La tratta della vergogna

Questa è la voce di una ragazza adolescente, attirata in Europa con false promesse di una vita migliore. Sembra così allettante quando a casa non vedi alcun futuro: un lavoro ben retribuito presso una famiglia o in un ristorante, lavorare per qualche anno da ragazza alla pari in una casa europea. Duemila dollari al mese, e anche di più! Gli “amici” così calorosi, incoraggianti. Non ti preoccupare, ci penseranno loro a farti avere il passaporto e tutti i documenti necessari. Provvederanno anche per il viaggio. Presto la ragazza si trova seduta su una bella macchina o sull aereo.

Subito dopo aver attraversato la frontiera, le portano via i documenti e la rinchiudono in una stanza all ultimo piano di un edificio, senza cibo o quasi, messa alle strette, violentata da questi uomini prima così gentili, finché lei non accetta di darsi da fare per ripagare i debiti contratti – i soldi spesi per fare i documenti e per il viaggio. Per molte, l attraversamento della frontiera rappresenta un viaggio senza ritorno, resta solo la “strada” o qualche locale a luci rosse.

Dopo tante ferite, qualcosa si spezza nel cuore, si ammalano nel corpo e nello spirito; perdono l equilibrio della vita, la loro dignità, sono piene di vergogna e di paura e non osano più sperare in un futuro diverso.

Le nuove schiave

Qualche volta accade che giovani ragazze come queste, quando non guadagnano abbastanza soldi per accontentare i loro sfruttatori, vengano uccise con colpi di pistola, o gettate da una finestra del terzo piano. Secondo il rapporto sullo Sviluppo Umano del 1999, 500.000 giovani donne e ragazze provenienti dall Europa dell Est, ma anche da altri continenti, vengono attirate in occidente ogni anno con promesse di una vita migliore.

Si tratta di una nuova forma di schiavitù, radicata nello squilibrio della distribuzione delle ricchezze, ma soprattutto nella mentalità secondo la quale le donne esistono per soddisfare i bisogni degli uomini. Viviamo in una cultura che esibisce le donne in modi degradanti come oggetti della sessualità, puro merce di scambio. L abuso e l umiliazione violenta nei confronti di donne sempre più indifese, nei film, nei video, nelle riviste e nei libri diventano fonte di eccitazione e di piacere morboso.

Una coscienza più critica

Fortunamente esiste anche una crescente presa di coscienza del problema della violenza contro le donne in generale e il traffico delle donne in particolare, da parte di organizzazioni internazionali come la Commissione dei Diritti Umani dell Onu, l Unione Europea e l Ocse, ma anche da parte di chiese e istituzioni ecumeniche. La seconda assemblea ecumenica europea, tenutasi a Graz nel luglio del 1997, si impegnò a “lavorare insieme per cercare di mettere fuori legge ogni forma di violenzae, particolarmente quella contro le donne e i bambini”. L anno scorso i due presidenti della Kek (Conferenza delle Chiese Europee) e del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (cattolico) scrissero una lettera comune alle loro chiese per sensibilizzarle sul fenomeno crescente della violenza contro le donne. La lettera chiede agli esponenti ecclesiastici di “dichiarare pubblicamente che ogni forma di violenza contro le donne è peccato, perché offende la loro dignità umana. La violenza contro i corpi e le menti delle donne deve essere condannata sollecitiamo tutte le chiese a promuovere un dibattito più aperto su queste problematiche all interno delle loro comunità, indicando gli atteggiamenti e le strutture che alimentano tale violenza”.

In novembre/dicembre dell anno scorso abbiamo organizzato a Driebergen, in Olanda, una consulta sul problema del traffico delle donne. I partecipanti hanno dichiarato anch essi che le chiese devono assumersi la responsabilità di abbattere la “cultura del silenzio” intorno all esistenza della prostituzione, della violenza e dell abuso sessuale.

I cristiani possono fare di più?

Ma noi, come chiese e come cristiani, dobbiamo fare di più. Dobbiamo guardare più in profondità. Dobbiamo guardare con autocritica anche la nostra storia cristiana. Ciò vale per la nostra vita personale di credenti, ma è valido anche per la nostra teologia e l influsso della chiesa sulla cultura. Dobbiamo pentirci e convertirci alla buona notizia vivificante dello “shalom”. Questa è la vera sfida della fede cristiana.

I partecipanti alla consulta contro il traffico di donne si sono appellati al messaggio di Cristo, l annuncio di un Dio Creatore, misericordioso e amorevole e hanno rivendicato la capacità potenziale del cristianesimo di fornire una spinta controcorrente per “riscattare il clima spirituale e morale che rende possibile la violenza”.

Le nostre strutture ecclesiastiche possono fare molto in questo senso. Possiamo renderle più efficaci, per esempio, nei seguenti modi:

– promuovere una presa di coscienza preventiva fra le giovani dei paesi da cui provengono le donne vittime del vergognoso traffico;

– creare reti di solidarietà e collaborare con altri soggetti per fornire assistenza, case protette per le vittime in fuga dai loro aguzzini;

– dare la parola alle donne vittime di abusi nelle nostre attività educative e liturgiche;

– fare appello al senso di responsabilità in coloro che alimentano il traffico e infornare in particolare i clienti delle prostitute.

È incoraggiante constatare che tante persone rispondono già alla sfida – anche qui in Italia – e combattono per ridare dignità e una nuova vita a queste donne così profondamente colpite. Esse mantengono viva e vitale la visione biblica della chiesa – e del mondo stesso – come la “la casa di Dio in cui tutti hanno posto e tutti vengono onorati”. Dove, un giorno, anche la ragazza venuta dal Kenya potrà ritrovare la sua casa e riprendere la sua vita con dignità e pienezza.

Il gruppo di lavoro della Conferenza europea delle Chiese (CEC) costituitosi in seguito alla Consulta sulla tratta delle donne di Driebergen (Olanda) dal 27 novembre al 1 dicembre 1999, si è riunito a Ginevra a gennaio di quest anno e propone la seguente strategia:

– Elencare le associazioni non governative che operano nella prevenzione della tratta delle donne e si occupano di assistere le vittime.

– Stabilire la lista delle Chiese attive in questo settore.

– Selezionare e promuovere studi che possano essere utili per l opera delle chiese.

– Elaborare in modo speciale per i pastori, le Chiese e le scuole del materiale pedagogico riguardante il contesto economico che favorisce il fenomeno della tratta.

Il gruppo di lavoro si pone come obiettivo di presentare i risultati dell azione decisa all Assemblea Generale CEC/KEK nel 2003. Le Chiese sicuramente raccoglieranno la sfida di lanciare una campagna contro questa nuova forma di schiavitù della tratta delle donne in Europa.