OTTO SAGGI SUL DESIGN DI PHILIPPE STARCK

La storia di Philippe Starck è quella di un geniale autodidatta che ha creato le basi del design francese ed è oggi considerato il designer più popolare al mondo. Noto e stimato per le sue qualità di creatore estroso e libero da conformismi, ha recentemente ottenuto la consacrazione ufficiale con la pubblicazione di un libro interamente dedicato a lui. Si intitola “Scritti su Starck”, è stato curato da Valérie Guillaume e pubblicato dal Centre Pompidou in occasione dell’ultima retrospettiva sul genio dell’immagine, tenutasi nel centro espositivo nel 2003.

Quest’opera riunisce otto saggi tematici, contributi di altrettanti teorici, attraverso cui si sintetizzano differenti interpretazioni della sua produzione. Si parte da punti di vista diversi, come illustra Valérie Guillaume, curatrice dell’opera :

“Come costruire, a partire da un tale “magma” sensibile, ciò che potrebbe costituire una raccolta di analisi e interpretazioni? L’organizzazione del presente libro in otto brevi saggi segue passo per passo alcuni degli aspetti della creazione starckiana, che si tratti della loro formulazione filosofica (Michel Onfray) e semiotica (Benoît Heilbrunn) o della loro ripresa in campi diversi come l’architettura (Sophie Trelcat) e il design (Stéphane Laurent, Valérie Guillaume). Inoltre tre saggi (Christine Colin, Vanni Pasca, Christopher Mount), che investono territori di produzioni europei e americani, si articolano intorno a interrogativi sull’identità e il riconoscimento del design, chiamati a riconfigurarsi senza sosta. Qualunque sia l’aspetto con cui si accosta Philippe Starck, si colgono, nella loro stessa diversità, le costanti che lo fondano: la sua poesia ispirata e lucida, il suo humour onnipresente, e la sua libertà di parola incontenibile.”

L’esigenza di un’indagine teorica approfondita sul moderno lavoro del designer sembra affiorare anche dalle stesse parole di Starck, quando afferma:

“Oggi tutto il lavoro estetico e culturale è divenuto inutile, l’urgenza di agire non è più là. Oggi l’urgenza è di tipo politico, occorre lavorare sulla ridefinizione della produzione, sulla ridefinizione del rapporto uomo e materia perché l’uomo possa ritrovare il proprio spazio senza essere attanagliato, asfissiato, ricoperto da un mucchio di cose futili, generalmente portatrici di simbolismi estremamente dubbi”.

Nell’estenuante ricerca di simboli rappresentativi della propria identità, gli oggetti che il creatore di forme progetta per lavoro si caricano spesso di connotazioni inutili, che portano l’uomo comune fuori strada, tanto da non permettergli più di decifrare la vera dimensione della vita quotidiana:

” ‘[…] questo oggetto merita d’esistere o esiste soltanto per dimostrare al proprio vicino che si è pieni di soldi? o per mostrare che si è più potenti?’ Dietro e davanti gli oggetti acquistati ci sono molte brutte cose. Le case generalmente vengono costruite per dimostrare che nella vita si è raggiunto il successo, piuttosto che per vivere felici al loro interno. Ci sono miriadi di cose come queste da decifrare. E questo è un po’ il mio lavoro”.

Ma Philippe Starck, giustamente famoso per la sua incredibile inventiva, lo è anche per la straordinaria capacità con cui riesce ad applicarla all’immagine che trasmette di se stesso. Con l’ironia e l’autoironia che da sempre lo contraddistinguono, è riuscito a fare della propria persona il simbolo più completo dei suoi princìpi ispiratori. Ciò almeno secondo l’autorevole opinione di Alessandro Mendini, altro grande designer contemporaneo: “…Propaganda divistica del suo ruolo, sovrapposizione fra il progetto e la sua immagine pubblicitaria, applicazione delle regole del marketing non solo ai propri oggetti ma al suo stesso personaggio; queste caratteristiche, tipiche del più aggiornato management, fanno di Starck un neo-post-professionista del design del tutto originale (e affascinante), sulla scena un po’ vecchia del design, così come esso ci è tramandato dalle consuetudini…”

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