L’INCRIMINABILITÀ DEL MEZZO IN SÉ

Vi ringrazio, innanzitutto, dell’invito. Temo che sarò confuso.

Nel prospettino di questo convegno mi si indica correttamente come avvocato. Lo sono: ma il mio contributo, qui, non ha ad oggetto alcuna considerazione di carattere giuridico. Sono infatti un civilista, un industrialista, mentre qui vengono in conto questioni di carattere penale, di cui nulla capisco. Quindi farò solo qualche considerazione diciamo così da osservatore della temperie civile, e giornalistica, anche, in cui questi temi sono trattati.

Quando dico “questi temi”, già risulto evanescente. E infatti: di quali temi stiamo parlando? Io ho sentito parlare molto di pedofilia, un po’ di pedofilia e Internet, parecchio di Internet.

E la prima considerazione da farsi o, quanto meno, che mi viene spontaneo di fare, è che il titolo del Convegno (“Pedofilia e Internet”) mi ricorda un possibile titolo di un possibile testo di una biblioteca borgesiana. E qui faccio una premessa: mi rendo perfettamente conto della necessità di cautela, di trattenimento dall’idea di fare letteratura su argomenti che hanno implicazioni così gravi e drammatiche. Me ne rendo conto, ma non di meno il titolo del Convegno, “Pedofilia e Internet” , mi fa pensare a questo possibile testo in una biblioteca di quel tipo perché si tratta di associazione e giustapposizione di termini puramente arbitraria, assolutamente arbitraria. Ora noi sappiamo che in quel mondo fantastico borgesiano quel tipo di associazioni e contaminazioni erano non solo lecite, ma addirittura ricercate come strumento di stimolazione scientifica. E sappiamo che, di fatto, su simili associazioni e contaminazioni di termini arbitrariamente associati e giustapposti si fondavano speculazioni, teorie, religioni, guerre di religioni, inquisizioni, “altre inquisizioni” e processi e magari catene di suicidi.

Questi riferimenti ci rimettono a terra, e rivelano il carattere per nulla arbitrario di quella associazione di termini: nel senso che non siamo in quella biblioteca fantastica, siamo nel “mondaccio” e, per esempio, nel mondaccio dell’informazione, dove appunto quell’associazione è ormai naturalmente operata e acquisita.

Da qui una mia sia pur sprovveduta preoccupazione, un timore. Ormai è perfettamente normale ritenere una specie di incriminabilità del mezzo in sé, ciò che potrebbe del tutto “razionalmente” condurre a un ordine di smantellare, per esempio, i cavalcavia siccome capaci, di per sé, di efficacia criminale (perché qualcuno può salirci sopra e tirare un sasso alla macchina che sotto vi passa).

Ecco dunque come, teoricamente arbitraria, la connessione tra pedofilia e Internet risulta invece, di fatto, normalmente operata con un effetto di confusione assolutamente indesiderabile.

Quanto osservato in rispetto ai cavalcavia, potrebbe essere tranquillamente riproposto e ripetuto relativamente – che so? – a un soggetto quale Telecom. La quale senza dubbio non solo potrebbe ma senz’altro dovrebbe essere considerata la centrale criminale e delittuosa del paese, poiché è del tutto verosimile fare statistica del fatto che una buona quantità, se non la preponderante quantità, dei crimini, dei delitti commessi, hanno più o meno direttamente possibilità di aver luogo o di trovare premessa o ordinazione o combinazione per il tramite del telefono.

Tuttavia, e su questo davvero credo sia necessario insistere, io non credo che esista un “disegno” preordinato a “usare” il cosiddetto fenomeno pedofilia per limitare Internet. Non credo cioè che qualcuno abbia deciso: “Allora, sì, c’è questo problema della pedofilia (che ha questo particolare impatto, feroce, per le implicazioni gravissime e raccapriccianti eccetera), e dunque usiamo tutto questo per ottenere un effetto di limitazione della potenzialità di Internet”. Non è così, oviamente.

Ma senz’altro si assiste a una specie di automatismo, di riflesso, dovuto a buia ignoranza, che di fatto conduce ai medesimi effetti, ai medesimi pericoli. E dunque il problema è riproposto identicamente.

E allora si ritorna all’aspetto possibilmente fantastico di tutta la questione. Sappiamo infatti che in zone barbariche di quella biblioteca borgesiana, orde di barbari attentavano all’unità della biblioteca come possibilità di maggiorazione della conoscenza, distruggendo interi scaffali di libri le cui lettere, le cui frasi non potevano decifrare.

Lì il narratore diceva: non me ne preoccupo, perché la biblioteca è infinita. Anche se milioni di testi fossero mandati alla distruzione, comunque si tratterebbe di testi magari identici in tutto, tranne che per una virgola, a miliardi di altri testi. L’attentato sarebbe ininfluente.

