FULMINI/GIOIA

La più amata. Intervista a Teresa Ciabatti. Su Gioia!

«Mi chiamo Teresa Ciabatti ho quarantaquattro anni e, a ventisei dalla morte di mio padre, decido di sco-
prire chi lui fosse davvero. Diventa la mia ossessione… gli do la colpa per quello che sono. Anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente, ossessionata dal passato». La più amata è il romanzo autobiografico spietato e compiuto di una delle voci più intriganti della narrativa italiana.
Licio Gelli, gran maestro della Loggia P2 era amico di suo padre. Quale verità ha scoperto nella sua ricerca?
Ho dato nomi ai volti, ricostruito la storia del suo sequestro lampo, dopo il quale mia madre decise di portarci da Grosseto a Roma, ho scoperto quanto inquietante fu la cura del sonno somministrata a mia madre. Eppure, alla fine di tre ossessivi anni di ricerca e di scrittura, la verità resta inafferrabile.
Il suo romanzo familiare è la storia intima di un uomo che ha un posto in tanti misteri italiani.
Non ho la pretesa di mettermi al centro di eventi a me sconosciuti, so che in questo Paese c’è una storia piena di ombre, la mia famiglia l’ha attraversata e ne è stata percorsa: io, testimone inconsapevole, ero solo una bambina che aveva tutto, ma che voleva anche essere amata.
Ha cambiato giudizio su suo padre?
Mi sento liberata dall’ossessione, l’ho lasciato andare via, è morto e ha portato con sé segreti che non voglio più scoprire. A me resta quel che ho vissuto: un padre ingombrante che a suo modo mi ha voluto bene e da cui non voglio, né posso prendere le distanze.
«Quando nasce mia figlia provo solo una grandissima paura»: lei si racconta come madre imperfetta.
Lo sono e per me è liberatorio riconoscerlo. Talvolta la misura con cui lo dico fa sentire altre donne auto- rizzate a impartirmi lezioni, ma lo accetto e non ne faccio un mistero.

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