Componente dell’Autorità per la tutela dei dati personali

“PEDOFILIA” COME PRETESTO PER LA VIOLAZIONE DEI DATI PERSONALI?

Ringrazio Cicciomessere per avermi invitato a partecipare a questo convegno. Sul momento mi sono posto il problema se un tecnico di estrazione informatica pluridecennale, come io sono, poteva contribuire alla discussione di questo difficile tema. Poi ho accettato di buon grado perché nell’ambito del Collegio dell’Autorità garante sono la persona che più è attenta a quei contenuti che da Internet e dalle sue applicazioni dovrebbero contribuire a far crescere il paese nei confronti dell’economia mondiale. Non ci sono dubbi sul fatto che Internet nei prossimi mesi, nel 99 in particolare, debba subire una notevole esplosione di traffico. I dati statistici relativi all’anno 97 sono già un parametro di riferimento: abbiamo nel 97 oltre 50 milioni di collegamenti, cioè di utenti di Internet.

Tutti costoro, presumibilmente, utilizzano Internet almeno per la posta elettronica; quindi la rete delle reti, come sosteneva pocanzi Cicciomessere, è uno strumento, un media, equiparabile ai servizi postali. Si rileva un tasso di crescita annuale di oltre 70.000 utenti-giorno, abbiamo delle stime e delle attese che fanno prevedere che, se si sbloccheranno le vertenze fra gli Stati uniti e l’Europa in tema di sicurezza e privacy, nel 2002 180.000 miliardi di lire verranno scambiati in Internet sotto forma di commercio elettronico, cioè di acquisti di beni materiali ed immateriali, questi secondi cioè sottoforma di prodotti digitali.

Cosa c’entra tutto questo con la pedofilia su Internet? C’entra nella misura in cui, con la scusa di combattere un fenomeno immorale e criminale, comunque un fenomeno che è contemplato e sanzionato nel Codice Penale di ogni nazione civile, si vogliono istituire nell’ambito di Internet, presidi o comunque sistemi che in qualche modo controllano il traffico che attraverso Internet fluirà.

Mi chiedo se l’esperienza italiana in materia di intercettazioni telefoniche non sia già un campanello d’allarme, un sintomo dei criteri illiberali che si tenta di adottare ogni volta che la tecnologia consenta l’introduzione di controlli sistematici a tappeto. L’Italia, si è scoperto, è il paese a più alto tasso di intercettazioni telefoniche nei confronti di altri paesi; certamente negli Stati Uniti, paese maestro per eccellenza nell’adozione di misure sofisticate di repressione del crimine, questo fenomeno non si riscontra. In Italia si parla di centinaia di migliaia di intercettazioni telefoniche-anno e non è chiaro in base a quali principi si autorizza, quando autorizza e perché si autorizza ad intercettare.

La legge sulla privacy è una legge che è stata varata allo scadere del 96, in tempo appena sufficiente per poter entrare nella Comunità Shengen ed è stata resa attiva a partire dall’8 di maggio del 1997.

Da allora questa legge esiste, incontra casi di difficile applicazione, va interpretata. Il nostro lavoro come Collegio dell’Autorità garante è piuttosto impegnativo poiché siamo sommersi dalle interpellanze, dai quesiti, dai provvedimenti; Internet non è ancora stato toccato dalla 675, però il Governo, insieme alla 675 ha varato una cosiddetta legge delega – la 676 – che nei vari settori che prevede di normare, inserisce anche le applicazioni di natura telematica, quindi anche la retedelle reti.

Ora, tornando a parlare di intercettazioni telefoniche, noi ci siamo trovati di fronte al problema della conservazione dei dati da parte dei gestori delle telecomunicazioni, fisse e mobili e non più in regime di monopolio ma in regime di competitività; quindi non si tratta più di un solo titolare che raccoglie e tratta dati personali ma di molti; ci siamo resi conto che sicuramente, per esaudire le problematiche di natura amministrativa, contabile, di contenziosità eccetera, questi dati dovevano essere conservati, per quanto riguarda il numero degli scatti, l’utente chiamante, l’utente chiamato, per un periodo sufficientemente lungo proprio perché potessero essere gestite tutte le problematiche di natura amministrativa.

Questo periodo sufficientemente lungo lo abbiamo individuato intorno all’ordine di 5 anni.

Avrete letto sicuramente sui giornali che – da parte di alcuni rappresentanti della giustizia – siamo stati contestati per questo limite giudicato troppo breve; si è sostenuto che questi dati dovrebbero essere conservati per 10 anni, perché se non fossero stati conservati per 10 anni perché, con tempi inferiori, esemplificando, non si sarebbero potuti scoprire i mandanti della strage di Capaci.

Ecco, se l’Italia è in una situazione tale che un crimine grave come quello che provocò la morte di Falcone richiede 10 anni per esplorare e verificare tutte le possibili piste e quindi per così lungo tempo si debbono mantenere i dati del traffico telefonico di milioni di abbonati in un archivio senza avere idea di come essi saranno utilizzati in seguito, ciascuno di noi potrebbe aver fatto, 10 anni fa, una telefonata a qualcuno che non ha più frequentato in seguito e ritrovarsi coinvolto in una ricerca di Polizia, di una indagine di Polizia perché quel qualcuno risulta oggi amico o parente di qualche altro implicato in quel crimine.

Ora, Internet è un sistema che connette tutti con tutti, cioè un sistema che prevede un broadcasting delle informazioni che non è più un collegamento di tipo punto punto, dove l’insieme di punti collegabili è definito o definibile; il colloquio Internet consente a ciascuno di quelli che sono collegati a questa rete di parlare con tutto il mondo.

A questo punto ci si deve preoccupare se si vogliono applicare ad Internet le stesse metodologie di raccolta delle informazioni che si vogliono applicare alla telefonia fissa e mobile, o più semplicemente ancora in uso presso gli alberghgi, per registrarne la clientela secondo norme datate 1931. Ci si deve chiedere dove si vuole arrivare con i criteri di sicurezza preventiva; probabilmente nessuno si collegherebbe più ad Internet, perché preoccupato di doversi improvvisamente trovare a scambiare messaggi con soggetti che potrebbe entrare da un momento all’altro in una indagine di Polizia.

E circa la qualità del messaggio scambiato? Fino a che punto quel messaggio ha contenuti leciti o illeciti? Perché poi esiste anche questo tipo di problema: cosa è Pedofilia? Se voi ricordate, un tempo nelle famiglie italiane si usavano le fotografie dei figli piccoli, nudi sopra il tavolino da cambio o nella culla o nel bagnetto.