FULMINI

Fertility Day: vi svelo un retroscena.

fertility day

Il Fertility Day ha una lunga gestazione. A maggio, la Ministra per la Salute Beatrice Lorenzin, tramite una sua collaboratrice, convocò una ventina di giornaliste per discutere dell’iniziativa. Io ero tra di loro. Ci dissero, riassumo con parole mie: vogliamo fare un evento nelle piazze per informare soprattutto i giovani che la fertilità non è un superpotere ma un pezzo della salute riproduttiva, incoraggiare a fare eventuali esami gratuiti per sapere se ci sono problemi di infertilità e intervenire prima possibile, incentivare le visite dall’andrologo (che è come il ginecologo ma i maschi non vi vanno), informare che le malattie sessualmente trasmesse sono evitabili con l’uso del preservativo. Quando fu il mio turno dissi che poteva essere una buona idea solo se fosse stata tenuta dentro un perimetro sanitario, senza mai citare la parola figli, men che mai maternità. Lì si entra nel privato, nei mille problemi personali e nel milione di questioni pubbliche per cui fare, non fare, volere o non potere avere figli è complicato. Aggiungendo infine di non confondere mai natalità con fertilità poiché ciò evoca solo le politiche fasciste che, peraltro, come saprete, furono fallimentari: Mussolini ordinò di fare figli per la patria e le italiane gli risposero con una pernacchia (il tasso di figlianza non si spostò di una virgola). Qualcuna aggiunse, ottenendo il consenso delle altre, che serve l’educazione sessuale nelle scuole o dare soldi ai consultori. Tutte abbiamo detto, chi più o chi meno, la stessa cosa. Tutte eravamo lì a spese nostre, qualcuna veniva da Milano, per dare una mano affinché i soldi pubblici fossero spesi bene su un pezzo importante di politica sanitaria. Ancora oggi mi chiedo perché il Ministero non ha ascoltato la nostra consulenza gratuita e abbia speso soldi per un clamoroso epic fail.  Talmento epico che di fronte alle campagne di comunicazione, brutte e cafone, l’unico mio vero dubbio è: sarà l’agenzia pubblicitaria composta da burloni? È tutto questo solo una operazione geniale di sabotaggio compiuta con i soldi del Ministero? Questo vorrei. Vorrei che fosse così. Qualunque altra ipotesi mi deprime, compresa quella più realistica: lì dentro a nessuno queste campagne di comunicazione sono sembrate una boiata pazzescha.
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