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Cosa voglio di più. Su Gioia!

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Più istruite e libere, innamorate sì, ma anche emancipate. Così sognavano di essere le nostre madri e così siamo diventate noi, le loro figlie. Certo che ci sono ancora diritti da conquistare – primo tra tutti il lavoro – ma è pure bello fermarsi per ammirare quello che abbiamo già costruito e marciare più motivate e ottimiste verso il futuro. Per sapere chi eravamo, e scoprire come siamo cambiate, abbiamo realizzato con Doxa, istituto specializzato in sondaggi di opinione fondato nel 1946 e presieduto da Marina Salamon, una speciale indagine demoscopica sui desideri di uomini e donne, riproponendo alcune domande di attualità già utilizzate in passato. Così, attraverso le risposte a 1.000 interviste telefoniche di donne e uomini dai 18 anni in su, vi raccontiamo – a partire da tre domande strategiche – la rivoluzione sociale che si è compiuta in Italia.
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SPOSATI MA NON ESSERE SOTTOMESSA
Nel 1970 Doxa chiede agli uomini tra i 18 e 40 anni quali sono le qualità essenziali di una moglie: il 10% risponde “sottomessa”. Oggi di quei 10 su 100, ne è rimasto uno. Che è sempre di troppo, ma almeno si sentirà solo. Quel che oggi conta per un uomo è che la sua compagna sappia educare i figli (88%) e che lo sappia comprendere (75%), ma pure viceversa, si spera. Per il resto, che sia colta (68%) e lavoratrice (62%). E con precise opinioni,per il 48% (nel 1970 l’indipendenza di pensiero era prioritaria solo per il 16%). Commenta Salamon: «C’è un desiderio di parità anche da parte degli uomini, buon presupposto per il dialogo». Però si è triplicata la richiesta che lei sia “bella” (dal 17 al 55%), quasi raddoppiato (dal 30 al 51%) il sogno che venga “da una famiglia di sani principi”, aumentata addirittura di due punti l’ambizione a “una brava donna di casa”, che si attesta su un robusto 48%. Sulla carta non mancano rispetto, stima e uguaglianza ma la sensazione è che si sia alzata parecchio l’asticella delle aspettative degli uomini. E invece loro, le don- ne, che cosa desiderano veramente? Oggi un lavoro è la reale urgenza per il 65%. Nel 1973 invece le italiane, in piazza o a casa, vogliono so- pratutto essere istruite (il 50%): del resto il 37,5% ha la licenza elementare, seguita dalla licenza media (10,9%), solo l’1,8% ha la laurea. Nel 2017 l’istruzione è una priorità “solo” per il 35% delle donne. «Il dato significa questo: la scuola fa parte della loro vita al punto da non essere più un’aspirazione» constata Salamon.
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IO SONO MIA
Nel 1973 le femministe manifestano nelle grandi città ma il 69% degli italiani ignora l’esistenza del movimento di emancipazione. Lo conoscono il 17% degli italiani e tra di loro i pubblicitari che intercettano la rivolta in corso e il suoi linguaggio, la traducono in reclame che arrivano anche tra le pagine del nostro magazine. Ecco allora una ragazza in pantaloni e reggiseno con la scritta “Buttalo via” proprio lì, sulle coppe (in realtà era un invito a portarlo in negozio per avere un buono sconto). Lo spot di un caffe recita: «la donna che ogni giorno spende i suoi soldi ha diritto di essere trattata con chiarezza” (ovvero la quantità contenuta nel barattolo è scritta a caratteri cubitali). E ancora la pubblicità di una cucina con l’accensione elettrica ha in primo piano un signore baffuto con l’indice alzato che dice: “sapevo che era focosa ma non avrei mai pensato di accenderla con un dito”. Oltre l’italiano approssimativo, il claim nasce dall’appropriazione –indebita – di un audace slogan delle donne in piazza: «col dito col dito orgasmo garantito».
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DIFESE E PROTETTE
