con i suoi 2.800.000 veicoli (di cui 700.000 motocicli) è la città con il tasso di motorizzazione più alto in Europa, la lenta e difficile mobilità quotidiana è il tormento di ogni cittadino: dunque passare sopra le auto, anziché perderci in mezzo circa tre giorni di vita all’anno, è un futuro più che desiderabile. «E pure possibile», conferma Enzo Scandurra, urbanista, docente di Sviluppo sostenibile per l’ambiente e il territorio alla Sapienza di Roma, autore di Vite periferiche. Solitudine e marginalità in dieci quartieri di Roma (Ediesse), ultimo della serie dei suoi 14 testi dedicati alle città e al tessuto sociale. L’urbanista ricorda: «Già l’ex sindaco Walter Veltroni aveva ordinato studi di fattibilità sulla funivia, poi abbandonati. Ed è un peccato: è un mezzo più facile da realizzare della metro e costa un decimo». Scandurra fa così un riferimento non lusinghiero alla nuovissima Metro C: «Sottoutilizzata, dispendiosa e monca, poiché sono fermi i lavori per la stazione di San Giovanni, essenziale raccordo con le altre due linee».
Schermata 07-2457571 alle 19.48.28 (Metro C di Roma. Foto di Stephanie Gengotti per Gioia!)
Tutto vero, ma pur nella loro insufficienza, è bastato attivare le 21 stazioni che vanno da piazza Lodi (quasi centro) a Tor Bella Monaca (periferia) per fare (ri)fiorire i quartieri lungo la tratta: Tor Pignattara, Pigneto, ma soprattutto Centocelle, nato agli inizi del ’900 intorno all’aeroporto militare, popolato da operai negli anni ’50, sede del più grande parco archeologico dopo i Fori Imperiali, storicamente animato dal Forte Prenestino, il più longevo centro sociale della capitale, quartiere formato da un reticolo di strade che hanno nomi di fiori e dove moltissime palazzine sono graziose e basse.
Yari_Selvetella_MAAM
(Yari Selvetella, scrittore e giornalista, fotografato al MAAM museo dell’altro e dell’altrove, fotografato da Stephanie Gengotti per Gioia!)
«A dispetto della narrazione mediatica, la capitale è viva e piena di fermento», sostiene Yari Selvetella, giornalista del Caffè di RaiUno e scrittore, nato e cresciuto a Due Leoni, dalle parti di Tor Bella Monaca, autore di sette romanzi ambientati a Roma, l’ultimo La banda del Tevere (Mondadori) proprio a Centocelle. Racconta Selvetella: «Il quartiere e i suoi dintorni sono straordinari labora- tori di convivenza tra i nativi, immigrati di prima e seconda generazione, giovani famiglie che fuggono dalle costose zone centrali e vengono qui a comprare casa. È sbagliato dare frettolose etichette, come è stato fatto con la vicina Tor Pignattara, diventata per i media “la Molenbeek italiana”, come fosse covo di presunti terroristi. I tessuti metropolitani sono in potenza ricchi e plurali:vanno sostenuti con offerte culturali, servizi sociali, strutture sportive e altri trasporti».

San Basilio (Murales dello spagnolo Liquen a San Basilio fotografato da Stephanie Gengotti per Gioia!)

L’intervento pubblico è magro, ma le singole persone non stanno a guardare e creano bellezza in ogni angolo. La street art è la manifestazione più visibile e sta costruendo attorno alle periferie di ogni punto cardinale di Roma una fama internazionale. La giornalista Roberta Petronio, nella sua Obelischi & chignon, guida leggera alla Roma moderna (Edizioni Clichy), per conoscere i migliori artisti che hanno murales sui palazzi romani – Alice Pasquini, Maupal o Kentridge – suggerisce un photowalk tour «con macchina manuale (costano circa 50 euro); volendo solo ammirarli, invece, basta passeggiare tra le stra- de del Pigneto per scoprirne di belli e nuovi a ogni angolo». Per riposarsi, poi, sosta da Necci, lo storico bar del film Accattone di Pier Paolo Pasolini.

mazzo.rstaurant.centocelle (Mazzo Restaurant a Centocelle fotografato da Stephani Gengotti per Gioia!)
Nella dimensione più sociale e familiare di Centocelle
è nato il coworking L’Alveare attorno all’associazione Città delle mamme: un luogo di welfare metropolitano dove affitti la scrivania, fai networking con le altre, usi lo spazio baby e c’è anche un gruppo d’acquisto. Sem- pre in zona, regna Proloco Dol, punto di ristorazione e vendita di sole eccellenze gastronomiche prodotte nel Lazio, per valorizzare l’agricoltura locale e insieme diffondere la bontà gastronomica in periferia,
secondo il preciso progetto di Vincenzo Mancino che lo ha ideato. Lì vicino, The fooders ovvero Francesca Barreca e Marco Baccanelli, chef poco più che trentenni, hanno aperto il minuscolo ristorante Mazzo, frequentato da coetanei locali e dalla comunità americana, segnalato dal New York Times e da Vogue tra i luoghi imperdibili a Roma. Racconta Francesca: «Marco è nato qui, ci piace sentirci parte della riqualificazione del quartiere: le persone vengono da noi fino dal centro, appo- sta per cercarci». La fermata della metro C Piazza dei Mirti, cuore di Centocelle, dà una mano agli avventori. Dietro Largo Preneste si è scoperto un vero lago e intorno si è formato un comitato per farne un luogo a disposizione di tutti. Qualche chilometro più avanti, lungo la Prenestina, c’è il Maam, il Museo “dell’altro e dell’altrove”, un progetto unico al mondo raccontato da Giorgio De Finis, antropologo e suo coordinatore, come «una barricata di arte, a protezione dell’occupazione abitativa di circa 200 persone migranti e precari in una ex fabbrica di salumi». Tra i 500 artisti che in quattro anni hanno lasciato qui le loro opere ci sono Michelangelo Pi- stoletto, Pablo Echaurren, Gianfranco Notargiacomo, che ne hanno fatto il terzo museo di arte contemporanea dopo il Macro e il Maxxi: aperto però solo il sabato mattina, poiché autogestito da chi ci abita.
Conclude Scandurra: «Le periferie estreme di Roma restano ancora oggi posti dove la possibilità di accedere ai livelli superiori di vita resta preclusa, soprattutto laddove le costruzioni isolate e le grandi strade nascono e vivono solo intorno ai centri commerciali. Altre invece, un po’ più vici- ne, sanno essere una fonte di arricchimento, a partire dalla musica che in questi luoghi nasce e si sparge per la città fino agli stili di vita. Creare un tessuto di relazioni umane è sempre l’unica possibilità per vivere insieme, e meglio».

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