Prima di affrontare il binomio Internet e pedofilia credo che sia utile esaminare separatamente i due termini della questione.

Internet, anzi “l’internet”, con l’articolo e l’iniziale minuscola, è un sistema di comunicazione, come il telefono, la stampa, la televisione e via elencando. Per inciso, dovremmo smetterla di scrivere Internet, con la “I” maiuscola, perché non diciamo o scriviamo “ieri sera ho visto Televisione”, con la “T” maiuscola, ma “ieri sera ho visto la televisione”. Questo ci aiuterebbe a comprendere meglio i diversi aspetti della rete.

Dunque l’internet è un sistema di comunicazione. Per essere più precisi è soltanto un insieme di regole tecniche che servono a realizzare diversi sistemi di comunicazione, come la posta elettronica, il web, o i gruppi di discussione, che hanno in comune un certo numero di elementi pratici, strumentali, primo fra tutti l’impiego del personal computer.

L’internet presenta due aspetti fondamentali. Il primo è positivo, e consiste prima di tutto nella sua potenza comunicativa. Questa deriva dal fatto che attraverso l’internet una moltitudine di persone può esprimere e diffondere le proprie idee, saltando tutti i vincoli e le intermediazioni. Dunque può assumere un ruolo “sovversivo” dell’ordine tradizionale.

L’aspetto negativo è legato al fatto che per servirsi dell’internet occorre una certa confidenza con alcuni strumenti ad alto contenuto di tecnologia, confidenza che non è solo abilità tecnica, ma soprattutto la disposizione ad affrontare il nuovo, ad accettare schemi mentali non tradizionali, a mettere in discussione vecchie certezze. Chi non ha l’apertura mentale o la cultura per compiere questo passaggio non può che cercare di difendersi dall’avanzata del nuovo, ostacolando la diffusione di un mezzo che sembra destinato a sovvertire la struttura consolidata del potere. E questo è l’aspetto che ci interessa in questa sede.

Parliamo ora di pedofilia. La pedofilia è un tabù, cioè un’inclinazione o un comportamento proibiti da regole morali, sociali, culturali, religiose. Un tabù è molto più di un divieto e nasce quando c’è una spinta inconscia molto forte a pensare o ad agire in contrasto con la proibizione. Quanto più forte è la tentazione di violare il divieto, tanto più sentito è il tabù.

Il tabù della pedofilia, come quello dell’incesto, è rinforzato dal fatto che coinvolge l’affetto più importante per la maggior parte degli individui, quello per la prole. La difesa dei cuccioli è uno degli atteggiamenti più forti di ogni razza animale, perché è legato all’istinto collettivo della continuità della specie.

Non a caso – lo vediamo dalle cronache di questi giorni – gli squallidi criminali che traghettano gruppi di disperati tra l’Albania e l’Italia gettano in mare i bambini per sfuggire all’inseguimento delle motovedette: sanno che tra il salvataggio di un bambino e la cattura di un delinquente non si pone un problema di scelta. Non c’è un ragionamento, vince l’istinto. Proprio per questo è un ricatto infame, che non può non avere l’effetto voluto.

A questo punto rimettiamo insieme le due questioni: che c’entra l’internet con la pedofilia? Nulla, almeno nulla di più di quanto non c’entrino il telefono – del quale certamente i pedofili si servono – o con le caramelle, che nell’immagine comune i pedofili offrirebbero ai bambini…

C’è ancora qualcuno che si ostina a ignorare che l’adescamento delle possibili vittime avviene per lo più nell’ambiente familiare, nella scuola, nella parrocchia, nei giardini pubblici. E che gli episodi di pedofilia si verificano soprattutto in ambienti culturalmente e socialmente degradati, nei quali l’uso dell’internet non è certo diffuso. E ancora, che nessun delinquente – non solo un pedofilo – appena un po’ furbo, evita di servirsi dell’internet per i suoi traffici, perché è un mezzo troppo facilmente controllabile: basta conoscere la rete, “navigare” con cognizione di causa, andare a cercare con un po’ di pazienza e con gli strumenti opportuni, per scoprire tutto quello che passa tra i server. Provate invece a immaginare di mettere sotto controllo i venticinque milioni di utenze telefoniche italiane per scovare i pedofili che si telefonano: un lavoro immane, al termine del quale si potrebbero senza dubbio assicurare alla giustizia molti più individui di quella decina di sprovveduti che sono stati arrestati dopo aver scandagliato a tappeto, per mesi, tutta la rete.

Ma allora, è logico chiedersi, perché tanto accanimento contro la pedoflia sull’internet?

La risposta è in quello che ho detto poco fa: chi cerca di ostacolare lo sviluppo della rete, perché ha paura di ciò che non conosce e quindi non può controllare, ma che mette in pericolo certezze e poteri consolidati, deve servirsi di un mezzo altrettanto potente, o ancora più potente. Quindi non solo scaglia anatemi, ma suscita anche la reazione delle persone oneste contro la violazione dei tabù più sacri. Si evoca lo spettro della pedofilia per colpire l’internet, ma è come gettare in mare i bambini per distogliere l’attenzione degli inseguitori: si addormenta la ragione per risvegliare l’istinto di conservazione.

Il sonno della ragione, lo sappiamo, genera mostri. Nel nostro caso i mostri sono i disegni di legge e le leggi approvate, sono frasi come quell’inciso “anche per via telematica”, che alla ragione non dicono nulla, ma che colpiscono l’inconscio come gli slogan dei pubblicitari più astuti.

Questa subdola campagna contro la diffusione delle tecnologie dell’informazione, dunque contro il nuovo, contro il progresso, contro la libertà, non si serve solo di mezzi dichiaratamente repressivi, che è facile contestare, ma anche di trovate più sottili e quindi più pericolose. Penso alla proposta dei cosiddetti sistemi di rating, cioè di selezione dei contenuti all’origine, che appare utile solo a un primo esame dettato dall’emozione.

Se la ragione si risvegliasse, si accorgerebbe subito che si tratta di uno stratagemma per introdurre la censura sulla rete. Con una furba variante, rispetto alla censura tradizionale, imposta direttamente dal potere: con i sistemi di rating, così come vengono oggi proposti, qualsiasi gruppo di individui può ergersi a censore, legittimando in qualche modo il successivo intervento di un legislatore che accogliesse le proposte censorie, nate magari con le migliori intenzioni e in perfetta buona fede.

Credo che non ci sia bisogno di aggiungere altro.