Sul numero di novembre di Max sono pubblicate

le interviste di Alessandro Golinelli a Nina Moric

e Kartika Luyet, le due protagoniste dei calendari Max 2002. Ecco Kartika

Lo confesso, Kartika Luyet con la sua dolcezza mi ha fatto tornare bambino. Come? Non con il suo sorriso o il suo sguardo simpatico, non solo almeno.

E nemmeno perché muove il suo corpo esattamente come vorresti. E neppure perché mi ha fatto subito suo complice, sia con un paio di occhiate sorprese perché qualcuno del suo entourage le parlava in inglese o in francese pensando di escludermi dalla conversazione, sia fumando subito di nascosto con me una sigaretta violando così il divieto dell’ufficio in cui ci siamo incontrati.

Costruisce un portacenere con la carta che ricopre il pacchetto, mi chiede di accendere e poi mi dice:

«Sono sorpresa di tutto quello che mi sta accadendo, sai. La mia vita è cambiata completamente. In realtà avevo deciso di chiudere con la carriera di modella, a 23 anni ero stanca e volevo fare altre cose, riprendere a studiare per diventare arredatrice, ma poi è arrivata l’occasione dello spot della Fiat… Pensa che doveva essere l’ultimo, quando ho finito le riprese in Sardegna ho salutato tutti come se fosse un addio definitivo e invece poi… Il successo, lo spettacolo con Fiorello, le persone che ti riconoscono per strada. È piacevole, spero che tutto questo mi dia l’occasione di lavorare anche con la testa e non solo con il mio corpo. Ero stanca di fare solo la bella statuina muta».

Ma è il mondo della moda che ti ha dato il successo, no?

«Sì, più che altro quello spot e poi anche la tv, anche se parlavo pochissimo. Ma il mondo della moda, anche se ho fatto la modella per anni, mi appartiene poco. Sicuramente mi ha dato tanto e non è vero quello che si dice che, per arrivare, si devono sacrificare cose importanti o andare a letto con chissà chi come molti credono… Bisogna solo lavorare seriamente ed evitare di prenderlo troppo sul serio. Poi dipende dall’ambiente da cui provieni, per me non era la sopravvivenza, ma solo un modo per fare qualche soldo in più e per viaggiare, mentre per altre lo è, e ho assistito a cose terribili.

Mi ricordo una volta una ragazzina di 14 anni, russa, che prima di una sfilata si era tolta la maglietta per mostrare a tutte i seni al silicone che si era fatta fare visto che lei non li aveva. Pensa, poi sotto sarebbero nati i suoi. E li mostrava come fossero un paio di scarpe. Terribile, ma certo lei con il suo lavoro manteneva tutta la famiglia. Io non dovevo farlo, la mia non è una famiglia povera, mio padre dirige grandi alberghi. Ma è un mondo che aveva finito di attrarmi ormai. Mi è capitato una volta un episodio che mi ha cambiato parecchio. Tornavo dal Giappone, il Giappone deve avere un ruolo particolare nella mia vita perché lì ho incontrato a una sfilata anche mio marito. Comunque… Ero in aereo e avevo vicino un medico che lavorava in Ruanda come volontario e che ha cominciato a raccontarmi la sua esperienza. Beh, io mi sono sentita morire. Lo sai che cosa ho fatto? L’ho bersagliato di domande perché avevo paura che se avesse smesso di raccontare mi avrebbe chiesto che cosa facevo io. Avevo la borsetta piena di soldi, avevo guadagnato tantissimo per quelle sfilate e li avevo con me in contanti e mi vergognavo… Alla fine però, il volo durava 13 ore, non sapevo più che cosa chiedergli e ho dovuto confessarmi… Quell’esperienza mi ha davvero cambiato».

Come?

«A parte che il giorno dopo sono andata a fare subito una grossa donazione, ho cominciato a vedere il mondo che frequentavo come qualcosa di diverso. Ho cominciato a dare alle cose il valore che hanno e anche a provare una certa insofferenza per l’ambiente. Non puoi vivere tutto il giorno con persone che solo perché sfilano su una passerella o fanno una copertina, si credono così importanti. E non solo loro, anche i parrucchieri o i truccatori. Perché tirarsela tanto, che cosa stai facendo di così fondamentale per il resto dell’umanità? E poi tutta la rivalità che c’è, soprattutto nel mondo delle modelle…».

Solo delle modelle o anche dei modelli?

«Non c’è paragone. Le donne sono veramente delle iene se ci si mettono… Ti racconto una cosa, sembra una gag di un film, se vuoi, ma a me è successo di vedere una modella che alla fine della sfilata quando è uscita la sposa, come accade sempre alla fine, facendo finta di nulla le ha messo il piede sullo strascico e l’altra modella è entrata in passerella semi nuda perché lo strascico si era staccato… Solo per invidia. A me tutto questo, sinceramente, non interessava. Per questo ho sempre cercato di stare un po’ in disparte, non ho mai frequentato feste, gala o cose del genere. Ho sempre cercato di conservare la mia privacy, magari andandomene in albergo con mio marito a vedere la tv e a mangiare in camera. Starsene lì con il vassoio sulle ginocchia è il mio ideale di felicità. Magari a leggersi un libro».

Che libro?

«Ma, ad esempio, quello che sto leggendo ora: Chicken soup for the soul (Zuppa di pollo per l’anima), che è una serie di racconti brevissimi piuttosto folgoranti. Ma starsene isolate comunque alla lunga lo paghi, le occasioni migliori le danno a chi si mette sempre in mostra. Però, come in tutti gli ambienti, ci sono anche delle ottime persone e dei professionisti seri che, detto fra noi, sono quelli che mandano avanti il carrozzone e, se sei una professionista e hai un po’ di fortuna, arrivi al successo lo stesso, com’è successo a me».

E sei contenta?

«Sì, certo. Ma ne sono felice soprattutto perché so quando finirà, che finirà e perché so dove voglio andare».

Dove?

«Beh, voglio mettere su famiglia con mio marito, rimettermi a studiare e avere una vita normale, con i figli e tutto. La bellezza passa e comunque c’è sempre qualcuno più bello di te. Io ho avuto fortuna, e cerco di godermela, spero di essere io a mettere la parola fine a tutto questo, ma se non sarò io, se tutto finirà com’è cominciato non mi importa. Intanto, certo, vado avanti, non mi sento ancora pronta per fare la mamma, anche se Gianluca, mio marito, è pronto a fare il padre, ma vediamo».

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