di Giuseppe Patellaro

Torricella Peligna è una piacevole realtà paesana in provincia di Chieti. Intervistiamo Pietro Ottobrini, tecnico comunale, presidente dell’Associazione Culturale “John Fante”.

“La storia che mi accingo a raccontare -spiega Ottobrini- è una storia antica o, per meglio dire, vecchia e nuova allo stesso tempo. Vecchia perchè Giovanni Fante, come lo chiamiamo noi con rispetto amicale e confidenziale, non è uno scrittore nuovo,emergente; ma è di data recente l’attualità e la riscoperta del personaggio. Dalle sue puntuali e precise descrizioni il paese di oggi è molto cambiato. Strutturalmente non è più lo stesso: perchè durante l’ultimo conflitto mondiale è stato totalmente distrutto, in quanto il fronte che da Cassino andava ad Ortona passava per Torricella. John Fante, in una sua breve visita negli anni Sessanta, in occasione del suo soggiorno a Napoli per la sceneggiatura del film “Il Re di Poggioreale” ne rimase profondamente deluso. La zona non è più quella descritta dal padre. Tutto è profondamente cambiato.

Come avete acquisito notizie circa questo autore dimenticato?

“Abbiamo prime notizie di John Fante attorno agli anni Settanta, quando un nostro scrittore locale Lelio Porreca ci fa sapere di aver letto su qualche settimanale il nome dello scrittore. Abbiamo preso contatto con i parenti rimasti in paese e da loro abbiamo ottenuto l’indirizzo dei cugini con i quali hanno ancora corrispondenza,in particolare con il figlio di un fratello che vive in America. Per alcuni anni l’argomento è rimasto accantonato; ma intorno al 1980 appare in libreria il volume “Aspetta primavera Bandini”, edito da Leonardo, e il fatto che dal libro sia stato tratto un film ci spinge nuovamente ad approfondire e svolgere ulteriori ricerche, che sono risultate pressochè vane”. Dopo un altro decennio cominciano a giungere in Municipio, dove Pietro Ottobrini lavora, richieste da parte di studenti di informazioni relative allo scrittore ed alla sua produzione letteraria.

“A questo punto abbiamo invitato gli amministratori comunali a fornire le scarse notizie disponibili”, aggiunge Ottobrini.”Con molta pazienza -aggiunge- siamo riusciti a ricreare l’albero genealogico di Fante, ritrovando la casa paterna, venduta dopo la partenza alla volta degli Stati Uniti, dove scriviamo ed otteniamo alcuni ritagli di giornali ed una fotocopia della lettera del parroco di Torricella, che nel lontano gennaio del 1924, dava a John notizie della propria famiglia.”

Sembra, se mi consente, che la curiosità sia via via cresciuta in questi ultimi anni: infatti, oltre a chiedere notizie per posta, molte persone sono giunte in paese per vedere da vicino i luoghi deputati dello scrittore.

“Verissimo. Giusta osservazione. Non a caso abbiamo costituito un Comitato di ricevimento e ci siamo assegnati, noi dell’Associazione, dei compiti di ricerca approfonditi e sicuramente più impegnativi. Da Roma, per esempio, un nostro collaboratore ci ha fatto pervenire il suo primo romanzo tradotto in Italia da Elio Vittorini e intitolato “Il cammino nella polvere”. Dagli Usa e anche dalla Francia altri estimatori ci hanno inviato altre opere originali. E questo non è poco. Abbiamo quindi iniziato a riunirci periodicamente; e ciò ha portato a maggiori frequentazioni e a una più intensa socializzazione”.

L’Associazione Culturale John Fante è quindi stata costituita di recente?

“Veramente l’Associazione in origine si chiamava “La fanteria”, il nome che è rimasto indicando i fondatori. Poi il fatto ha iniziato a fare notizia sulla stampa, in quanto i giovani del nostro comune si riuniscono per parlare di letteratura,di arte e di teatro.Qui da noi la televisione è quasi considerata alla stregua di un “tabù”.Anche i giornali locali si interessano del fenomeno; mentre nel frattempo Fante viene tradotto nel nostro Paese dagli editori Fazi e Marcos y Marcos. Abbiamo così altre notizie sul nostro autore; e ciò ci spinge a formare un’Associazione vera e propria”. Sappiamo che testate nazionali,da La repubblica a Il Tempo, ed estere hanno inviato i loro giornalisti per studiare il caso. Come ha reagito la popolazione?

“Il fatto curioso e strano è che una troupe televisiva del TG3, inserendoci nella trasmissione “L’Italia che funziona”, unitamente ad altri due servizi redazionali su Materna e Foiano della Chiana,voleva espressamente sapere perchè non ci interessiamo di televisione”.

In pratica la televisione voleva sapere perchè non guardate la televisione?

“Esattamente. Infatti il servizio del regista Giovanni Ripoli e della giornalista Graziella Plunchino non è mai stato mandato in onda e del fatto non è stata data alcuna giustificazione ufficiale. Comunque non tutti i mali vengono per nuocere, e grazie all’interessamento dello scrittore Sandro Veronesi e del cantautore Vinicio Caposella, due fantiani convinti, il programma è stato mandato in onda sempre su Rai 3 nella trasmissione “Einstein”. Vedendo il servizio in televisione i concittadini più scettici, che ci consideravano ormai alla stregua dei “carbonari”, hanno cominciato a vederci con un altro occhio: con maggiore disponibilità”. I cantanti Piero Pelù e Francesco De Gregori ed altri hanno parlato bene della “fanteria torricelliana ” nei loro concerti.

Oggi in questo pittoresco borgo tutti sanno qualcosa di John Fante, si raccontano aneddotti sulla famiglia e si organizzano cineforum tematici. Tramite l’Associazione Ennio Flaiano di Pescara, sono stati proiettati tre film su soggetti di Fante e i due dibattiti che si sono succeduti hanno registrato il tutto esaurito. Intanto, il figlio dello scrittore Dan Fante che partecipava al Festival della Letteratura a Mantova è stato subito invitato anche a Torricella, dove l’attendeva Dacia Maraini che ha impaginato due giornate di studio, una sull’opera di John e la seconda su Dan che è autore di commedie che si rappresentano in America. Per la prima volta il suo “Don Giovanni” teatrale verrà presentato all’Università Bocconi di Milano alla fine del corrente mese di maggio.

La storia continua. Continuano anche i contatti con università italiane e straniere e con studenti impegnati in tesi sullo scrittore; ed editori che vogliono conoscere il paese d’origine dello stesso. “La fanteria”, non pensate, -conclude Pietro Ottobrini- sia composta da persone di elevata cultura: abbiamo con noi commercianti, albergatori, baristi, professionisti, studenti, artigiani e piccoli industriali che ci aiutano finanziariamente.

Ora pensiamo di dedicare a Fante una grande strada ed un adeguato museo antologico e biobibliografico”. Terra fertile quella di Torricella Peligna che ha dato anche i natali al nonno di Vincenzo Bellini, al padre di Silvio D’Amico e, mano del destino, ad Antonio Piccone Stella, primo direttore della Rai nel dopoguerra.