E’ prevedibile l’istituzione di un albo dei grafologi ed in che tempi?

La questione dell’albo è nei discorsi dei grafologi da decenni ed è tuttora aperto. È difficile fare previsioni sugli sviluppi futuri, anche a causa delle non spiccate capacità organizzative dei grafologi. Oggi, inoltre, il problema si è complicato, perché, come è noto, è in discussione la stessa ragione d’essere e quindi la possibile abolizione degli albi esistenti. Dal mio punto di vista un ordine professionale o un collegio o comunque una organizzazione seria che tuteli la professione del grafologo è sicuramente auspicabile, se non altro per separare la farina dalla crusca. Due associazioni “private” da qualche anno tentano di organizzare e sensibilizzare i propri iscritti: AGP (Associazione Grafologi Professionisti che raccoglie grafologi di varia estrazione e formazione, universitaria e non, e che purtroppo, dal mio punto di vista, ha addirittura favorito la nascita di scuole private di grafologia piuttosto che tutelare la professione del grafologo) e ANCG (Associazione Nazionale Consulenti Grafologi che raccoglie professionisti diplomandi e diplomati delle scuole universitarie). L’AGI (Associazione Grafologica Italiana), pur non essendo associazione professionale, da quarant’anni lavora per sensibilizzare e aggiornare gli addetti ai lavori, ma anche gli operatori nei settori di possibile applicazione della grafologia e coloro che, a qualsiasi titolo, sono interessati a conoscere meglio la validità e le risorse della grafologia.

Nell’epoca attuale la gente si è disabituata a scrivere e l’esercizio della scrittura è sempre più raro perché la tecnologia offre strumenti più adeguati e veloci per comunicare (computer, Internet, cellulari, ecc.). Quanto questo aspetto può incidere sulla spontaneità dell’atto scrittorio e quindi sulla veridicità delle informazioni che scaturiscono dall’analisi di un testo manoscritto?

Non esiste il rischio che le scritture siano spesso poco evolute e rivelatrici di personalità con scarsa capacità creativa, pur trovandosi di fronte a persone dalle caratteristiche assolutamente normali?

Personalmente non sono un apocalittico. Innanzitutto va detto che la scomparsa della grafia manuale non è ancora proprio dietro l’angolo, anche se l’ipotesi dell’evoluzione (o dell’involuzione) dell’homo scribens deve essere presa in considerazione (ma, non dimentichiamo che per secoli la scrittura manuale era riservata a una percentuale piuttosto ridotta della popolazione).

La grafologia studia e decodifica l’espressione grafica spontanea: se viene meno la spontaneità, indubbiamente viene meno la capacità “diagnostica” dello strumento grafologico.

Come si sono trasformati e sono passati gli strumenti per scrivere (la penna d’oca, il pennino d’acciaio…), non è improbabile che la grafologia prima o poi entri effettivamente in crisi per mancanza di “materia prima”, dell’oggetto materiale del suo studio. Che fare? Potere all’immaginazione: potremmo ripiegarci e rivolgerci nostalgicamente al passato (le grafie di grandi e di anonimi del passato, finché durano i supporti cartacei, conservano i segreti di personalità più o meno note), ma potremmo pensare a “riciclare” e a riqualificare lo strumento grafologico per osservare e decodificare nuovi stili e nuovi aspetti comportamentali dell’homo informaticus (si potranno individuare i diversi stili di pigiare i tasti di un cellulare o di una tastiera per computer?).

Quali prospettive future offre la professione del grafologo ai giovani dell’ultima generazione che decidono di intraprendere quest’attività? C’è spazio, a livello di mercato, per tutti gli studenti delle scuole di Urbino e di Roma e quelle private che rilasciano il diploma di consulente grafologo?

Noi diciamo che la grafologia è interessante, è utile, è una cosa seria, ma non diciamo che tutti devono diventare grafologi o che la grafologia risolva anche il problema dell’occupazione. Il mercato non è lì ad attendere a braccia aperte i neodiplomati grafologi. La professione di grafologo non è “automatica”, ma deve essere creata, inventata. Il titolo di studio (che, ricordo, ha un valore legale molto diverso se è rilasciato dall’Università o da scuole private) non è garanzia automatica di impiego. Questo non vuol dire che, attivandosi, facendosi conoscere, organizzandosi, le aziende non siano disponibili ad accettare il contributo del grafologo, le scuole non possano avvalersi metodicamente del suo contributo o i privati possano richiedere più assiduamente consulenza a questo nuovo professionista. La professione del grafologo inoltre è particolarmente indicata per essere gestita in équipe, in sinergia con altri professionisti: psicologi, medici, educatori, psicoterapeuti.

Quale è il settore più redditizio per il grafologo? Cioè quale specializzazione risulta più idonea per ricavare un reddito che permetta di “vivere di grafologia”?

Ribadisco che non è automatico “vivere di grafologia”. Non dispongo di statistiche precise, ma ritengo che tra le centinaia di diplomati della Scuola universitaria di Urbino solo alcuni esercitano la professione di grafologo a tempo pieno, altri – e probabilmente sono i più – utilizzano la grafologia come strumento integrativo per la propria professione (penso in particolare agli insegnanti, ma anche ad alcuni psicologi e medici), alcuni si sono accontentati dello stimolo culturale offerto dalla grafologia (e questo della autoformazione non è un aspetto trascurabile dello studio della grafologia), altri probabilmente hanno messo il diploma in un cassetto.