Triplica dal 1973 ad oggi “il desiderio di sentirsi “difesa e protetta” passando dal 10 al 30 e arriva al 39 nella fascia 25-44. Chiediamo alla Presidente Doxa se è sorpresa: «Affatto. Siamo educate ad assumerci ogni responsabilità e sempre pronte a fare tutto. Dobbiamo imparare a smettere di caricarci lo zaino più pesante perché poi schiattiamo, ci lamentiamo oppure desideriamo la protezione”. Senza avere neanche il coraggio di chiederla ad alta voce. Solo 3 su 100 oggi hanno come massima aspirazione “essere corteggiata dagli uomini” (era il 19), solo l’11 % mette al primo posto “trovare un marito” (sale al 20 tra i 18 e i 44 anni). Nel 2017, come 44 anni fa, la metà delle signore ambisce ad avere “una propria indipendenza sulla visione del mondo” e il 65% ha come urgenza “avere un lavoro” (era un rispettabile 48% anche allora). Questi dati ci dicono che le donne hanno coltivato l’emancipazione anche quando il mondo ancora non gliela riconosceva: la legge sulla parità di salario arriverà solo nel 1977, l’aborto sarà legalizzato nel 78, il delitto d’onore, ovvero massimo 7 anni per l’uomo che ammazza la moglie traditrice sarà abolito nel 1981. Grandi cambiamenti tra ieri e oggi sono registrati alla voce “figli”: nel 1973 quando le la media era 2,34 figli a donna, essi erano preminenti per il 19%, oggi che il numero è sceso a 1,35 si impenna il desiderio: 37%. Per ultimo, ma non ultimo, postilla sulla massaia che alberga nascosta tra di noi: la “casa perfettamente pulita e ordinata” era l’ossessione del 13%, oggi lo è per il 16% (arrivando al 27 per le over 64). Salamon lo considera «un dato minoritario che risente di mamme fissate con l’ordine», noi lo commentiamo con la reclame vintage, scovata sempre su Gioia!, di un pulitore vetri rapido: «Questa bombola spray vi regala un anno di vita»: dodici mesi infatti è il tempo che una donna passa nella sua vita per pulire le finestre di casa. Siete avvisate. E libere di lasciare il vetro opaco.
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UOMINI CHE AMANO LE DONNE (CAPO)
Nel 1954 il 63% desidera un boss uomo perché “ha maggiore autorità” ma anche perché “è più facile accontentarlo”. A distanza di 63 anni, il 51% tra uomini e donne ritiene che sia indifferente, mentre il 26% preferirebbe ave- re un capo donna e il 23% un capo uomo. Forti differenze fra le risposte degli uomini e quelle delle donne: il 63% dei maschi è indifferente, il 20% prefererirebbe una boss, il 17% un uomo. Fra le donne invece è molto minore l’indif- ferenza (40%) e prevale la preferenza per un capo donna (32 contro 28%). Sintetizza con precisione chirurgica Marina Salamon: «Per volere un capo donna, devi abituarti a vederla in quel ruolo».

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Dalle case senza frigo all’esplosione high tech

Il miracolo economico è appena iniziato, l’Italia cresce veloce, è il 1958, eppure solo lo 0,5% dellefamiglie(datiDoxa)possiedelalavatrice che nel sud e nei piccoli comuni è inesistente. All’inizio del decennio il 73,4% degli italiani non ha ancora un bagno in casa, l’88,8% è senza termosifoni e il 96,8% non usa il frigorifero. Un’indagine del 1960 sui cosmetici ci informa che su 15 milioni di donne tra i 18 e 60 anni solo il 25% usalacremaidratante,il 39%ilrossetto, il 17% lo smalto. La spesa più urgente per le famiglie è l’abbigliamento (46%), seguito dalle calzature (12%); il cibo è una preoccupazione solo per il 4%. Commenta Marina Salamon, presidente Doxa: «È un’Italia contadina che riesce a procurarsi da mangiare; più impellente darsi una forma, l’abbigliamento è un sogno ancora da raggiungere». Oggi, nel 2017, il cibo è la prima voce di spesa in famiglia (31%), la casa è in cima alla lista
per il 12%, mentre il 60% di noi fa acquisti high tech e il 30% spende almeno 3.000 euro l’anno in questo settore. A.D.P.

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