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7 cm di vita in più. Su Gioia!

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Se amate indossare gli abiti vintage, sapre- te bene che, spesso, sono stretti sul punto vita. Risparmiatevi la costernazione sui carboidrati mangiati la sera prima o la scusante delle guêpière che non portiamo più: la verità è che negli ultimi 30 anni quella misura lì per noi donne «si è allargata in media di sette centimetri e può arrivare fino a 20 in più», spiega l’antropologa Margherita Micheletti Cremasco, ricercatrice presso il Dipartimento di scienza della vita e biologia dei sistemi dell’Università di To- rino ed esperta di antropometria, la scienza che si occupa di misurare il corpo umano e i suoi cambiamenti. Abbiamo detto addio al vitino da 60 cm delle pin up, ma anche ai 90 del seno visto che, aggiunge l’esperta, «le sue misure sono aumentate di oltre 10 cm, come del resto i fianchi». Insomma, la sensazione d’essere più larghe delle nostre mamme e di veder crescere le nostre figlie spilungone non è affatto campata per aria. Continua Micheletti: «Oggi le donne dai 18 ai 35 anni superano, in media, un metro e 60 di statura sia al Nord che al Sud. Invece in età più avanzate le altezze sono inferiori, soprattutto nell’Italia meridionale, con valori medi di un metro e 50». A che cosa sono dovuti i cambiamenti? «Sembra esserci un’associazione diretta tra il raggiungimento del massimo della statura e una buona condizione socio-economica che implica maggior cura della salute, varietà alimentare e attività sportiva nell’età di accrescimento. Però la nostra altezza non aumenterà all’infinito e neppure quella degli uomini. Stiamo raggiungendo la lunghezza dei nostri antenati del Paleolitico superiore (uomo di Cro-Magnon, statura media maschile: m 1,80) e lì ci fermeremo». Piuttosto, il rischio è continuare a crescere in lar- ghezza mettendo a rischio la salute. Secondo i dati antropometrici, siamo infatti aumentate di almeno due chili in media rispetto agli anni ’90, la massima variabilità di peso si registra tra i 46 e i 55anni- da 40 a più di 86kg -mentre tra le nuove generazioni i valori medi sono intorno a 58 kg, con minori oscillazioni.
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Questa diversità di forme e di misure interessa molto chi produce abbigliamento. Come spiega Giovanna Langè, responsabile marketing di Sistemi Assyst, azienda proprietaria di portal.i-size.net, portale internazionale sulle dimensioni corporee che, nel 2012, ha condotto un’imponente ricerca in questo campo: «Un tempo l’esigenza della moda era più semplice, omogenea e standard, oggi ogni marchio decide il proprio posizionamento e crea le taglie in base al target che vuole raggiungere. Noi li aiutiamo a farle corrispondere alle donne reali». Questo vuol dire che la “S” di un brand da ragazze ha misure di vita o fianchi diverse da una ditta per signore. Ecco perché non ci sono più le “42” di una volta e non tutte le “42” sono uguali…
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Nella definizione di questa nuova sagoma femminile, soprattutto delle più giovani, che ruolo ha l’arrivo del menarca anticipato rispetto alle generazioni precedenti? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Maria Chiara Lucchetti, responsabile di Ginecologia pediatrica all’Ospedale Bambin Gesù di Roma: «In realtà l’impatto è minimo. Il primo ciclo compare intorno ai 12 anni e quattro mesi (la media era 13 o 14 anni prima della Seconda guerra mondiale) ed è un dato stabile dagli anni ’80; è il telarca (l’aumento di volume delle mammelle al momento della pubertà, ndr) a manifestarsi un po’ prima. Fermo restando che è la genetica a influenzare per l’80 per cento la data del menarca – dunque è orientativa l’età in cui lo ha avuto la madre – il sovrappeso può anticipare le mestruazioni, mentre l’eccessiva magrezza o un’intensa attività fisica possono ritardarle. Però ormai sappiamo che le bambine non smettono di crescere con l’arrivo del ciclo e dopo si allungano ancora di circa sette centimetri ma, anche su questo aspetto, i caratteri genetici hanno il loro peso, per esempio se mamma e papà sono alti di statura oppure no».

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