Mancando un ordine professionale e un tariffario nazionale delle prestazioni, è difficile dire in quale settore si guadagni di più. Alcuni pensano che il settore peritale sia il più redditizio, ma il risultato non è così automatico perché in tale settore, ad esempio, il lavoro difficilmente è costante e continuo. Vedo invece molto promettente il servizio grafologico per le imprese.

In quanto tempo si può presumibilmente pensare di diventare dei buoni grafologi, capaci cioè di realizzare un lavoro professionale e soddisfacente per il cliente?

Ai tempi del corso triennale di studi (ho sentito con le mie orecchie alcuni laureati – che si sono successivamente diplomati in grafologia – affermare di essersi impegnati maggiormente nel corso di studi grafologici che nella precedente laurea), vedrei per lo meno un biennio di tirocinio serio, mentre ci si attiva per la propria affermazione professionale.

È necessario avere doti particolari per intraprendere una scuola di grafologia? Bisogna cioè avere attitudini specifiche? (esempio segno sinuosa).

Le doti del grafologo sono quelle richieste per le professioni che oggi vengono chiamate d’aiuto. Tra i prerequisiti sottolineerei: l’intuizione, la capacità di ascolto, l’oggettività, il controllo della emotività, l’equilibrio, l’empatia, la “fermezza ragionevole”. Il segno grafologico sinuosa del sistema di Girolamo Moretti è presentato come specifico di queste professioni, ma bisogna precisare che, da solo, non individua automaticamente il grafologo (le “risorse” di sinuosa, ad esempio, potrebbero essere utilizzate dal soggetto in direzione opportunistica) e che la presenza di altri segni possono supplire e addirittura sostituire il segno in questione. Per il settore peritale sono richieste anche spiccate capacità di osservazione, controllo, verifica, analisi e sintesi.

Entrando più nello specifico (giacché ci è stato richiesto da alcuni lettori che studiano grafologia) quali caratteristiche segniche e in quali combinazioni e gradi devono possedere quei soggetti che decidono di intraprendere queste professioni? Insegnante di scuola elementare? Magistrato? Avvocato? Geometra? Consulente finanziario? Uomo politico? Giornalista? Stilista di moda? Creativo pubblicitario? Attore teatrale o cinematografico? Scrittore? Bancario (allo sportello)? Impiegato statale (Tribunale, comune, provincia, ecc.)? Impieghi e mansioni di ufficiale nell’esercito?

Molte delle singole professioni elencate hanno costituito l’oggetto di specifiche tesi di diploma e quindi è impossibile, nei limiti di un’intervista, indicare i profili professionali e le possibili combinazioni di segni corrispondenti.

Mi limito a sottolineare alcuni punti di ordine generale.

Diciamo innanzitutto che è semplicistico e riduttivo pensare che tutti gli avvocati, ad esempio, debbano avere uno, due, tre segni che automaticamente assicurano l’autorealizzazione e il successo nella professione.

Prospettare in termini generali alcuni segni per ogni professione è piuttosto un gioco teorico, di scarsa utilità pratica. Senza dimenticare che probabilmente non esiste nessuna professione monolitica nelle sue attitudini. Le singole professioni sono molto articolate al proprio interno. Così, ad esempio, non esiste un’unica professione medica, ma numerosissime mansioni e funzioni mediche: le attitudini richieste a un chirurgo evidentemente differiscono da quelle di un neuropsichiatra o di un analista di laboratorio. La stessa professione del magistrato, al di là del discusso problema “politico” della separazione delle carriere, si realizza con modalità operative non poco diverse nel ruolo di pubblico ministero o di giudice civile.

Per orientare efficacemente e concretamente dobbiamo conoscere i requisiti di quella determinata professione o mansione, dobbiamo osservare la scrittura concreta della persona che aspira o che deve essere collocata a quel determinato ufficio e solo allora possiamo prospettare tratti facilitanti e controindicazioni o possibili incompatibilità.

Va infine ribadito che nell’attività di orientamento il grafologo non può in alcun modo sostituirsi alle decisioni del soggetto che, alla fine, è sempre l’unico responsabile delle sue scelte, tenendo conto, tra le altre, anche delle indicazioni del grafologo.

L’orientamento è autorientamento e la grafologia senz’altro è in grado di illuminare le tendenze e le abilità (che, quando coesistono nel medesimo soggetto, nell’ottica del Moretti, danno luogo alle attitudini). Le scelte concrete, poi, dipendono da numerosissimi fattori e condizionamenti: e non è raro che la realizzazione delle proprie aspirazioni o anche delle proprie tendenze debba essere lasciata in secondo piano a vantaggio di altre priorità.

Nell’orientamento e nella selezione inoltre sono molto importanti le competenze acquisite, e queste devono essere appurate con tecniche specifiche; la grafologia sicuramente non è in grado di farlo perché il suo ambito specifico di “rilevazione” e di “svelamento” è quello delle tendenze e non quello di ciò che il soggetto ha effettivamente acquisito.

Ringraziamo il dottor Pacifico Cristofanelli, docente di Esercitazioni grafologiche per l’età evolutiva e Tecniche peritali presso il Corso di Diploma Universitario in consulenza grafologica dell’Università di Urbino e di Grafologia della consulenza peritale presso l’Università LUMSA di Roma, Direttore della rivista Scrittura e coordinatore dell’Istituto Grafologico Moretti di Urbino.

Per contatti: Sito Internet: www.periziagrafica.it E-mail: [email protected] Tel. 0721.391575

E arrivederci a presto.