gentili colleghi, signore e signori;

Porgo il saluto della Giunta Nazionale della CUGIT, del suo presidente, il procuratore Emilio Quaranta e del suo segretario generale Franco Antonio Pinardi.

E’ con grande piacere che prendo parte a questa solenne cerimonia per poter esprimere qualche breve e modesta considerazione dopo avere trascorso un anno di vita associativa cercando per lo più di ascoltare i colleghi e gli iscritti CUGIT in varie parti d’Italia.

Grandi successi sono stati ottenuti dalla nostra categoria nel Parlamento italiano. E certo non pecco di presunzione dico che ciò è stato anche grazie all’efficienza e alla qualità della giurisdizione tributaria. In particolare penso alla stabilità dell’incarico di Giudice. Dobbiamo però continuare a vigilare perché così come è successo nel 1992, potrebbe succedere ancora. Siamo sempre a rischio di un improvvida legge che ci renda precari. Lo dico con cognizione perché, facendo parte di un’altra categoria di giudici, i Giudici di Pace, vivo il precariato sulla mia pelle e tremo quando leggo il programma di una parte politica che addirittura lo teorizza aprioristicamente e in modo apodittico come cardine irrinunciabile nell’ordinamento giudiziario.

Ma , mi domando, come si può sperare in una sempre maggiore professionalità del Giudice se lo si vuole precario, part-time e a tempo determinato???

Soprattutto con le risorse che vengono destinate alla formazione professionale del Giudice. Devo dire che tra le lamentele che quotidianamente sento tra gli iscritti alla ns. associazione vi è quello della formazione. Troviamo ingiusto di dovere contribuire alla formazione. Io personalmente trovo ingiusto che la formazione abbia così poche risorse e che questa rivendicazione della categoria non sia sufficientemente battuta dalle nostre rappresentanze di categoria.

Forse qualcuno ricorderà che per fare accedere i giudici tributari a italgiure, la banca dati della Cassazione, ci sono voluti 10 anni.

Un’altra lamentela che mi giunge dai colleghi è lo scarso ricorso – spesso per carenza di poteri del delegato delle Agenzie delle entrate – all’istituto della conciliazione.

Non voglio certo entrare nel merito, ma faccio un accorato appello alle aprti del processo tributario affinché si presti maggiore attenzione, nell’attività processuale difensiva, alla possibilità di conciliare una controversia soprattutto nei casi di valutazioni di valore. Le valutazioni infatti scontano fortemente l’elemento soggettivo. Credo sarebbe molto vantaggioso per gli uffici finanziari – vista l’incertezza della lite e, ritengo che il contribuente, per gli stessi motivi, troverebbe uguali ragioni di soddisfazione.

Mi scuso ma devo accennare ad un argomento che probabilmente ha scarso interesse per la maggioranza di chi mi ascolta, ma è un mio preciso obbligo, dal momento alla Giunta nazionale della mia Associazione sta particolarmente a cuore, parlare delle tabelle di valutazione dei Giudici. Dopo le traversie giudiziarie (TAR e CDS) delle vecchie tabelle nulla si sa e delle nuove tabelle nulla si dice. Siamo molto preoccupati perché quando trapela poco o nulla di un argomento delicato, statisticamente le cose non vanno a finire al meglio. A questo proposito voglio ricordare, tra i tanti giudici che, per via della mia attività associativa conosco, un magistrato togato di Milano, un giudice tributario con un curriculum molto importante, con titoli per accedere velocemente quanto meno all’incarico di presidente di sezione, che volontariamente e deliberatamente non partecipa ai concorsi per meglio dedicarsi all’attività associativa della categoria. Io ammiro molto questo Giudice. Il mio unico dispiacere è che non apparteniamo alla stessa Associazione, anche se io mi sono speso personalmente per farne una unica per tutta la categoria dei Giudici. Voglio – mi sia concesso – fare il nome di questo giudice che viene dalla magistratura togata – si chiama Gaetano Santamaria. Ecco forse se nella Giunta nazionale dell’AMT oltre al suo presidente Caliendo, che devo riconoscere molto ha fatto per la unificazione delle Associazioni dei Giudici Tributari, vi fossero stati uomini come il Giudice Santamaria, forse oggi saremmo una unica realtà associativa con il vantaggio di non avere ascoltato la mia noiosa e frammentaria relazione, anche se –la cosa non mi preoccupa molto – una voce in più raramente rovina un coro, più spesso lo rende più ricco.

Anche per questo dico ai colleghi giudici di iscriversi alle Associazioni di categoria, la nostra, la CUGIT, o altre importa meno, ma è molto molto importante farlo.

Francesco Fiore