Monsignor Franco dalla Valle, di origini astigiane, vive ormai da 30 anni in Amazzonia ed il 6 gennaio 1998 è stato consacrato Vescovo dal Papa della Diocesi di Juina, una diocesi di 130.000 abitanti che si colloca in un’area di tensioni e conflitti fra i diversi popoli lì residenti. Una zona invasa prima dagli indios, poi d ai grandi proprietari terrieri, poi dai cercatori d’oro, poi dai cercatori del legno, poi dai coloni alla ricerca di un pezzo di terra da coltivare.

“In una zona così calda quindi – dice lui – prima di essere Chiesa dovranno imparare ad essere popolo. Per tentare di portare a termine l’incarico affidatomi ho deciso di fare due scelte. Prima di tutto mi sono ripromesso di evitare in tutti i modi l’isolamento. La nuova Diocesi deve essere conosciuta; sono necessari preti, soldi e appoggi umani. In secondo luogo voglio fare un nuovo tipo di diocesi: ascolterò la gente per vedere che tipo di Vescovo vuole, che diocesi vuole creare. Non vado sicuramente per imporre un qualcosa che loro non vogliono”

In una terra di tensioni socio–politiche il Vescovo viene accettato?

“L’unica cosa che posso dire è che sono stato Parroco per tre anni in una terra vicina a quella dove sorgerà la nuova Diocesi e la gente si è affezionata tantissimo. Don Bosco diceva: Studia di farti amare…”

Il processo di democratizzazione in Brasile va avanti?

“Il Brasile è già stato dichiarato “quote primo mondo”: ciò significa l’esclusione dagli interventi di aiuti per i Paesi in Via di Sviluppo. La ricchezza del Brasile, però, è costruita sulla povertà: le forme attuali di povertà non sono mai state così gravi come ora (sanità, scuola etc.). E’ vero che avanza l’industrializzazione, ma questo a scapito dei poveri. Non c’è mai stata una riforma agraria e mai ci sarà. Chi comanda in Brasile è una trentina di famiglie: senatori, deputati… non uscirà mai una legge che vada a danneggiare i loro interessi! La polizia, d’altro canto, ha l’unica finalità di escludere i poveri. Qualsiasi piccola rivoluzione interna è stata schiacciata con enorme ferocia. TV, radio, giornali servono per tenere calmi i poveri”

Il problema ecologico?

“Arriveremo in tempo a salvaguardare la foresta amazzonica? Io dico solo tre cose. Primo: gli Indios non sono contro l’Amazzonia. Secondo: non ha senso l’ecologia se non si comprende in questo termine anche la salvaguardia dell’uomo. Terzo: le grosse multinazionali sono le prime ad offendere l’ecologia. E’ necessario intervenire in modo professionale (con pubblicazioni, conferenze…), non ideologico. Bisogna giocare sul professionalismo, non sull’interesse”

Qual è il rapporto fra Chiesa e ideologia della liberazione?

“La teoria della liberazione parla di un Cristo liberatore dell’uomo. Questa teologia nasce dalla sociologia, che inquina la teologia da un punto di vista linguistico. La teoria della liberazione è riuscita a far fare a molte Chiese del Brasile una scelta per i poveri: tutto ciò diventa negativo allorché la scelta sia escludente (i poveri sì, tutti gli altri no). Cristo non è mai stato escludente. Le comunità di base dipendono molto da chi le porta avanti; le comunità di base sono limitative se manca l’Eucarestia”

Che ruolo può giocare oggi la Chiesa nella denuncia delle grosse problematiche senza diventare escludente?

“Un ruolo importante, solo però a patto che passi dalla denuncia ai fatti: la chiesa deve imparare a fare la carità, a organizzare la carità”

Qual è la religione degli Indios e quale rapporto hanno con la Chiesa?

“Ogni tribù ha la sua religione. E ogni tribù ha la sua cultura, fortissima. Alcuni gruppi non hanno rapporti con la Chiesa cattolica, altri sono stati “rapiti” dai protestanti, altri sono stati “viziati” con la cocaina… E’ necessario procedere con molta calma”

Qual è il confine fra l’evangelizzazione e la distruzione della cultura locale?

“Per essere battezzati gli Yanomami devono prima di tutto accettare di essere Yanomami. Il Cristo si cala nell’identità di ciascuno”

I movimenti esistono? Sono accettati?

“Esistono e sono positivi quando non fanno ghetto; sono positivi perché fermentano il tessuto ecclesiale. Il movimento deve avere il suo lato sociale, altrimenti diventa ghetto intimista che paralizza la Chiesa. I movimenti devono essere pastoralizzati in modo molto chiaro per diventare comunione”

Come si vive il concetto della “famiglia” in Brasile?

“In Brasile si convive molto, e gran parte della colpa di ciò è della Chiesa. Dio ha dato a Pietro il potere di legare ma anche di sciogliere: la Chiesa oggi lega facilmente, ma ha grosse difficoltà a dichiarare sciolto ciò che non è mai stato legato. Forse per paure pastorali”

Il problema della regolazione delle nascite?

“In Brasile è stata fatta una campagna di legature delle tube. Ci sono strutture in Nord–america che pagano i medici per ogni operazione di legatura, a patto che la documentino. A Manhaus ci sono fabbriche che controllano mensilmente le urine delle donne: se risultano gravide possono scegliere tra l’aborto e il licenziamento”