IL MODERNISMO DI MARCEL BREUER

E’ stata recentemente inaugurata al Centro Culturale Candiani di Mestre (e rimarrà attiva fino al 9 Gennaio 2005) una particolarissima esposizione, realizzata in collaborazione con il Vitra Design Museum. L’evento è una mostra a carattere monografico dedicata ad uno dei protagonisti del mondo dell’architettura e del design del secolo scorso, l’ungherese Marcel Breuer (1902-1981). Curata da Mathias Remmele, l’esposizione è l’unica tappa italiana di un itinerario che coinvolgerà diverse sedi museali in tutta Europa, e costituisce una restrospettiva ampia e documentata sull’autore di alcuni degli oggetti più noti e riprodotti del XX secolo.

Studente nella celeberrima Bauhaus di Weimar fino al 1924, egli rimase legato in maniera indissolubile ai dettami della famosa scuola tedesca, riconoscibili in tutte le sue opere. Nel campo del design il suo contributo più incisivo ed innovativo furono senza dubbio i mobili in tubo d’acciaio, in particolare le primissime sedie costruite su strutture di acciaio tubolare (la poltrona Wassily, lo sgabello Bauhaus, le famosissime poltrone a sbalzo, ecc.). Ideate e realizzate a partire dal 1925, esse contribuirono a porre le basi di una nuova e moderna cultura abitativa.

Al di là del design la curiosità e la voglia di sperimentazione lo condussero ad esplorare ben altre possibilità creative: dal 1939 intraprese in America una folgorante carriera di architetto. Risalgano agli anni Cinquanta e Sessanta le realizzazioni di alcuni iportantissimi progetti (come il quartier generale dell’UNESCO a Parigi, il Whitney Museum of American Art di New York o l’Atlanta Library di Atlanta). Come si deduce dal loro aspetto, uno dei materiale prediletti da Breuer fu il cemento che, soprattutto grazie ad un uso quasi scultoreo, divenne un vero e proprio segno distintivo delle strutture da lui realizzate, riuscendo a riscrivere in parte il vocabolario formale dell’architettura modernista.

Il visitatore troverà in esposizione quasi tutti i mobili creati da Breuer e dodici modelli di edifici a esemplificazione della varia e ampia opera architettonica. La retrospettiva inoltre è strutturata per temi, grazie a cui si potranno indagare a fondo i molti campi d’azione dell’artista, considerandoli tutti aspetti diversi di una vasta ma unitaria produzione.

Nella sezione intitolata “materiali”, si potrà seguire in maniera diacronica l’evoluzione formale del design dell’artista: egli infatti per i suoi mobili utilizzò quattro materiali diversi, uno dopo l’altro: legno e tubo d’acciaio, alluminio e compensato. Fra le innovazioni di questo periodo, il trasferimento del principio a sbalzo dal tubo d’acciaio all’alluminio (materiale allora pressocché ignorato nella produzione dei mobili), e la geniale “traduzione” della chaise-longue dall’alluminio al compensato.

Anche i plastici della sezione architettonica sono ordinati per tema: (“case”, “spazi” e “volumi”) e sono completati da schizzi, piante e numerose fotografie. Ciascun plastico non serve solo a documentare un’opera importante: si illustra anche la soluzione, di natura strutturale e formale, utilizzata dall’architetto in quel particolare frangente e poi successivamente riadottata in innumerevoli altri edifici. Così da offrire una panoramica sulle importanti conquiste raggiunte dalla sua ricerca.

Infine, nella sezione intitolata “motivi”, sono presentati gli elementi chiave del percorso teorico di Breuer: ad esempio il motivo della “protrusione”, che si trova già nei primi progetti di mobili, e fu successivamente reinterpretato ed applicato in molti edifici successivi, o quello delle bande orizzontali e dei rettangoli reclinati.

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