E sulla Terra? E qui da noi? E Internet? E’ diverso. Perché la possibilità che si pongano limitazioni a Internet non è bilanciata dalla stessa rasserenante possibilità di essere considerata cosa di lieve impatto sulla libertà e sull’acquisizione delle cognizioni scientifiche, come invece nella biblioteca, perché simili limitazioni, qui, nel mondaccio, si tradurrebbero in possibilità concrete e immediate di diminuzione della libertà di accesso e di sviluppo alla e della conoscenza. Non senza considerare i pericoli di limitazione delle libertà non di “apprendere”, bensì di “conferire” per il tramite della Rete, pericoli questi altri certamente non meno gravi e riferiti a diritti anche formalmente più definiti. E la cui possibile erosione, dunque, è da guardarsi con altrettanto allarme.

E ora due parole sulla pedofilia in sé.

Qui davvero c’è necessità di non fare letteratura. E non voglio dare l’impressione di trattare in modo soave e soffice cose orribili. Però altra cosa di cui purtroppo si ha conto, e ormai quotidiano, è sentir dire non solo: “il partito dei pedofili”, ma “il pedofilo”. E per esempio (per rimanere agli atti diciamo così preliminari di questo Convegno): “Ha detto il pedofilo danese…”.

Ora, dare di “pedofilo” è come dare di “strega”, di “negro”, di “ricchione”. E noi abbiamo il diritto per così dire storico di considerare equivalenti quelle indicazioni, quelle qualificazioni. Abbiamo cioè un diritto storico di non considerare “strana” la nostra solitudine di oggi nel denunciare la possibilità di rimedi aberranti, o dell’identificazione stregonesca di presunti delitti. Anche se siamo in pochi ad avere questa sensibilità, teniamo presente che ancora erano in pochi, secoli addietro e per molti secoli, a considerare il delitto di stregoneria una cosa in realtà insussistente e comunque sia, quantunque sussistente, non umani, non leciti i rimedi che rispetto a quel presunto delitto si riteneva di dovere apprestare.

Questo è un punto io credo fondamentale. L’immagine del “pedofilo” sparato sui giornali, magari ammanettato, va considerata quanto meno a livello di pericolo non come la semplice possibilità del ricorso di un errore giudiziario, ma come una possibile elevazione di nuovi tipi di roghi.

Chiudo sulla qualificazione della pedofilia. Non mi fido per nulla di definizioni e classificazioni di carattere “scientifico”. Rispetto al discorso che facevo poc’anzi, cioè, io ho il diritto di considerare gli attuali scienziati che mi spiegano cosa è la pedofilia al modo stesso in cui considero l’inquisitore che al tempo spiegava che cosa fosse una strega, e quali le sue pericolosità e quali i modi per “curarla”.

Ma questo non per disprezzo o negazione del carattere di scientificità di discipline in cui pure bisogna… “credere”: ma, laicamente, per riscontro e conoscenza del fatto che in altri periodi della storia dell’umanità, altri presunti scienziati hanno creduto di poter disporre analisi, discipline e teorie definitive che poi definitive non si sono rivelate.

Quanto al fatto che la pedofilia sia una distorsione, rinnego senz’altro quest’idea. E non per altro, ma perché non credo alla possibilità di distorsioni sessuali. Non esistono a mio giudizio “distorsioni” sessuali.

Volevo, per chiudere, ma in questo mi è stato tolto terreno da Lorenzo Strick Lievers, chiacchierando prima, portare… E’ normale dire: “Porto qui una mia esperienza”. Ecco, io volevo portare una mia non-esperienza.

Io ricordo che a 11 anni ero particolarmente attratto da questa maestra di matematica di cui ricordo e viso e nome e desiderabilissime fattezze. E sono sicuro avrei accolto con molto piacere il fatto che lei mi tentasse. Mi si replica giustissimamente: sì, certo, poteva farti piacere, ma ciò non di meno sarebbe stato sbagliato e censurabile che la “strega” rispondesse alle tue tentazioni.

Ammettiamola, questa possibilità di disciplina e criterio.

Ma siamo sicuri di potere e di dover comprendere necessariamente in termini di consenso presunto, di estorta volontà (perché di questo poi si tratta), i casi di tensioni sentimentali e sessuali da parte di un giovane rispetto a un meno giovane? Attenzione: che per ordine delle cose sia necessario stabilire forme di presunzione di questa natura, è fuor di dubbio. Ma sia chiaro che sono presunzioni, come tali arbitrarie, quantunque utili ed efficaci. E tuttavia: siamo sicuri di fare necessaria opera di “verità” nel comprendere la sessualità infantile eventualmente con un meno giovane o una meno giovane in termini di malattia/criminalità?

Su questo io ho serissime perplessità. Non ho perplessità invece nel constatare che la convinzione e spiegazione comune sia appunto quella, di comprendere “necessariamente” in quei termini quelle possibilità. E questo preoccupa.

Avevo promesso confusione e penso di avere rispettato la promessa. Grazie.