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Dimmi che sono magra: le bambine e il cibo. Su Gioia!


«Mia figlia Emma mastica con lentezza esasperante ogni boccone di cibo e così, quando noi ab- biamo già finito di cenare, lei ha ancora davanti un piatto quasi pieno ma freddo, ed è la scusa buona per mollarlo. Non ha mai l’appetito dei bambini della sua età, ama solo il gelato alla crema e la vedo crescere meno degli altri». Così ci racconta Valentina, 47 anni, regista, romana e mamma di due bambini avuti da due padri diversi (ora vive con un terzo): dalle sue parole traspare una sincera preoccupazione per la relazione poco amorevole tra sua figlia e il cibo. Di segno opposto la storia che da qualche mese agita Marghe- rita, 45 anni, soprintendente archeologica e mamma appassionata di due ragazze: «La più piccola ha 11 anni, mangia tutto e chiede sempre il bis, la tata trova cartacce di biscotti nella sua stanza e nello zaino. È nata golosa, ma da un anno la situazione le sfugge di mano, se le dico di mangiare un po’ di meno mi asseconda, ma poi la notte fa fuori la cioc- colata». Più complessa la situazione di Elsa che ha appena dieci anni: «Mangia sempre di meno e mi chiede di continuo se è magra come Zoe, la sua compagna di banco e vicina di sbarra: fanno a gara ad essere le più brave a scuola, a danza, a cavallo. Questo spirito competitivo, che nessuno di noi in famiglia le ha insegnato, la esalta», confida Giada, 40 anni, ingegnere torinese, in attesa del terzo figlio. Poi, con un’espressione tesa sul viso, la plurimamma aggiunge: «Ho preso un appuntamento con una psicologa per capire che cosa le sta succedendo».


Le tre bambine di cui stiamo scrivendo, tutte ancora tra l’infanzia e la preadolescenza, mostrano sintomi che possiamo definire di anoressia o bulimia? «Non ci sono dati epidemiologici, ma la mia esperienza clinica e quella di altri colleghi conferma l’abbassamento dell’età d’esordio dei disturbi del comportamento alimentare», dice Valeria Zanna, neuropsichiatra infantile specialista in disturbi del comportamento alimentare che opera all’Ospedale Bambin Gesù di Roma, uno dei più grandi d’Italia. L’esperta aggiunge: «Sintomi precisi come rifiuto del cibo, il controllo del peso, fobia del grasso, iperattività e più di rado vomito li troviamo anche tra bambine di otto anni: qualcuna ci è stata portata in pronto soccorso, stremata e disidratata». Le fa eco, seppur con un importante distinguo, Ilio Masci, responsabile del dipartimento di Salute mentale della Asl 2 in Umbria e direttore scientifico di Città Giardino, struttura residenziale per persone con disturbi alimentari: «Sotto i 14 anni non parlo mai di anoressia o bulimia, preferisco definirli comportamenti restrittivi o di eccesso. In questo senso, allora, possiamo dire che sì, si tratta di alterazione dei comportamenti alimentare e li tro- viamo anche sotto i 12 anni».

Perché mai una bambina di dieci anni può rifiutare il cibo, avere con esso un rapporto compulsivo, considerare pane e marmellata qualcosa di più o di meno di una buona merenda da gustare dopo una corsa nel parco? Valeria Zanna: «Sicuramente c’entra l’abbassamento del menarca: l’arrivo delle mestruazioni a 10 o 11 anni e il radicale cambiamento del corpo che le bambine non sono in grado di sopportare. Un’altra causa è l’esposizione alle pressioni sociali dei social media, un confronto continuo con i pari. Già nelle scuole elementari il 40 per cento delle bambine ha una percezione di disfunzione della propria immagine corporea». A questa motivazione tutta contemporanea, Masci ne accosta però un’altra decisamente antica: «Dalla notte dei tempi i bambini sanno che la significativa variazione del comportamento alimentare è l’arma più potente per richia- mare l’attenzione dei propri genitori».

In uno qualsiasi di questi scenari, i genitori rischiano di andare nel pallone, intervenire male o lasciar correre nel terrore di dire la parola sbagliata: dunque quali segnali non sottovalutare e quali non sopravvalutare? Spiega Valeria Zanna: «Non c’è una demarcazione netta, però va fatta attenzione al cambiamento repentino: una bambina che mangiava tutto e all’improvviso non mangia più niente, la preoccupazione sulla forma del corpo, l’isolamento, la comparazione con le altre, l’iperinvestimento nelle attività didattiche o nello sport, la pretesa della massima per- formance». In questi casi, basta una chiacchierata con il pediatra di base o meglio uno psicologo? «Vanno bene entrambe le soluzioni, magari coinvolgendo anche la bambina». Masci, autore tra l’altro de L’albero e il biancospino. La famiglia nell’anoressia, da imputata a risorsa (Armando editore) ci consiglia «di essere fiduciosi nelle straordinarie risorse dei figli», ricorda che «la crescita non è mai un processo lineare» e consiglia ai genitori «di testi- moniare un rapporto sano con il cibo: i bambini ci guar- dano fin dal seggiolone e registrano questa diffusa schizofrenia tra amare il cibo e stare sempre a dieta». Consigli per tutti i giorni? Zanna: «No ai giudizi che mortificano i bambini, sì allo sport di gruppo e all’aria aperta. Per le figlie che rifiutano di mangiare, è bene coinvolgerle a fare la spesa comprando cibo colorato e cucinarlo insieme. Se le bambine cercano sempre cibo, invece, non parlare di dieta ma di alimentazione sana. Le piccole che mangiano tanto sono annoiate e hanno bisogno di essere incoraggiate e aiutate a nutrirsi di altro oltre al cibo: un libro, il gioco, le relazioni». Più che una predica o l’agitarsi sul divano, vale allora inforcare la bici, pedalare e, alla fine, gustarsi un meritatissimo gelato. Insieme.

La foto di apertura è di Jamie Taylor, la terza di Gabby Orcutt, l’ultima di Brandon Morgan, tutete dal sito di Unsplash

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